Per gli amanti degli strategici probabilmente l’attesa per Europa Universalis V è stata peggiore di quella per Hollow Knight: Silksong per milioni di giocatori da tutto il mondo. Il quarto episodio della saga nata nel 2000 dista ben 12 anni da quest’ultimo. Lo sappiamo tutti: Paradox ci ha fatto attendere a lungo per vedere un nuovo numero romano con una lettera in meno. Finalmente, però, è giunto il momento di trascorrere altre centinaia – se non migliaia – di ore nel sandbox storico più succulento del ventaglio Paradox.
L’evoluzione alla quinta iterazione nasce in realtà con Imperator: Rome, un titolo conflittuale per la community ma che ha visto l’introduzione dei pop. Queste unità di popolazione si sono evolute con Victoria 3, contemporaneamente alla dimensione economica e grafica del gioco. Tali elementi si sono quindi incrociati alle predominanti dinamiche ruolistiche di Crusader Kings III in questo prodotto inedito. Una evoluzione tanto necessaria quanto imponente del grand strategy più longevo e massiccio del publisher svedese. Una follia ancor meno accessibile rispetto al passato, ma ancor più goduriosa. Vi spiego i motivi nella recensione di Europa Universalis V.
Balzo grafico e temporale

A farsi notare in primis è la rivoluzione estetica. L’interfaccia mantiene un connotato classico ma viene modernizzata e resa più chiara, senza comunque perdere la sua identità. I menù sono ben leggibili, come anche le tooltip che forse sono fin troppo abbondanti. Un elemento utile che all’inizio aiuta molto a comprendere le dinamiche strategiche e gestionali, ma pure la materia storica stessa da manipolare durante una partita, e che a lungo andare potrebbe stufare – fortunatamente, si possono ridurre o rimuovere.
I dati da metabolizzare quindi aumentano in una mappa globale sempre tinta con mille colori. Il tutto spaventa non poco, anche perché si passa dai confini 1444-1821 a 1337-1840 circa. Un orizzonte importantissimo per tutto il mondo e incantevole, ricco di eventi che hanno trasformato il Vecchio Continente e portato alla scoperta di nuove terre. Europa Universalis V li approfondisce a dovere con un gran numero di eventi: la rivalità tra Guelfi e Ghibellini, lo Scisma d’Occidente e la rivolta dei Turbanti Rossi sono solo alcuni di essi. Certo, ci sono località che hanno più flavor al lancio e altre meno, come nel caso delle Americhe, ma sicuramente si tratta di uno spazio lasciato vuoto per poi arricchire il tutto con DLC più o meno grandi. Si parla tuttavia di numeri già enormi: esattamente 7.022 eventi contro i 6.351 di EU4 1.37.
Questi si uniscono ad altri elementi inediti che vedrete a breve, approfonditi peraltro con post e contenuti ad hoc da Paradox Tinto stessa con i format Tinto Talks, Tinto Flavor, Tinto Maps e Tinto Flags. Riassumendo tutto in queste prime battute, si può dire che Europa Universalis V abbonda e forse anche in maniera davvero esagerata. La ridefinizione del genere con così tanti contenuti è disarmante. È un salto quantitativo che lo rende a tutti gli effetti il Grand Strategy Game definitivo a oggi, che peraltro può ancora evolvere diventando un meraviglioso mostro.
Ancor più “city builder” e manageriale economico

Un mostro che si espande su due direzioni strettamente legate tra loro: la gestione delle città e del commercio. Uno dei numeri più incredibili estrapolati da Paradox è il passaggio da 46 edifici complessivi in EU4 a 434 edifici in EU5. Il controllo dei pop avviene proprio attraverso essi. Ciascuna costruzione ha un impatto sulla catena produttiva dei paesi e delle nazioni, ovvero sull’economia tramite il commercio, e quindi anche sul benessere della popolazione e la sua ripartizione nei quattro ceti: nobili, clero, borghesi e gente comune.
La loro soddisfazione viene definita dall’intricatissima rete composta da mercato, diplomazia, guerre e amministrazione. Sono i micro-elementi che definiscono tali sfere a far bruciare il cervello facendo girare incessantemente gli ingranaggi mentali. Questo riguarda soprattutto la porzione economica, rappresentata da mercati dinamici dove si devono gestire costantemente import ed export per massimizzare i profitti e accontentare le richieste del popolo. Lo si potrebbe definire un grande minigioco all’interno di Europa Universalis V, essenziale e complementare alle altre sezioni del pacchetto ludico.
Chiaramente la loro variazione nel corso delle varie ere dipende anche da come si spendono i punti ricerca. L’albero delle scoperte è forse una delle porzioni del titolo in cui si passa più tempo alla ricerca della sequenza di bonus, strutture, opportunità amministrative e forze armate da sbloccare. In un certo senso, prende anche il posto delle missioni presenti in EU4. Questi ultimi traguardi da raggiungere risultano infatti ridotti rispetto al predecessore. O meglio, il sapore unico di ogni potenza viene integrato in molte altre schede (inclusa la ricerca) lasciando spazio a missioni amministrative, diplomatiche ed espansionistiche di vario genere, la cui conclusione porta prevalentemente all’ottenimento di buff momentanei.
I (pochi punti) deboli di Europa Universalis V

In questa colossale meraviglia digitale ci sono anche dei punti deboli da trattare. Sul piano contenutistico, una critica davvero minima va fatta alla mancanza di meccaniche e dinamiche più profonde per un numero minimo di potenze globali, come già accennato per le Americhe. Con il tempo arriveranno comunque contenuti aggiuntivi e aggiornamenti appositi, quindi non c’è nulla da temere.
Nell’arco delle varie versioni recensite, fino alla 0.9.10 rilasciata proprio durante la stesura della recensione, si è fatta sentire una certa passività e inadeguatezza dell’IA soprattutto durante le battaglie. Tra più partite giocate e simulate abbiamo riscontrato problemi nel movimento delle truppe e nelle loro azioni, vicini a quelli presenti in Crusader Kings III. Sembra essere stata rivista nell’arco della nostra prova completa, ma restano certi aspetti da ricalibrare.
Altro elemento da non sottovalutare è la pesantezza del gioco sull’hardware. Con la nostra build che conta su CPU AMD Ryzen 7 9700X, scheda video AMD Radeon RX 7800 XT e 32 GB di RAM abbiamo notato alcuni inciampi nelle fasi finali di una partita. Abbassando i dettagli grafici si può recuperare terreno, ma il vasto numero di elementi da calcolare e visualizzare rendono Europa Universalis V un mattone. Non per nulla, i requisiti consigliati prevedono una CPU Ryzen 7 7800X3D, proprio 32 GB di RAM e almeno una RTX 3060 Ti o RX 6700 XT. Attenzione però: con la versione 0.9.10 le prestazioni sono migliorate visibilmente in certi momenti, quindi potrebbero esserci piacevoli sorprese con la versione 1.0 e successive.
Infine, la durata di una partita potrebbe stancare molti giocatori – anche se resta parzialmente una questione di gusto personale. In simulazione completa a massima velocità, un salvataggio dal primo all’ultimo giorno può richiedere tra le 8 e le 10 ore circa a seconda delle altre impostazioni selezionate. Per paragone, una run completa simulata con EU4 si manteneva sulle 3 ore. Assumendo i panni di qualsiasi potenza bisogna pertanto prevedere una durata anche oltre le 30 ore per una singola run, in base a quanto volete automatizzare il controllo e a che velocità volete andare.
Europa Universalis V è pesante e va benissimo così

Europa Universalis V è quindi profondo, epico e granulare, dotato di una colonna sonora mozzafiato e con meccaniche da valutare in ogni loro aspetto. Questa maestosità non sorride né ai veterani di EU4, né a quelli di altri fedelissimi giocatori Paradox. L’esperienza gioca sempre a favore, ma appare comunque insufficiente dinanzi a una rivoluzione così solida e complessa, pesante non solo sull’hardware ma anche sulla mente.
Fortunatamente, Paradox Tinto ha ben pensato di introdurre elementi di automazione al Clausewitz Engine per alleggerire il carico. Si possono evitare molti aspetti del gioco, dalle rotte commerciali alle battaglie stesse, passando per la ricerca, le azioni del Parlamento, la creazione di colonie e altro ancora. Esiste poi la Europedia, un’enciclopedia sufficientemente pratica da usare. È un vero e proprio wall of text diviso in caselle, molto utile ma che evidenzia la natura macchinosa del titolo.
Sono piccole, importanti opzioni di accessibilità belle da vedere e pronte a non essere più usate continuamente. Aiutano a compensare il breve e non proprio soddisfacente tutorial, accompagnando il giocatore nelle prime decine di ore per poi renderlo in gran parte indipendente. In fondo, però, va benissimo così. Pur avendo aumentato le dimensioni e la complessità, Europa Universalis V non è affatto impossibile da imparare da zero. Anzi, la soddisfazione finale di avere giocato il grand strategy definitivo sarà ancora più elevata.
La recensione in breve
Europa Universalis V continua a essere il titano del catalogo Paradox, un articolato intruglio degli elementi più forti visti negli altri grand strategy dell’azienda, ripulito e modernizzato. È gargantuesco e spaventoso, richiede decine di ore per essere compreso a pieno tra il mercato dinamico, il maggior numero di eventi e le tantissime opportunità di personalizzazione della propria potenza. Se il quarto capitolo era già tosto da approcciare, il quinto lo è ancora di più – ma ha anche importanti novità per l’apprendimento. Paradossalmente, ma neanche troppo, è proprio questa dimensione elevata all’ennesima potenza che rende EU5 profondamente attraente...a patto che si riescano ad apprezzare i giochi più cervellotici. Avere già un curriculum ludico che conta EU4, CK3 e VIC3 può aiutare, ma anche i veterani si troveranno spaesati per diverse ore e dovranno sorbirsi alcune imperfezioni, attendendo la loro risoluzione. I problemi attuali passano comunque in secondo piano quando il gioco è in uno stato pazzesco, solamente da lucidare.
-
Voto Game-eXperience
