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L’Italia spicca in Europa per il ‘gaming problematico’ tra i giovani

Perché tutto, nell'abuso, è un problema

Quello che andiamo a toccare, parlando di gaming problematico – argomento estremamente vicino alla discussa dipendenza da videogiochi – è un tema estremamente delicato, capace di creare grosse divisioni perfino tra i gamer stessi quando se ne discute. La verità, che piaccia o meno, è dalla parte di chi sostiene che si, la ‘dipendenza da videogiochi’ e il ‘gaming problematico’ sono due problemi reali e tangibili, e non serve a nulla tapparsi le orecchie e chiudere gli occhi pur di non ammettere che, dopotutto, anche la nostra grande passione può essere un problema. Dopotutto, cosa non è problematico nell’abuso? Fumare troppo fa male, troppi alcolici fanno male, troppo cibo (o troppo poco) fa male… Insomma, perfino bere troppa acqua fa male!

Il gaming problematico è un rischio forte in Europa, e recenti studi dimostrano come in Italia sia un problema particolarmente sofferto.

Lo studio in questione è stato condotto in collaborazione dall’Università di Padova e la Flinders University, e il risultato comunica che diversi fattori sociali ed economici possono influenzare grandemente il rischio di gaming problematico negli adolescenti europei (e, per esperienza, direi non solo adolescenti, ndr). Ben il 20% dei giovani sarebbero ad alto rischio, e si tratta prevalentemente di ragazzi, tre volte più esposti al rischio rispetto alle ragazze. Il paese in cui il problema risulta più evidente è la Romania, con il 30%, mentre la più bassa è la Danimarca, al 12%. Non ne esce bene neppure la nostra Italia, che con un tasso del 24% si piazza ben sopra la media europea.

“Abbiamo rivelato che in Europa un ragazzo su cinque è a elevato rischio di gaming problematico (circa il 20%). L’esposizione al fenomeno dei ragazzi (30.8%) risulta tre volte maggiore rispetto a quello delle ragazze (9.4%). Risulta inoltre che gli adolescenti della Danimarca riportano i tassi più bassi di gaming problematico (12%), mentre i ragazzi della romania risultato soffrire maggiormente dei problemi legati all’uso dei videogiochi (30.2%)”, questo è quanto riporta il comunicato stampa relativo alla ricerca condiviso con il pubblico.

Sabrina Molinaro, ricercatrice del Cnr-lfc e coordinatrice dello studio riferisce, riguardo l’Italia, che “la percentuale di studenti italiani a elevato rischio di gaming problematico (23.9%) è maggiore alla media europea, con un numero superiore di ragazzi (34%) che soffre le conseguenze del problema rispetto alle ragazze (12.8%)”.

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Si tratta di un problema grandemente influenzato da contesti famigliari, economici, sociali e ovviamente anche dalle politiche nazionali, che se bene indirizzate potrebbero ridurre il rischio che insorgano problemi. “La ricerca segnala come la presenza di regole genitoriali e di supporto emotivo familiare proteggano nell’adolescenza da un uso eccessivo e distorto dei videogiochi. Il rischio di gaming problematico è inoltre maggiore negli Stati Uniti dove i gap economici sono più marcati, mentre risulta inferiore in quei paesi che investono su politiche di salute pubblica, come i benefici fiscali per le famiglie”, precisa Alessio Vieno, professore di Unipd.

Fonte: CNR

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Giovanni Carrieri

Giovanni Carrieri

Amante dei videogiochi sin dalla più tenera età ho trascorso la fanciullezza sulle console per poi passare, crescendo, al PC, mia attuale piattaforma di riferimento. Amo in particolar modo i giochi di ruolo e gli adventure, specie se open world e con una componente narrativa ben scritta e sceneggiata. Non disdegno il gioco multiplayer, sempre che la compagnia sia buona.

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