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Videogames e Far West

Il fascino che riveste il Far West nella cultura popolare è difficilmente ignorabile. L’attrazione della frontiera americana, con tutte le sue icone e soprattutto con tutti i suoi significati simbolici, è qualcosa che ha affascinato pressoché chiunque, generazione dopo generazione: inevitabile, quindi, che tale fascinazione venisse riflessa in molteplici opere culturali, dalla musica al cinema. Il cinema in particolar modo ha contribuito alla diffusione del Far West presso il grande pubblico, con la nascita di un genere specifico come il western. In Italia tale fascino è stato sentito fin dai suoi esordi, con film capaci di ritagliarsi la nicchia degli spaghetti western e anche molteplici fumetti in grado di segnare generazioni di lettori, da Tex a Zagor. Al giorno d’oggi, uno dei media più in forma è soprattutto quello del videogame, in grado di portare in scena le ambientazioni più variegate: fra queste, era impensabile che un posto speciale non spettasse proprio al Far West.

Non si può ovviamente fare a meno di partire da una delle ultime conferme di come la frontiera americana abbia ancora un ascendente fortissimo sulle persone, e nel caso di specie sui videogiocatori: si parla ovviamente di Red Dead Redemption 2. Uscito nel 2018 su console e un anno dopo su PC, il gioco ha confermato il successo ottenuto nel 2010 dal primo Red Dead Redemption, in grado all’epoca di catalizzare le attenzioni della community mondiale che ancora spera in una remastered. In entrambi i casi si tratta di giochi open world dalla forte componente narrativa, dove tra missioni principali e secondarie si esplorano gli scenari più classici del Far West: impossibile non pensare agli scenari polverosi del Nuevo Paraiso o alle miniere abbandonate e coperte dalla neve della regione di Ambarino.

Il mondo videoludico, a ben vedere, è arrivato ben presto a farsi ammaliare dal West: i primi casi infatti risalgono agli albori dell’industria del videogioco. Fra i tanti esempi, merita senz’altro menzione Oregon Trail, gioco addirittura del 1971. Nato come avventura testuale, ancora oggi è ricordato con affetto perché, negli Stati Uniti, è stato largamente utilizzato come supporto educativo nelle classi elementari: scopo del gioco era gestire 5 coloni nel loro viaggio su una delle piste più battute per dirigersi verso il West, la Oregon Trail appunto, curandone salute, alimentazione e così via. Il caso di Lucky Luke è simile: nato come personaggio dell’omonimo fumetto belga degli anni ’40, il successo del cowboy lo ha reso protagonista di numerosi titoli fin dal 1987, arrivando su tutte le console più rappresentative come Game Boy, Commodore 64, PlayStation e da ultimo sugli smartphone Android.

È invece oggi ricordato tra i classici del genere Gun, open world narrativo del 2005. Il gioco spingeva al massimo le possibilità delle console del periodo, mettendo in scena un open world diviso per regioni e ponendo ben pochi limiti alla sua esplorazione. La storia era il punto forte ma le attività secondarie naturalmente avevano il loro peso, riflettendo ciò che si sarebbe potuto trovare all’epoca: incarichi da cacciatore, pony express, catture di ricercati o sfide ai tavoli verdi dei saloon, nei quali proprio in quegli anni venivano definitivamente codificate molte delle regole ancora oggi vigenti nei tornei più importanti.

Nel genere stealth e strategico in tempo reale rientra invece la serie Desperados, il cui primo capitolo risale al 2001. Nel periodo d’oro del genere RTS, quindi, venne scelta un’ambientazione western che fu la causa principale del successo della serie, distinguendolo dai tanti altri potenziali concorrenti. L’ultimo capitolo, Desperados 3 del 2020, conferma l’assunto: l’accoglienza è stata calorosa sia da parte dei videogiocatori di vecchia data, sicuramente anche grazie a un po’ di sana nostalgia, sia fra il pubblico odierno, affascinato dagli scenari iconici.

Infine, merita una menzione a parte la serie di Call of Juarez. All’esordio nel 2006, si trattava di FPS ambientati nel Far West e con un forte comparto narrativo: i primi due capitoli, in particolare, sono ricordati con molto affetto. Dopo un terzo capitolo, considerato dai più un passo falso, a risollevare la serie ci ha pensato l’ultimo titolo della serie: Call of Juarez Gunslinger, uscito nel 2013. La trama, per quanto interessante, passa in secondo piano rispetto al gameplay particolarmente arcade e alla scelta di uno stile grafico in cel-shading, mentre i continui capovolgimenti di scena nelle missioni, dovuti al fatto che queste siano ricordi spesso inesatti del narratore, rendono il gioco particolarmente divertente: sicuramente un ottimo esempio di quanto il Far West abbia dato, e potenzialmente ancora possa dare, al mondo videoludico.

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Redazione

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