PLAYSTATION

Sony: Sviluppatori lamentano la censura della violenza

Una situazione dai contorni ancora poco chiari

Un recente report, stilato da GameSpark Japan, ha portato alla luce la lamentela di diversi sviluppatori giapponesi, che accusano Sony di censurare i contenuti violenti nei videogiochi per PlayStation 4 e PlayStation 5.

Il report include diverse testimonianze in merito, come quella di Hiroshi Matsuyama, CEO di CyberConnect2, che ha affermato che Sony ha richiesto la modifica della serie Naruto Ultimate, in più parti, perché ritenute troppo violente. Per esempio pare che nel gioco il personaggio di Minato Namikaze, quarto Hokage di Kishimoto, dovesse apparire privo di un braccio, perso (probabilmente) in seguito al combattimento con Obito Uchiha. Invece non sarà cosi, su espressa richiesta di Sony.

Naruto-Shippuden-Ultimate-Ninja-Storm-Trilogy

La ragione dietro questa decisione? A quanto riferito dal CEO di CyberConnect2, parrebbe che Sony non permetta di rappresentare mutilazioni di personaggi umanoidi. E qui, chi ha memoria, dovrebbe storcere il naso poiché in altri titoli nipponici tali mutilazioni sono mostrate: basti pensare a Nappa senza un braccio in Dragon Ball Z Kakarot.

Un ulteriore motivo per storcere il naso sorge anche guardando alle produzioni occidentali di Sony per console PlayStation, ricche di violenza e di scene che lasciano ben poco all’immaginazione. In The Last of Us: Parte 2, per esempio, la violenza è presente e non è per nulla censurata. Tuttavia, vi è la possibilità che il discorso portato avanti da Matsuyama si riferisca a una politica che Sony attua nel più specifico mercato videoludico giapponese, con annesso ambiente di sviluppo.

Una situazione controversa che, temo, noi occidentali esterni ed estranei alla cultura del Sol Levante difficilmente riusciremo a capire e che, d’altronde, ci tocca solo da lontano. Non è comunque un mistero come il Giappone sia un paese con regole di censura ben diverse da quelle di manica larga a cui noi italiani, e occidentali in generale, siamo abituati.