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Le bombe russe hanno distrutto (anche) il museo del retrogaming di Mariupol

In guerra si perdono vite, si perde libertà, e si perde anche la cultura

Continuano a piovere le bombe russe sulle città ucraine, colpendo indiscriminatamente installazioni militari, centri urbani pieni d’innocenti, scuole, ospedali e anche musei. Si tratta della strategia più vecchia del mondo, in cui una potenza mira a sfiancare un avversario più piccolo con un brutale e insensibile sfogo di forza; una forma di terrorismo, sebbene al terrorismo si sia abituati ad associare azioni diverse nella forma – nella forma, ma identica nei risultati.

Quelle bombe sono piovute, a Mariupol, anche sul museo del retrogaming, radendolo completamente al suolo.

Cosi muore si uccide, lentamente, una cultura; la nostra cultura. Non sarà una cultura millenaria, è giovane, ma è fiorente, e davanti a se, se solo si riesce a evitare che la guerra distrugga ogni cosa, ha un lungo e prospero futuro. Il museo ospitava una ricca collezione di computer, console, accessori e videogiochi vintage di oltre 150 pezzi, alcuni anche decisamente rari. Un pezzo della storia di questa industria. Le bombe hanno cancellato ogni cosa. L’unica buona notizia è che Dmitry Cherepanov, proprietario del museo, risulta vivo e vegeto.

Indubbiamente è meglio perdere dei cimeli, anche se preziosi, piuttosto che delle vite umane, ma rimane tuttavia, a modo suo, una tragedia. Mariupol è una delle città più duramente colpite dall’invasione russa guidata da Vladimir Putin. Li le bombe piovono con una frequenza infernale. A dare notizia della distruzione del museo del retrogaming è stata la pagina Twitter Software & Computer Museum, appartenente a un’altro simile museo ucraino.

Al tweet è giunta una risposta indiretta via FaceBook di Cherepanov, proprietario del museo, affranto per la perdita della sua collezione e anche della propria casa: “Proprio cosi, il museo dei computer di Mariupol non esiste più. Tutto quello che resta della mia collezione, raccolta in quindici anni, sono solo i ricordi della pagina FaceBook, il sito internet e la stazione radio”. Poche parole da cui tuttavia traspare la disperazione di chi nel giro di pochi secondi ha perso tutto; chi nell’intenso e incandescente lampo dell’esplosione delle bombe ha visto bruciare quanto costruito in anni di dedizione.

Il suo intervento è stato pubblicato sulla pagina it8bit Club, da lui gestita e che, nonostante la situazione difficile, vuol continuare a gestire anche in futuro. Al momento, tuttavia, la sua attenzione alla pagina sarà sporadica poiché ha molto a cui pensare e fin troppo da ricostruire, con poco e niente. Chi volesse offrirgli un aiuto potrà farlo con una donazione libera via PayPal.

La guerra fa danni di ogni dimensione, le bombe distruggono ciò che conta davvero ma anche ciò che è frivolo, e in ogni caso è sempre una tragedia. La guerra è una realtà fatta di mille “verità” in cui a rimetterci sono sempre gli innocenti. Come sempre noi ci schieriamo contro ogni forma di violenza, e ci auguriamo tutto ciò possa risolversi il prima possibile.

Fonte: Kotaku

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Giovanni Carrieri

Giovanni Carrieri

Amante dei videogiochi sin dalla più tenera età ho trascorso la fanciullezza sulle console per poi passare, crescendo, al PC, mia attuale piattaforma di riferimento. Amo in particolar modo i giochi di ruolo e gli adventure, specie se open world e con una componente narrativa ben scritta e sceneggiata. Non disdegno il gioco multiplayer, sempre che la compagnia sia buona.

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