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Mortal Shell: Enhanced Edition | Recensione

L’universo dei soulslike, checché se ne dica, rappresenta uno di quei segmenti del mercato videoludico recente che non sembra subire battute d’arresto. Certo, non tutto quello che è “soul” è oro colato – e non serve tirare in ballo sua maestà Miyazaki per paragoni poco generosi: è altresì evidente come, da Demon’s Souls ad oggi, gli adepti di questo genere punitivo e spietato siano proliferati in modo esponenziale, riuscendo talvolta ad offrire piacevoli alternative al solco madre tracciato da From Software. È questo il caso di Mortal Shell, interessante titolo sviluppato dai ragazzi di Cold Symmetry apparso la scorsa estate su PC, PS4 e Xbox One e, da pochi giorni, approdato alla nuova generazione di console in quella che, come oramai è tradizione, viene indicata come Enhanced Edition. Inutile dire che i possessori della versione base potranno usufruire gratuitamente dell’upgrade next gen: ma basteranno un frame rate maggiore e una risoluzione a 4k a farci dimenticare i difetti di gioventù che ne hanno accompagnato il lancio?

Fuori dal guscio…

I combattimenti di Mortal Shell: Enhanced Edition risultano ancora più spettacolari.

Prima di addentrarci nella disamina di questa edizione potenziata, è bene ricordate che dietro al nome Cold Symmetry si nasconde un team di grossomodo una dozzina di persone: stiamo parlando di un titolo, quello originale, che non solo può essere catalogato come indie senza troppi pensieri, ma capace nel proprio piccolo di convincere, seppur con qualche riserva, una ragguardevole fetta di pubblico. Quanto basta, insomma, a rendere l’operazione Enhanced più che giustificata, specie alla luce dei benefici che giocabilità e resa visiva traggono in questa transizione.

Partiamo da un assunto scontato, ma che è bene chiarire subito. Il fatto che Mortal Shell: Enhanced Edition voglia omaggiare Dark Souls in modo onesto e rispettoso non significa che sia un clone depotenziato del capolavoro di casa From Software. Né tantomeno che il paragone tra i due titoli sia ragionevole a prescindere: criticare il primo perché non ha la stessa profondità del secondo, non vanta un level design anche solo paragonabile o, per assurdo, perché approfondisce solo una parte delle mille sfaccettature del gameplay del proprio metro di paragone beh, sarebbe l’errore peggiore che potreste fare approcciandovi a questo titolo.

Il tratto distintivo di Mortal Shell risiede proprio nell’introduzione del concetto di involucro. Contrariamente alla meccanica di livellamento del personaggio che accompagna gran parte della produzione di genere, in Mortal Shell: Enhanced Edition ci ritroveremo nei (pochi) panni di un corpo ai limiti dell’inerme, obbligato a reperire di volta in volta tali gusci per sfruttarne a proprio vantaggio le peculiarità offensive e difensive. Sia chiaro, è possibile raggiungere i credits anche senza equipaggiare uno: ma si tratta di un livello di sfida molto arduo, anche per un veterano del genere. Considerando la difficoltà generale piuttosto alta, ci saremmo aspettati da Mortal Shell un bilanciamento dei suddetto item rasente la perfezione: sfortunatamente, tanto il materiale originale quanto quello Enhanced peccano in parte sotto questo punto di vista, offrendo delle “classi” spesso troppo sbilanciate che, inesorabilmente, finiranno per far prediligere un involucro su tutti gli altri. E se già conoscete Mortal Shell, avrete già capito che stiamo parlando di quello dell’Accolito Tiel.

Enhanced quanto basta…

La scelta del nostro guscio rimane sempre fondamentale.

Sul fronte narrativo, come comprensibile, questa versione potenziata di Mortal Shell non porta con sé alcuna novità. Certo, l’inclusione del DLC Rotten Autumn (apparso gratuitamente lo scorso ottobre) permetterà a chiunque di godere appieno della narrazione di questo soulslike, ma i suoi tratti fortemente criptici e in vari frangenti solo parzialmente abbozzati rendono il tutto di difficile lettura. Si rischia facilmente di perdere la bussola narrativa, che ad un giocatore poco attento diverrà rapidamente un “di cui” sul quale non varrà troppo la pena concentrarsi: un vero peccato, lo ammettiamo, alla luce delle ottime potenzialità e degli intriganti concept originali.

Sul fronte tecnologico, Mortal Shell Enhanced Edition fa indubbiamente dei buoni passi avanti, avvicinandosi in tutto e per tutto alla versione PC. Il che è sicuramente un bene, questo è chiaro, ma dall’altro ripropone una serie di bug e glitch che avremmo sperato di vedere corretti: stiamo parlando di hitbox spesso approssimative e particolarmente frustranti, collisioni problematiche e compenetrazioni – fortunatamente occasionali – capaci persino di strapparci qualche risata, tra un trapasso e l’altro. Di contro, le animazioni offensive e, soprattutto, la meccanica dei parry appaiono decisamente più fluide e ottimizzate, fattore che in un Soulslike ispirato ai giganti del genere può solo apportare enormi benefici all’intera economia di gioco.

La versione PS5…

Scenari evocativi e sterminati permeano tutto il gioco.

Su PS5, il titolo gira a 60 frame granitici con risoluzione pressoché costante a 4K. Contrariamente a quanto già visto per altri titoli, non è possibile scegliere tra modalità Performance e Grafica: quest’ultima è l’unica disponibile nel pacchetto, ma alla luce del suo funzionamento ben al di sopra della sufficienza possiamo approvare senza troppe riserve la scelta dello sviluppatore. La maggior risoluzione dona una rinnovata resa visiva alle ambientazioni e alle varie “creature” che andremo ad incontrare nel mondo di gioco: nulla di trascendentale o estremamente avanzato, è giusto sottolinearlo, ma nel complesso quanto vediamo su schermo è stabile e assolutamente convincente – specie, lo ricordiamo, alla luce dei natali indie del team di sviluppo. I 60 frame al secondo, pertanto, appaiono come un upgrade scontato nell’offerta di questo pacchetto, ma in un titolo dove tempismo e riflessi sono la base del successo c’è poco da fare, scendono dal cielo come manna. E il risultato, specie nelle fasi più complicate di gioco, si fa decisamente apprezzare.

Decisamente più inatteso ed estremamente gradito è il supporto di Mortal Shell alle features aptiche del DualSense di PlayStation 5. Di nuovo, dimenticatevi i risultati strepitosi raggiunti dal pad di PS5 nel piccolo e mai troppo lodato Astro’s Playroom, ma difficilmente non sentirete un brivido quando, avvicinandovi ad un nuovo guscio, sentirete dei leggerissimi impulsi sotto le vostre dita a mo’ di battito cardiaco o, in modalità difensiva, quando vi sembrerà quasi di assorbire il colpo. Anche i trigger posteriori adattivi sono sfruttati in modo consono, offrendo un diverso grado di resistenza ogniqualvolta il nostro alter ego si ritrovi a picchiare come un fabbro il malcapitato nemico di turno o, accidentalmente, si regali qualche legnata involontaria a rocce o pareti. Non stiamo parlando certo di una caratteristica “ground-breaking” in grado da sola di promuovere il titolo: ma, dall’altro lato, non possiamo certo non lodare l’impegno profuso dal team di sviluppo per questa conversione next gen, che cerca di sfruttare al meglio l’hardware di casa Sony. E, visto il risultato finale, di dare inizio ad un franchise concorrente, in quell’acquitrino infestano da piranha che risponde al nome di Soulslike.