Need for Speed Payback era per molti versi un giro di boa. Bisognava recuperare gli anni gloriosi del tuning e delle corse nell’open world, annullando le ultime iterazioni conservando solo quanto c’era di buono. Il gioco è andata sotto i riflettori anche perché uscito in un periodo sfortunato di grande polemica che tuttora non cessa di placarsi, quel demone delle microtransazioni che sta mietendo tante vittime illustri. Per questo siamo andati molto a rilento nell’analisi del gioco, proprio per capire quanto questo fattore influisse sulla godibilità del titolo. Il risultato? Le microtransazioni stavolta non sono il problema, fortunatamente. O meglio, non sono interamente il problema.

Too Fast, top Speed

Come era già stato ampliamente detto, Need for Speed Payback parte con una componente narrativa single player preponderande, in cui prenderemo il controllo di ben tre protagonisti diversi: Ty, Mac e Jess. I tre amici formano una banda di pseudo criminali specializzati in furti d’auto, che all’inizio della nostra avventura si ritrovano ad aver fatto il passo più lungo della gamba: sfidando la Loggia, l’associazione criminale più potente della città fittizia di Fortune Valley, vedono i loro sogni di gloria distrutti e costretti a lavori umilianti. Presto o tardi però l’occasione per il riscatto arriverà, e starà a loro sfruttare tutta la loro abilità per riuscire a riscattarsi e dominare le piste di Fortune Valley. Sebbene i tre ragazzi non abbiano necessariamente caratteristiche differenti, sono specializzati in tre tipi diversi di gare, con Tyler maestro delle accelerazioni, Mac il guru delle derapate e Jess la signora delle fughe dalla polizia. Un appunto sulla sospensione dell’incredulità del titolo, che soffre anche questo della sindrome da fast and furios: parliamo di veri e propri criminali che rubano auto e partecipano a rapine, però alla fine sono guasconi simpatici che non sparano mezza pallottola e non riescono ad emergere dal cliché che si portano cucito addosso.  La storia procede lineare e senza intoppi, più come un piacevole e leggero contorno che portata principale, rappresentata invece dalle gare vere e proprio e dall’esplorazione libera del mondo di gioco.

Proseguire nel gioco è abbastanza semplice; bisognerà scalare i vertici dell’organizzazione e farsi notare vincendo gare su gare in diversi contesti e sfidando tutte e dieci le gang locali a suon di vittorie e scontri sull’asfalto. Ogni gara sarà dettata da un tema principale, sia questo l’accelerazione, i fuoristrada o le gare a punti, il tutto diviso secondo uno schema ben preciso di punti potenza della propria vettura, che funziona come limite minimo di ingresso nella gara. Nulla vi vieterà di partecipare anche se il vostro veicolo non soddisferà i requisiti, ma le possibilità di vittoria sono praticamente nulle. Per ottenere questo tipo di equipaggiamento, gli sviluppatori hanno fatto affidamento su un sistema di carte che compara queste ai pezzi di ricambio della macchina, aumentando così le loro prestazioni e di conseguenza il valore della vettura. Le Speed Card vengono acquisite al termine di ogni gara e può essere scelta solamente una tra le tre disponibili, dando a tutto un sentore decisamente più randomatico. Questo è il primo indizio che fa capire al giocatore quanto la progressione in Need for Speed Payback sia dettata dalla fortuna e dal grinding, perché se vogliamo acquistare pezzi più potenti, questi vanno pagati nelle officine a prezzi non proprio ridottissimi. Il tutto si riduce ad una questione di grinding abbastanza accentuata, soprattutto dopo la seconda metà della storia, in cui il gioco diventa decisamente più impegnativo dal punto di vista dei requisiti per le gare (per non parlare della sfida finale). Se quindi non si vuole stare troppo alle dipendenze del grinding, si posso acquistare ovviamente le ormai classiche loot box, sia tramite soldi reali che valuta in game, ottenibile vincendo le corse o completando obiettivi e sfide giornaliere. In questo modo sarà possibile trovare nuove componenti, anche da scambiare, che velocizzeranno il potenziamento della vostra macchina. Non indispensabili quindi, ma comunque accorciano di parecchio il tempo necessario per vedere le proprie auto diventare bolidi degni di questo nome. Un espediente furbetto, che mitiga lievemente le polemiche ma non le elimina.

La dura vita del ladro di macchine

Dal punto di vista della giocabilità, Need for Speed Payback è ormai portabandiera del genere arcade, con un sistema di guida basilare e incentrato sulla derapata controllata, utilissima soprattutto nelle mappe cittadine. L’effetto elastico non ci abbandona mai del tutto, ma sarebbe comunque tollerabile di fronte al nuovo sistema a checkpoint adottato durante le corse. Tutte le piste saranno disseminate di checkpoint da varcare obbligatoriamente, pena il non avanzamento della gara, cosa che ci ha fatto un po’ storcere il naso per l’eccessiva forzatura. Se infatti nelle gare di velocità e in quelle fuoristrada i checkpoint possono anche essere in qualche maniera tollerati, in quelle in cui bisogna scappare dalla polizia risultano totalmente fuori luogo. Sono lontani i tempi in cui bisognava adottare strategie diverse, prendere scorciatoie improvvisate, nascondersi sotto un cavalcavia: in Need for Speed Payback basta attraversare tutti i checkpoint e distruggere un paio di macchine per far sparire del tutto i poliziotti alla fine della corsa. Un’espediente davvero poco elegante, che fa perdere quell’appeal adrenalinico che tanto avevano i titoli precedenti. Un vero peccato, soprattutto perché queste parti a livello di divertimento sono le più riuscite. Un appunto anche alle corse sterrate, segante da una fisica non proprio eccellente e che accentuano ancora di più la sensazione di non avere il controllo totale della vettura.

Fortunatamente sul versate contenutistico, Need for Speed Payback è una gioia per gli appassionati di tuning. Tutte le auto di tutte le categorie sono perfettamente personalizzabili in ogni singolo dettaglio, con centinaia di pezzi, colori e decalcomanie, senza scordarci gli scarichi colorati, gli immancabili neon e ovviamente la selezione dell’assetto, che è possibile cambiare anche durante le corse. Anche la mappa del mondo è enorme e ricchissima di attività secondarie, che non annoierà di certo chi ha deciso di perdersi tra i grattacieli e le dune di Fortune Valley, spaziando su diversi paesaggi. Ottima anche la meccanica dei catorci, auto storiche che andranno rimesse a nuovo da zero e sparse lungo in mondo, ma che una volta pimpate saranno tra i veicoli più potenti del gioco. Del multiplayer si potrebbe anche non parlare, visto che offre solamente due modalità, entrambe legate all’open world e basate su serie di cinque gare contro altri otto giocatori, divise tra classificate e non. Troppo poco per essere definita una componente principale.

Tecnicamente, Need for Speed Payback ha dei fondali meravigliosi e una fluidità invidiabile, ma alcune textures non sono proprio in alta definizione e soprattutto il gioco soffre di un gravissimo problema di pop up delle textures. Ci è capitato pi+ di una volta di partire in una gara e vedere le textures caricarsi anche 4 o cinque secondi dopo, roba da fare concorrenza ai fasti di Assassin’s Creed Unity. Nulla da ridire invece sulla colonna sonora, che offre ottimi brani mixati sapientemente e che renderanno memorabili le vostre fughe dalla polizia.

PRO:

  • Tantissime auto e componenti
  • Struttura open world convincente
  • Ottima colonna sonora
  • Un sacco di attività
  • Modello di guida semplice e divertente

CONTRO:

  • Progressione eccessivamente randomatica
  • Problemi di pop up evidenti
  • Problemi di fisica delle vetture
  • Il sistema a checkpoint snatura le fughe dalla polizia

Versione testata: Xbox One

Voto: 7.5

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
7.5
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Renato Passalacqua

Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un’ unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.