In occasione dell’anteprima di Anno 117: Pax Romana, e nell’arco degli ultimi mesi grazie alle demo pubbliche, tutti noi appassionati di strategia abbiamo potuto scoprire la bellezza di questo tuffo nell’epicità del passato tramite uno dei franchise più solidi in tale dimensione. Si è continuamente presentato come un instant classic nell’ambiente e nella struttura, con sempre meno sbavature e un appeal emozionante. Giungere alla versione definitiva con tale interesse e una modesta dose di hype, quindi, è naturale.
La recensione di Anno 117: Pax Romana diventa quindi un tentativo di decifrare la seducente identità del gioco. Fino a dove si spinge, fino a che punto affascina nella sua euritmia? L’apertura a sistemi più uniformi al resto degli strategici e gestionali, come la ricerca scientifica e il culto religioso, funziona appropriatamente? In questa abbondanza degna degli imperatori più ricchi e avidi abbiamo già potuto vedere come la formula di Anno rimanga una garanzia. Il succo, qui, sta nel comprendere in che modo si esprime il salto dalle ere moderne e futuristiche a quelle del passato più remoto, con altri ritmi di vita e altri strumenti.
Tra city builder ed estetica

Anno 117 continua a tenere il franchise vicino all’apice del genere gestionale a sfondo storico. La struttura rimane la stessa di sempre e pone al centro la colonizzazione delle isole con l’obiettivo di far crescere la propria città. Bisogna architettarla a dovere, traendo il massimo dalle risorse disponibili sul territorio. Chiaramente, ciò include la comprensione della popolazione e delle sue necessità. Nulla a che vedere con la folle e goduriosa complessità di Europa Universalis V e i suoi pop, ma ci si avvicina per certi aspetti. I gruppi di appartenenza differenti determinano il flusso di necessità e offerta per la propria colonia, tra i beni frutto del loro lavoro e quelli che servono per una vita considerabile dignitosa.
Dunque, è la gestione di tutte le strutture a guidare l’espansione della città una strada dopo l’altra. L’aspetto city builder è predominante e davvero ben costruito. La disposizione degli edifici e dei beni e servizi da loro offerti o richiesti è cruciale. Ciò si traduce nell’esigenza di predisporre adeguatamente le strade, consentendo il collegamento tra cittadini, mercato, porti, fattorie e così via. Il risultato, con il tempo, è la realizzazione di una città in miniatura da osservare continuamente sia sul fronte strategico, sia su quello estetico.
Nel posare edifici e strade Anno 117: Pax Romana si rivela tanto complesso nella gestione, quanto magnifico nell’osservazione. Già si era detto e lo si ribadisce nella iterazione definitiva del gioco: quanto è bello da vedere! Peccato solo per la UI, la quale ha fatto emergere delle sensazioni simili a quelle provate con Sid Meier’s Civilization VII. Se da un lato la sua modernità con un tocco più classico-storico riesce a catturare l’occhio, dall’altro rende meno pratica la navigazione di alcuni menù e sembra stonare con l’estetica delle regioni di Albione e Latium.
Altro elemento che non tutti potrebbero apprezzare è il mantenimento delle isole, che stona anche storicamente e geograficamente con ciò che è stata Roma. L’assenza di terraferma si fa sentire e oramai sembra un limite che Ubisoft Mainz deve riuscire a superare per far evolvere il franchise come si deve. Un primo passo si è fatto vedere su un altro aspetto: finalmente le strade possono essere posizionate diagonalmente. Le città sono così più variegate, personalizzabili, ma c’è ancora strada da fare per ottimizzare il sistema e renderlo ben funzionante.
Il gameplay di Anno 117: Pax Romana

Il multitasking richiesto da Anno 117 nel gameplay sembra impossibile. Gestire i beni e la città non è sufficiente a mantenere in salute la colonia. Oltre alle questioni commerciali e logistiche ci sono altre tre sfere essenziali: guerra, religione e ricerca. Quest’ultima porzione è suddivisa a sua volta in economia, civica e militare, il che porta indecisione sul da farsi per il giocatore. Tante strade percorribili, ognuna con un impatto differente sulla colonia. Come già anticipato, c’è una stratificazione piacevole che mantiene la mente incollata allo schermo, in attesa delle sinapsi in grado di cambiare il destino della colonia. Il gioco non smette di stuzzicare, pur avendo qualche piccola imperfezione.
Queste ultime si notano già nella religione, sistema che conta sette divinità (cinque romane e due celtiche) con bonus diversi legati al mare, alla terra, alle battaglie e altro ancora. Più abitanti si recheranno al santuario di tale divinità, più bonus giungeranno da parte sua. Un flusso semplice da capire, ma poco efficace. Lo stesso vale per la guerra, grande novità grazie all’introduzione delle truppe a terra a cui dedicare risorse e spazio. Sfortunatamente, complice forse l’adozione conservativa delle classiche isole, le battaglie non sono esenti da sbavature.
Il controllo delle armate durante la fase difensiva prevede una valutazione attenta delle conseguenze sulla città e sul suo benessere, il che può anche rivelarsi interessante in certe situazioni. Gli attacchi sono belli da vedere e aumentano la possenza di Anno 117: Pax Romana. Il problema è che lo splendore estetico finisce dove iniziano i problemi tecnici e ludici, dato che le battaglie stonano in ritmo e profondità con il resto del gioco. Non si percepisce un vero impatto della tattica, solamente una logica per cui vince chi ha più forze pronte a riversare il sangue per la patria. Per fortuna si possono anche evitare del tutto tramite la diplomazia. Ciò però significa anche che il sistema va ben rivisto, ridefinito e perfezionato per una futura iterazione del franchise.
Anno si espande ed è sempre un classico

È quindi un alternarsi di alti e bassi che permette di inquadrare il titolo, opera firmata Ubisoft Mainz che continua a essere una gioia da provare e approfondire, ma non ai livelli di Anno 1800. L’espansione delle dinamiche legate alla cultura della popolazione e alla sua sopravvivenza ha il suo perché e una serie di pro da non sottovalutare. L’aggiunta di colore vede però qualche sbavatura; nulla di veramente negativo, solo con tonalità poco marcate.
Anno 117: Pax Romana resta allora uno strategico gestionale solido, sicuramente piacevole per tutta la durata della campagna (che supera la ventina d’ore di durata e ha diverse sorprese stuzzicanti dietro l’angolo) e con le carte in regola per ammaliare i veterani della serie.
Parlando brevemente delle performance registrate sulla build composta da CPU AMD Ryzen 7 9700X, 32 GB di RAM e GPU AMD Radeon RX 7800 XT, l’ottimo comparto grafico è ben ottimizzato e non ha visto problemi con framerate e caricamenti durante la recensione, segnale che il risultato del lavoro svolto dal team tedesco è ferreo. Il colpo d’occhio resta eccezionale e, soprattutto, anche agli stadi più avanzati resta tutto semplice da trovare e visualizzare.
La recensione in breve
Anno 117: Pax Romana è un tuffo nel passato ma anche uno sguardo verso il futuro del franchise. Alcuni elementi aprono il gameplay verso nuovi orizzonti, senza convincere a pieno nell’integrazione di sistemi inediti e in alcune scelte stilistiche e di design che, comunque, restano generalmente apprezzabili. La fantasia coloniale romana ha il pregio di essere più flessibile e aperta rispetto agli “Anni passati”, complice la profondità che l’interazione tra le varie meccaniche riesce a raggiungere. Insomma, è una ricetta con qualche ingrediente nuovo e saporito, che assume una solida, ferma fluidità intrigante e divertente, ma con alcune criticità.
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Voto Game-eXperience
