Game Experience
LIVE

Headset Celly Cyberbeat – Recensione

Essere delle persone malate di headset o, in senso più lato, di cuffie “da gaming ma non solo”, porta con sé due conseguenze irreparabili. Casa vostra sarà un casino immane privo anche di un misero mezzo metro quadro di spazio, da un lato: l’asticella delle pretese non sarà alta, ma altissima, dall’altro. Perché di headset ce ne sono di mille tipi, di mille marche e di mille tipologie (no ok, forse qualcuna di meno), ciascuno con supporto a specifici standard, tecnologie differenti, modi d’uso e di impieghi anche opposti l’uno all’altro. E sì, stiamo parlando di cuffie eh, quelle che servono “a sentire il gioco e a parlare con gli amici di notte, per non rompere le scatole a nessuno”. Ora, capirete da soli che esiste una correlazione particolarmente stretta tra qualità (che ingloba ogni sofismo su ergonomia, prestazioni, stile, supporto e via dicendo) e prezzo: e sì, di norma, un headset buono non lo portate a casa a pochi spicci. Qualcosina di più per un headset molto buono, un rene o parte di esso per un headset come Dio comanda. Tuttavia, tra marche e modelli, Atmos e Tempest 3D, surround e balle varie, ci si perde spesso un punto molto importante: ma uno che non capisce una proverbial mazza di audio, a cui serve un dispositivo con poche pretese o che, semplicemente, non ha particolar foga nell’indossare l’affitto del mese attorno alle orecchie, cosa dovrebbe fare? Esiste qualcosa di molto entry level che ok, farebbe infartare un audiofilo – ma che possa andar bene per iniziare a muovere i primissimi passi nel mondo dell’audio di gioco? La risposta è ovviamente sì, e il mercato dell’entry level è forse un casino giunglesco ancora peggiore di quello del segmento pro – visto che, senza prendersi in giro, c’è così tanto plasticone a buon mercato su Amazon e dintorni che, a voler partire alla cieca, non saranno necessari più di due click e 15€. Ma c’è onore anche nell’entry level, suvvia, ed è qui che entrano in gioco le Celly Cyberbeat.

Entry Level, ma con rispetto

Trattandosi di un prodotto rivolto ad un utenza molto (ma molto) consumer, è impossibile pretendere la
luna da un headset prezzato poco sopra i 35€. Un biglietto di ingresso che, paradossalmente, è pure sopra la media del segmento spudoratamente economy, ma che possiamo comunque definire onesto in virtù dell’offerta effettiva di queste Cyberbeat. La cifra stilistica dell’headset è quanto di più tradizionale ci possa venire in mente: un rosso fuoco alternato ad un black matte satinato per delle linee spigolose e futuristiche, che fanno molto “anni 2000” ma che, tutto sommato, donano al tutto un’estetica piacevole e meno giocattolosa del previsto. La struttura è solida quanto basta, seppur le plastiche costruttive tradiscano un utilizzo di materiali di qualità media: nulla di trascendentale, sia chiaro, anche perché abbiamo visto prodotti high end decisamente meno resistenti. Diciamo che, al tatto, il feedback aptico non regala particolari sensazioni se non un laconico “ok”, al netto di qualche “croc croc” di assestamento quando si maneggia il tutto. La struttura è comunque solida (nonostante un peso davvero interessante, poco più di 350gr) e, una volta indossato, l’headset garantisce una buona pressione circumaurale – a meno di non fare headbanging selvaggio a ritmo di Burzum, difficilmente vedrete le Cyberbeat volarvi dalla testa. L’imbottitura dei padiglioni, ampi a sufficienza per avvolgere l’intero orecchio, è consistente pur non essendo eccessivamente morbida, e regala un minimo isolamento dall’esterno: non aspettatevi miracoli, ma se non vivete in un cantiere dovreste star tranquilli. Il rivestimento sintetico garantisce la traspirazione necessaria ai lobi: uniamo la forte pressione circumaurale e l’imbottitura non morbidissima e vien da sé, per quanto innegabile l’impegno, che le Cyberbeat non siano ideali per sessioni prolungate: non certo delle campionesse di ergonomia, ok, ma è anche vero che non tradiscono in modo così spudorato le aspettative iniziali. Il che, al netto di tutto, è comunque un pregio.

In termini di connettività, la partita si gioca esclusivamente nel campo conservativo del wired. L’headset offre un doppio connettore jack 3.5mm/USB, soluzione che lo rende fruibile sia su PC che su console (passando ovviamente per l’apposito connettore su pad, nel caso di PS5 o Xbox Series X|S). Non aspettatevi prodezze pantagrueliche dalla connessione USB: serve semplicemente ad attivare la zona LED del Cyberbeat, collocata nei padiglioni in corrispondenza del logo. Non è disponibile un software dedicato alla gestione della cuffia (che, ricordiamo, è rigorosamente stereo) e del microfono, quindi settaggi e opzioni relative sono interamente demandati a sistema operativo e/o scheda audio. Attivazione del microfono e volume, invece, possono essere gestiti on-the-fly con l’apposito controllo remoto.

La prova sul campo

Qualitativamente parlando, il suono delle Cyberbeat è superiore alla media di gran parte degli headset budget normalmente disponibili negli e-store o nelle catene di elettronica. Pur non godendo di una struttura o di una corposità particolarmente definita, l’esperienza sonora è comunque onesta: l’enfasi va come sempre ai medio/alti (del resto, sempre di gaming stiamo parlando), con una resa abbastanza cristallina delle frequenze maggiori che, ad onor del vero, va a perdere parte della propria nitidezza all’aumentare del volume. I bassi, come spesso accade, sono overpowered in modo artificioso: ne risulta un appiattimento uditivo generale che un orecchio sensibile difficilmente non nota, per una percezione che tende all’ovattato. Tutto va però contestualizzato all’interno del segmento del mercato di riferimento e, di nuovo, al cartellino di queste Cyberbeat: e sotto questa lente, è giusto premiare la prestazione complessiva con un voto sopra la sufficienza. Chiunque sia alla ricerca di un corpo sonoro complesso e articolato, con ampio palcoscenico e ariosità delle frequenze, dovrebbe approcciarsi ad un campionato del tutto differente da quello in cui, con queste Cyberbeat, gioca Celly: di contro, però, questo headset rappresenta un buon punto di partenza per un utente poco esperto, che muove i primi passi all’interno dell’audio da gioco e, senza spendere un capitale, vuole avvicinarsi ad una passione destinata a levargli parte dello stipendio da qui alla fine dei suoi giorni. Vale sempre il solito discorso: c’è molto di meglio in giro, questo è certo, ma a questa fascia di prezzo difficile offrire qualcosa di significativamente migliore.

L’ultimo appunto lo riserviamo al microfono ad asta, presenza immancabile sin dai tempi di Windows 98 che, un po’ inaspettatamente, ha funzionato meglio del previsto durante le nostre prove – fattore che renderebbe queste Cyberbeat quasi più azzeccate per un utilizzo da ufficio: la trasmissione vocale avviene senza eccessivi intoppi, con una pulizia del segnale accettabile (non sono ovviamente presenti filtri di cancellazione rumore, passivi o tantomeno attivi) e una voce che, a parte essere leggermente metallica, viene percepita in modo nitido e distinto. Unica controindicazione, usatelo in una stanza pressoché vuota o con un rumore di fondo minimo: il mic è particolarmente ingordo di sorgenti sonore esterne, quindi tende a trasmettere senza troppi fronzoli rumore di fondo indesiderato.

Articoli correlati

Redazione

Redazione

Game-Experience.it è il portale dedicato all’informazione videoludica e tecnologica a trecentosessanta gradi. I nostri valori fondamentali sono la trasparenza, l’oggettività e la cura nel dettaglio.

Condividi