Un titolo come Predator: Hunting Grounds attira inevitabilmente i fans spinti per lo più dalla possibilità di rivive l’atmosfera del film (1987). Il gioco sviluppato dal team IllFonic, lo stesso di Friday the 13th: The Game, riesce in piccolissima parte nel suo intento: l’attesa dell’inizio della partita in elicottero con sottofondo le musiche inconfondibili di Alan Silvestri, sale inevitabilmente l’adrenalina e la voglia di stanare il Predator. Peccato che la magia svanisca una volta approdati nella giungla ed entrati nel vivo dell’azione.

Caccia asimmetrica

Predator: Hunting Grounds
Predator: Hunting Grounds è un titolo asimmetrico basato su due opzioni di gioco ben distinte: possiamo da una parte assumere il ruolo del soldato guidando in una squadra di quattro membri del fireteam; dall’altra possiamo essere il Predator, ma con i tempi del matchmaking che si allungano esponenzialmente, del resto tutti vogliono interpretare il ruolo dell’alieno.
La missione del fireteam consiste nel completare una serie di obiettivi e risalire sull’elicottero prima finire sotto i colpi del cacciatore . Basta quindi che uno solo dei soldati riesca a salire a bordo per vincere la partita. Una volta intrapresa la missione nel mezzo della natura selvaggia, quello che ci troveremo davanti è uno sparatutto action piuttosto essenziale. Il feeling con le armi non il migliore mai provato, ma perfettamente funzionante; tuttavia, i problemi di framerate su PS4 (anche su un modello Pro) rendono l’azione ostica e in molti frangenti fastidiosa. Il che è un peccato, perché Predator: Hunting Grounds è basato su alcune idee interessanti minate però da una pessima esecuzione, come ne caso delle missioni: gli obiettivi sono in realtà piuttosto interessanti e si adattano bene alla sensazione generale del gioco, ma la ripetitività , ma soprattutto l’assenza di sfida-“grazie” alla pessima IA-vanificano ogni dettaglio positivo. Del resto nemmeno il gioco ti spinge a completare tutte le missioni. Quando una squadra è composta interamente da esseri umani e non da bot , è semplice coordinarsi e organizzarsi, ignorare gli obiettivi e cercare solo di stanare il Predator e arrivare così molto rapidamente e facilmente alla vittoria.

Predator poco minaccioso

Essere il Predator è chiaramente ciò che la maggior parte dei giocatori sceglierà, e non delude troppo al riguardo, a parte i già citati lunghi tempi di coda. Come Predator ci sentiremo, posti in alto invisibili sugli alberi, potenti e minacciosi, ossessionando i giocatori entrando per provocare il caos o sparandogli a distanza. Ma tutto ciò presuppone che nei panni del Predator riusciamo veramente e trovarli, il che può essere la più grande sfida per i nuovi giocatori. Le mappe di Predator: Hunting Grounds sono enormi non potendo contare come gli avversari umani dei pratici waypoint a schermo la ricerca non sarà tanto semplice. Nei panni del Predator ci verrà però in aiuto la vista a infrarossi e la possibilità di ascoltare quello che si dicono i nostri avversati se la distanza sufficiente. Muoversi è veramente la parte ostica a causa del terribile sistema Predkour, che spesso ci farà incappare in situazioni così esilaranti che saremo subito tentati di scender giù e fartela a piedi in mezzo ai cespugli.
Nei film arriva Predator e cambia immediatamente il panorama della lotta. Combattere gli umani è una cosa, ma un alieno che sembra far fuori le persone in un secondo è un’altra. Nel gioco il Predatore ha abilità uniche e potenti, ma sono attaccate a un personaggio che non sembra poi così potente rispetto ai suoi avversari umani, ciò significa che è necessario pensare in modo più strategico, ritirarsi quando l’azione diventa troppo ostica e muoversi e attaccare quando un giocatore si separa dal gruppo. Ma con giocatori esperti queste opportunità raramente si presentano, portando a partite noiose che possono finire rapidamente.
Come nel caso dei soldati, anche per il Predator c’è la tentazione di fregarsene delle missioni e della giocandola facile del resto il gioco te lo permette: basta capire dov’è il punto di estrazione e aspettare lì i giocatori, attaccarli a distanza prima che si aggancino ai moschettoni calati dall’elicottero.

Con la sua selezione limitata di mappe e le opzioni di personalizzazione strettamente bloccate niente campagna offline, una serie di missioni online che stancano presto, Predator: Hunting Grounds scarseggia in fatto di contenuti. La ripetitività del gameplay, poi, poterà la maggior parte dei giocatori ad arrendersi prima senza conoscere i contenuti futuri. Oggi Predator: Hunting Grounds sembra un gioco vuoto e graficamente approssimativo, per un titolo venduto a 39 euro ci aspettavamo qualcosa di più.

PRO

  • In compagnia di amici funziona

CONTRO

  • Ripetitivo
  • Scarsi contenuti
  • grafica mediocre

Versioni disponibili: PC, PS4

Versione provata: PS4

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