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Sir Lovelot | Recensione

Il genere platform ha certamente definito ciò che oggi chiamiamo “videogioco”. Se è pur vero che attualmente, con la potenza di fuoco lato grafico/tecnico, questo genere (nell’accezione più “pura e 2D” del termine) vive in uno spazio un po’ più ristretto rispetto al passato, il mondo indie in particolare non ha mai smesso di sfornare prodotti di qualità proprio relativi a salti-e-piattaforme. Sono esempi lampanti Super Meat Boy e Celeste, due titoli di grande successo per il mercato indie ma appartenenti ad “epoche” totalmente differenti. Il primo, ad opera dell’ormai noto Edmund McMillen, ha definito i suoi tempi come uno dei primi grandi successi indipendenti a livello commerciale. Il secondo, ugualmente di successo, ha dato un grande contributo più recentemente ai cosiddetti “precision platformers” generando una schiera di titoli ispirati proprio a queste meccaniche. Inutile precisarlo, Sir Lovelot (opera del team Pixel.lu) appartiene proprio a questa categoria.

UN FIORE PER TE, DAMIGELLA

Non c’è un particolare setting dietro alle avventure del prode cavaliere che andremo ad impersonare. Semplicemente il piccolo guerriero saltellante desidera ardentemente “spargere amore” tra le numerose principesse in stile Rapunzel disseminate per il regno ed intrappolate in torri altissime. Le suddette donzelle concederanno la loro attenzione a qualcuno abbastanza coraggioso (e romantico) da portar loro in dono un fiore. Tra il dire e il fare però, c’è di mezzo un “mare” di difficoltà. Sir Lovelot infatti dovrà affrontare numerose prove mortali per poter mettere le mani sull’agognato fiore e potersi quindi dirigere alla torre per il meritato premio amoroso.

Sir Lovelot

Non c’è altro da dire in merito, ed è giusto che sia così: il gioco infatti ruota interamente attorno al gameplay. Nei panni dell’agile Sir Lovelot dovremo affrontare numerosi livelli dal gusto fiabesco e divisi in macro-aree per piacevoli cambi di ambientazione e colore. Il gameplay si fonda su meccaniche da precision platformer ovviamente, con alcune aggiunte atte a variegare situazioni ed approcci: il piccolo cavaliere può infatti sparare rapidamente dei proiettili, effettuare un doppio salto, appendersi alle pareti e scattare orizzontalmente. Un sistema di controllo decisamente simile a quanto visto in Celeste, con l’aggiunta di alcune varianti che contribuiscono a donare al gioco un suo identikit specifico. Missione compiuta solo parzialmente: se c’è una cosa nella quale Sir Lovelot fallisce, è proprio il tentativo di tenersi stretta una sua identità.

CAVALLERIA RETRO-STYLE

Tralasciando il comparto tecnico (di buona qualità, della quale parleremo tra poco) il titolo targato Pixel.lu si rivela assai derivativo, proprio da quei titoli che sembra voler emulare. Se da una parte si parla di giochi solidi e rodati, che danno comunque garanzia di solidità in termini di gameplay, dall’altro lato il rischio “déjà-vu meccanico” è dietro l’angolo. Cosa si intende con questo strano termine? Semplicemente che molte cose in Sir Lovelot sono fin troppo simili a quanto visto in altre produzioni. Fortunatamente gli sviluppatori hanno inserito alcune idee atte a differenziare il gioco dai suoi simili. La world map ci catapulterà in ambientazioni dal sapore fiabesco, con livelli divisi in varie schermate connesse orizzontalmente. Sono presenti anche alcuni nemici, seppur poco incisivi sia nel design che nelle meccaniche di attacco: principalmente sono piazzati in zone di per sé pericolose, accentuando il loro potenziale letale. Il level design, fondamentale in un gioco di questo genere, è tendenzialmente buono: i vari stage, differenziati per macro-aree, sono composti con cura e rendono piacevoli le sessioni di gioco. 

Sir Lovelot

Sir Lovelot presenta un livello di difficoltà che si differenzia leggermente dai titoli d’ispirazione. Generalmente è possibile piazzare il livello di impegno necessario per superare uno schema a metà strada tra il midcore e l’hardcore: ostacoli certamente ostici ma non troppo difficili da oltrepassare, soprattutto se il giocatore è un consumato appassionato di platform. La morte istantanea a contatto con qualunque oggetto pericoloso, accompagnata da respawn immediato, si piazza saldamente sulla strada tracciata da celebri precision platformers. Peccato per alcune collisioni poco precise, forse accentuate dal fatto che si controlla un personaggio decisamente piccolo e dai movimenti assai rapidi.

A livello grafico, Sir Lovelot mostra i muscoli con uno stile piacevolissimo e colorato. Pixel art con aggiunte di effetti “moderni”, il tutto arricchito con scenari tondeggianti e rigogliosi. Il feeling funziona fin da subito e certamente catturerà l’attenzione di giocatori cresciuti durante l’epoca 16-bit. A livello sonoro il gioco presenta brani soft ed effetti sonori semplici: tutto funzionale seppur senza picchi di eccellenza. In generale Sir Lovelot si conferma come un platform impegnativo quanto basta, fin troppo derivativo ma anche ben realizzato in generale. Un titolo divertente, senza troppe pretese e che non mancherà di far divertire chi cerca un gioco semplice e piacevole.