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GameStop: Ryan Cohen a capo della ristrutturazione aziendale

Le azioni, segno di fiducia degli investitori, risalgono a quota 200 dollari

GameStop continua a vivere sul proverbiale filo del rasoio, in condizioni poco lusinghiere che negli anni hanno costretto la compagnia a chiudere diversi punti vendita. Inutili, fino a oggi, i vari tentativi compiuti nella speranza di ammodernare la formula e tornare a essere competitivi. Quindi è con piacere che oggi si parla di una ripresa, che si spera duri.

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La ripresa è giunta in concomitanza con la nomina, annunciata ufficialmente nella giornata di ieri, di Ryan Cohen a capo del consiglio cui spetterà il compito di compiere una ristrutturazione aziendale di GameStop che si spera normalizzi la critica situazione in cui versa da anni. Cohen, fondatore di Chewy.com, deve essere tenuto in conto con grande rispetto nell’ambiente finanziario, poiché alla sua nomina le azioni GME sono schizzate dallo scarso valore di 38 dollari ad azione a un picco di 210 dollari.

Chewy fu l’azienda famigliare di Cohen, azienda che egli seppe magistralmente tramutare da una piccola realtà in un colosso milionario nella distribuzione di cibo per animali. L’intraprendente Cohen, infine, nel corso del dicembre 2020 fu poi abbastanza coraggioso da puntare sul cavallo azzoppato, acquistando all’incirca il 13% di GameStop con il dichiarato intento di salvarla dal baratro e tramutare la catena nella “destinazione ultima di tutti i videogiocatori”.

GameStop ha messo assieme una commissione speciale che si occuperà della ristrutturazione, e in questa commissione figurano Alan Attal, Kurt Wolf e, appunto, Ryan Cohen. Lo scopo della commissione è trovare un nuovo COO, due dirigenti costume care ed e-commerce, e trovare strategie utili a tramutare GameStop in un’azienda tecnologica capace di avere un valore duraturo, cosa che sicuramente inviterebbe al ritorno di molti azionisti.

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Il comitato avrà sulle spalle la responsabilità di valutare le aree in cui sono inclusi gli attuali obbiettivi di GameStop, la struttura del capitale, le priorità nell’allocazione delle risorse, le capacità digitali, l’impronta organizzativa e il personale. La reazione dei mercati si è subito fatta sentire con un impennata dei valori di ben il 41%. Questo moto positivo è destinato a durare? La ristrutturazione riuscirà davvero a salvare baracca e burattini? Tutte domande a cui solo il futuro darà risposta.