L’eterna lotta tra il bene e il male” cantavano gli Elio e le Storie Tese in un brano che rese popolare la figura della Nasty Sciura, ma è anche il tema di fondo di Obey Me, titolo indie sviluppato dal team argentino di Error 404 Game Studios e che prende ispirazione sia dalla cultura fumettistica del Nord America sia da videogiochi come Darksiders dove vediamo bene e male scontrarsi da millenni nel regno degli umani a scapito della sopravvivenza di questi ultimi. Nel raccogliere informazioni sul gioco ho scoperto che Obey Me è un progetto piuttosto ambizioso per un’opera prima di un piccolo team e nel corso della recensione vi spiegherò il perché: sarà riuscito il gioco ad avere una qualità produttiva sufficiente a giustificare tutte queste ambizioni?

Il Signore non ti deve mai lasciare in pace.

Obey meObey Me è ambientato in un setting moderno e contemporaneo, con grosse città  urbanizzate, nel quale però si svolge un’eterna lotta le forze celesti e quelle demoniache: all’interno dello scenario descritto interpreteremo Vanessa, una cacciatrice di anime assoldata a contratto che si muove per le strade della città  accompagnata da Monty, una creatura infernale dalle sembianze canine e dotato di parola, capacità  che utilizza più che altro per dare il via a dei botta e risposta con la protagonista. Proprio l’elemento comico è forse il tratto meglio riuscito nella scrittura di Obey Me, le battute fra i due personaggi hanno un taglio molto fumettistico e non è un caso dato che si percepisca un’atmosfera da comic americano durante le partite ad Obey Me: la pubblicazione del gioco è stata accompagna dall’uscita di alcuni fumetti (che non ho avuto modo di leggere in quanto non ci sono stati forniti), scritti dallo stesso sceneggiatore che ha realizzato la trama del videogioco. Il compito di Vanessa è quello di eliminare un demone che si nasconde per la città per la quale è assoldata, ma più si metterà sulle tracce del suo obiettivo più scoprirà che la società che la circonda è profondamente diversa da come appare e che il conflitto fra il mondo del Cielo e quello degli Inferi avrà dei risvolti inaspettati. A dirla tutta la trama non brilla particolarmente né per scrittura né per originalità, lasciando il compito di intrattenere il giocatore al gameplay ed al rapporto fra Vanessa e Monty, ma per una produzione indipendente come questa mi sono sorpreso dal vedere un minuzioso dettaglio nella lore del mondo di gioco, approfondita dalle descrizioni dei mostri che sconfiggeremo e soprattutto dai libri di Crowley, dei collezionabili dispersi nei livelli che approfondiscono le nostre conoscenze dell’universo di Obey Me.

Sia mentalmente che fisicamente che pissicologicamente

Obey meIl gioco si presenta come un beat ‘em up isometrico,  ad una prima occhiata simile ad un Diablo o al più recente Darksiders Genesis con il quale abbiamo già detto condividere anche il tema del conflitto fra Inferno e Paradiso, e con la possibilità di essere affrontato in co-op: se infatti in modalità single-player controlleremo Vanessa e Monty fungerà unicamente da supporto controllato da intelligenza artificiale, sarà possibile in ogni momento fare in modo che un nostro amico prenda il controllo del mastino infernale tramite multiplayer locale (e per estensione anche online su PlayStation tramite SharePlay). Il gioco si presenta con meccaniche abbastanza semplici e con pochi fronzoli, facili da intuire e da padroneggiare: ci muoveremo lungo mappe lineari che costituiscono i livelli dei giochi, con a volte qualche piccola deviazione verso una strada chiusa dove spesso saranno presenti collezionabili o risorse bonus necessarie per il potenziamento di Vanessa e Monty, evitando ostacoli e trappole come mine, barili esplosivi, lingue di fuoco rotanti, lance acuminate che emergono dal pavimento (sapete no, le solite cose) fino a giungere in una piccola arena o un’area costellata da mostri che dovranno essere sconfitti per poter proseguire: ripetere l’operazione descritta fino al termine del livello o all’incontro con un boss. Proprio le bossfight sono l’elemento più riuscito del gameplay di Obey Me: per affrontare il boss è richiesto un minimo di strategia per capire come approciarsi ed il loro moveset deve essere studiato rendendo di fatto queste sezioni fra le più divertenti, inoltre in alcuni casi si dovranno evitare orde di proiettili a noi indirizzati in stile bullet hell fornendo quindi una variazione al tema del brawler proposto nelle restanti fasi di gioco. Infatti uno dei difetti principali di Obey Me non è tanto la linearità dei livelli quanto ripetitività generale che si prova giocando: le bossfight sono sì divertenti, ma è la strada che devi percorrere per arrivarci  ad essere estenuante perché composta da avversari tutti uguali ed ambientazioni monotone e prive di mordente. Il sistema di combattimento ci prova a proporre delle variazioni sul tema, proponendo nuove armi per Vanessa o nuove forme di Monty ciascuna delle quali permette di accedere a combo ed attacchi speciali differenti, ma questa varietà dona meno profondità di quanto il gioco voglia far traspirare dato che la conclamata efficacia di alcune tattiche e armi in quasi ogni situazione renderà di fatto inutile il resto dell’arsenale o delle abilità aggiuntive che potranno essere sbloccate tramite uno skill tree elementare ma comunque funzionale. Il gioco stenta a decollare al di fuori dei combattimenti contro i boss e nonostante la sua esigua durata (si parla di circa 5-6 ore per portare a termine i 12 capitoli che compongono l’avventura, comunque rigiocabili grazie ad un sistema di rating ed a differenti livelli di difficoltà) vi sembrerà siano trascorsi eoni fra l’inizio e la fine di un capitolo. La componente artistica oscilla fra una realizzazione di alto livello del design dei personaggi, molto ispirati e dallo stile fumettoso che si addice ad un prodotto concepito per essere complementare ad un comic,  e quella più banale relativa ai mostri comuni e le ambientazioni, figlia di un ripetersi di elementi di scenario tutti uguali all’intero della mappa. Il comparto tecnico è affetto da qualche evidente difetto che denotano uno scarso lavoro di ottimizzazione come un cali framerate sulle versioni base della console e tempi di caricamento elevati anche sulle loro verisoni Pro, ma fortunatamente è privo di bug o altri elementi capaci di rovinare sistematicamente l’esperienza di gioco; il comparto sonoro non brilla, ma fa il suo lavoro con musiche assolutamente dimenticabili ma comunque non fastidiose che assolvono la loro funzione di tappeto sonoro senza infamia né lode e con un doppiaggio dei personaggi principali tutto sommato apprezzabile.

PRO

  • Bossfight divertenti da affrontare
  • Gameplay immediato e facile da approciare
  • Lore molto profonda per un gioco indipendente…

CONTRO

  • … ma trama e narrativa piuttosto deboli
  • Meccaniche poco profonde, nonostante le diverse armi a disposizione
  • Al di fuori dalle bossfight il gioco sa di “tutto uguale”

Piattaforma testata: PlayStation 4 Pro

Piattaforme disponibili: PlayStation 4, Xbox One, PC, Nintendo Switch (2020)

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto finale
6
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Francesco Enriù
Quando nacque gli misero nella culla un Game Boy e da quel giorno non esce di casa senza qualcosa che gli permetta di giocare per strada. Adora qualsiasi cosa abbia a che fare con Zelda e Castlevania e si crede un grande stratega solo perché conosce a memoria i Fire Emblem e gli Advance Wars.