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Syberia: the World Before – Recensione

Nei panni di Kate Walker, per l'ultima volta...

Riuscirà Syberia: The World Before, opera postuma del compianto Benoit Sokal, a chiudere al meglio la fantastica epopea di Kate Walker?

Molto tempo fa, in una galassia lontana lontana, tanti capelli ed ere geologiche fa, il genere dominante era quello delle avventure grafiche: una golden age in cui, a cadenza quasi mensile, assistevamo al rilascio di titoli della caratura di Loom, Maniac Mansion, Monkey Island, Indiana Jones e il destino di Atlantide, Police Quest, King’s Quest… e chi più ne ha, più ne metta. Chiunque, leggendo i sopraccitati titoli, sarà stato assalito da un fremito di nostalgia, a riprova della indubbia qualità dei titoli in oggetto, ad oggi considerati come pietre miliari e punti di riferimento di un genere che, dopo una pausa durata un decennio, risulta essere vivo e vegeto. Ed è appunto nel 2002 che assistemmo al debutto della saga di Syberia, di cui questo The World Before rappresenta l’ultima, e non solo in ambito cronologico, incarnazione. Creata dal genio creativo di Benoit Sokal, autore affabile, gentile e sempre disponibile, recentemente scomparso, Syberia ci mette nei panni di Kate Walker, giovane avvocato che si troverà invischiata, suo malgrado, in un affaire ereditario ben più grande di lei che, ad ormai venti anni dal primo episodio, continua ad avere ripercussioni sulla sua vita.

Syberia: the World Before

Ed è appunto qui che prendono il via gli eventi di Syberia: The World Before che ci vedrà, per la prima volta nella serie, allontanarci dalla impersonificazione esclusiva di Kate Walker. Siamo infatti nel 1937, in pieno periodo pre-bellico, un momento di quiete prima che l’universo steampunk Vaghariano venisse sconvolto dalla follia populista del Movimento dell’Ombra nera, una milizia neofascista di chiara ispirazione nazionalsocialista, nei panni di Dana, una giovanissima (e talentuosissima) pianista, pronta a spiccare artisticamente il volo, inconsapevole delle brutture che, di li a poco, avrebbero rivoluzionato la sua vita.

L’ultimo lascito del compianto Benoit Sokal


Si torna ora al “presente” (gli eventi dei tre precedenti Syberia ci han portato dal 2002 al 2005), momento storico nel cui troviamo Kate Walker imprigionata in una miniera di sale insieme alla sua compagna: venuta a conoscenza della morte della madre, Kate riesce rocambolescamente a fuggire dagli scavi sotterranei, non prima di aver recuperato, in una locomotiva sepolta sotto terra, un quadro raffigurante, per l’appunto, la giovane Dana nel 1937, ravvisando una tremenda somiglianza tra l’immagine raffigurata nel quadro e lei medesima. Da qui partiranno una serie di spostamenti, che vi evito per non spoilerare troppo la narrazione, vero fiore all’occhiello di questo Syberia: The World Before, che porteranno la nostra Kate alla ricerca del legame che la unisce a Dana, per scoprire una storia sopita nel tempo, alla base di tutta la Lore dell’universo steampunk di Syberia stessa. In piena tradizione Syberia, il gioco ci condurrà per mano ad una graduale scoperta degli eventi, lesinando in colpi di scena ma costruendo, passo dopo passo, una base narrativa forte, solida ed intrigante, che condurrà al climax finale, strappando più di qualche lacrima, ultimo lascito del compianto Sokal.

Syberia: the World Before

Cuore del gioco, come del resto di ogni avventura grafica che si rispetti, è l’esplorazione ambientale e la contestuale risoluzione di enigmi scoperti grazie alla stessa. Come da copione, gli enigmi non saranno mai troppo ostici, ma nemmeno eccessivamente semplici, configurando dunque un quadro di insieme appetibile e mai frustrante, realizzato anche per permettere l’avvicinamento a frange meno smaliziate di videogiocatori che, altrimenti, si sarebbero tenuti alla larga da questo genere a loro avulso. Per far ciò si è scelta una impostazione alla “Life is strange” con una narrazione che fa da collante ed accompagnamento tra una scoperta e l’altra, dipanando con delicatezza trame, sottotrame e eventi secondari, non necessari alla risoluzione del gioco ma capaci di dare maggiore profondità narrativa agli eventi di Syberia: the World Before. Detto cambiamento si è reso necessario per riportare in auge (riuscendoci benissimo tra l’altro, ndDix) questo episodio dopo il pasticciaccio fatto con la terza iterazione del franchise che, al netto di una narrazione di buon livello, presentava diversi problemi di interazione, risolti solo dopo un annetto e passa con la completa riscrittura dell’interfaccia utente, troppo tardi però per porre rimedio al danno di immagine fatto con un rilascio frettoloso e raffazzonato alla meno peggio.

La degna conclusione di un franchise di successo

Con Syberia: the World Before assistiamo dunque all’alleggerimento della interfaccia utente, grazie alla quale sarà possibile interagire con gli oggetti sparsi nel mondo di gioco mediante la pressione di un solo tasto ed effettuare, quando possibile, scelte multiple mediante la pressione di altri due tasti, indipendentemente si stia giocando da tastiera o da pad (quello Xbox è pienamente supportato e rende, anzi, il gioco molto gradevole, svelando la progettazione multipiattaforma di questo episodio). L’esplorazione ambientale, grazie anche al sapiente utilizzo di una telecamera mobile in terza persona, rende agevole l’interazione in un ambiente in cui ogni oggetto “utile” verrà evidenziato in modo facilmente intelligibile, ponendo finalmente rimedio a quanto di male fatto con il precedente episodio della serie. Rispetto al terzo capitolo è stato pesantemente rivisto anche il motore grafico, sfruttato a dovere e, grazie al quale, riusciamo ad avere un mondo carico di dettagli e del quale sarà impossibile non innamorarsi: la fascinazione dell’estetica steampunk, tanto se inserita nel mondo del 1937 quanto in quello presente, è innegabile e rappresenta il vero tratto distintivo di questo quarto episodio, i cui ambienti sono finemente cesellati, vivendo di vita ed attrattiva propria.

Syberia: the World Before

Discorso a parte va fatto per i modelli poligonali dei personaggi che, in perfetto stile Syberia, non hanno mai cercato di essere iperrealistici, provando a mantenere quella sospensione dell’incredulità, facendo si che il tutto sembrasse tratto da un contesto onirico e sognante ma dando comunque un colpo d’occhio d’insieme apprezzabilissimo, al netto di una innegabile imperfezione degli stessi che, però, non va ad inficiare minimamente la godibilità del titolo rappresentandone, a mio parere, un ulteriore punto di attrazione.
Il comparto sonoro, invece, brilla sotto tutti i punti di vista: affidato al solito Inon Zur, già responsabile (tra le altre) delle musiche di Fallout 4, accompagna perfettamente, ed in modo evocativo, ogni singolo momento della narrazione, donando ulteriore spessore ad un comparto già allo stato dell’arte. Unica, vera, pecca è la mancanza della localizzazione in italiano: il nostro idioma è infatti presente solo sotto forma di sottotitoli, relegando il comparto audio alla sola presenza della lingua d’albione.

Verdetto Finale

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Giovanni Tomaselli

Giovanni Tomaselli

Videogiocatore da quando ha memoria, è disperso nella wasteland alla ricerca di bamboline della Vault-tec, sperando di finire, un giorno o l'altro, la sua collezione!

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