Più viene mostrato materiale sul seguito di Red Dead Redemption e più sale l’interesse verso questo gioco. Dato che il western come ambientazione videoludica è stato ampiamente sfruttato, vale la pena dedicargli una retrospettiva sulle proposte più significative, oltre a quella di Rockstar, che già tutti conoscono.

Gun Smoke e Sunset Riders: l’era pixel

E’ facile iniziare da qui. Tecnicamente potremmo cominciare anche da prima, dato che il western ha colpito l’immaginario del pubblico già dagli anni 60 nel cinema e di conseguenza è stato presente sin dagli albori dei videogiochi, nell’era Atari e Commodore. Tuttavia Gun Smoke è forse il titolo che riproduce di più l’atmosfera della frontiera nei mondi pixelosi sugli 8 bit. In questo caso parliamo di uno sparatutto a scorrimento verticale che si rifà, sebbene non espressamente, all’omonima serie televisiva. La sua struttura ricorda molto Commando, altro titolo sviluppato anch’esso da Capcom nello stesso periodo. Con i dovuti ridimensionamenti sul fronte grafico, Gun Smoke sbarca qualche anno dopo anche sull’8 bit Nintendo, conservando però inalterata la sua giocabilità e riscuotendo un certo successo. Attualmente è reperibile nel Capcom Arcade Cabinet per Playstation 3 e Xbox 360.

Nell’era 16 Bit invece il titolo di riferimento è Sunset Riders di Konami, un antesignano dei corri&spara in stile Metal Slug. I pistoleri infatti devono muoversi lungo dei livelli orizzontali, sparando contro i nemici e schivando ostacoli o proiettili che arrivano da ogni direzione. La cooperativa sino a quattro giocatori rendeva involontariamente bene un genere di situazione divenuta “cult” nei film, ovvero la formazione di una “posse”, una squadra di cacciatori di taglie che affrontava un pericoloso bandito per poi dividersi al termine della missione (come i giocatori ritrovatisi di fronte al cabinato per completare il gioco). Una conversione venne realizzata per Mega Drive e Super Nintendo e a distanza di tempo la software house nipponica produsse un seguito non ufficiale intitolato C.O.W.boys of Moo Mesa, praticamente identico nella sostanza a Sunset Riders, ma con stavolta protagonisti dei bovini antropomorfi tratti da un cartone animato. Se la cosa può sembrare strana è bene specificare che la serie animata seguì il successo delle Tartarughe Ninja, le quali stavano letteralmente spopolando in quel periodo.

Mad Dog Mc Cree : tentativi di fotorealismo

La console 3DO di Trip Hawkins e Panasonic implementò in diversi giochi dei Full Motion Video con attori reali per cercare di proporre una specie di fotorealismo ludico in anticipo sui tempi. Un titolo studiato per essere un film interattivo dal principio alla fine era Mad Dog McCree, inizialmente giunto anch’esso in sala giochi per combinare la sua veste grafica con le pistole dei cabinati. Non fa parte dell’eccellenza, ma vale la pena citarlo per ragioni di colore. L’esperimento infatti non era particolarmente brillante come sparatutto light-gun e la recitazione dei personaggi era inferiore a quella di un film di serie B (mentre il doppiaggio italiano venne realizzato palesemente da attori americani con una conoscenza approssimativa dell’idioma di Dante, producendo dei risultati che rientrano ancora oggi tra i peggiori mai sentiti in un videogioco). Venne comunque sviluppato un seguito, ma gli sparatutto basati sulle pistole ottiche avrebbero avuto il loro periodo d’oro dal 94 in avanti e con l’uscita di giochi come Virtua Cop e Time Crisis.

Desperados : non solo azione

Agli strategici della serie Commandos seguirono i due capitoli di Desperados: “Wanted Dead or Alive” e “Cooper’s Revenge”, che implementavano le stesse meccaniche ma in un’ambientazione western anziché bellica. Entrambi si basano su di una visuale isometrica, con delle mappe disegnate a mano di qualità ancora pregevole per gli standard odierni. Nel corso di ogni singola missione sono presenti molteplici obiettivi da completare, implementando anche elementi stealth. Per venire incontro agli esigenti giocatori di strategici su pc, la difficoltà di Desperados fu tarata verso l’alto, arrivando ad considerata persino più impegnativa di quella di Commandos. Volendo trovare un corrispettivo recente sul mercato si può fare un paragone con Shadow Tactics. Pertanto gli estimatori di quest’ultimo potrebbero non disdegnare un pizzico di retrogaming, dato che l’attuale detentore dei diritti di Desperados (THQ Nordic) li ha ripubblicati su GoG.Com e Steam.

Wild Arms : il jrpg western/fantascientifico

Wild Arms invece merita una menzione particolare per via del suo modo originale di intendere il genere western, mescolandolo con il fantasy, lo steampunk o la fantascienza e proponendolo come J-rpg.
La trama infatti si svolgeva in un mondo dove demoni e creature mostruose esistono al pari di un fantasy, ma dove al tempo stesso lo sviluppo integrava aspetti tecnologici alterni a seconda del capitolo, sorprendendo talvolta nel presentare una semplice pistola alla stregua di un artefatto magico, temuto dai comuni abitanti.
Giunto sulla prima Playstation nel Dicembre 96, un anno prima di Final Fantasy 7, pur senza eguagliare in termini tecnici l’illustre concorrente, Wild Arms proponeva comunque delle meccaniche solide, un buon numero di missioni secondarie e un mondo decisamente ben caratterizzato. L’elemento interessante è che ciascun protagonista disponeva di tecniche personali, utili non solo a differenziarlo in combattimento ma anche a raggiungere punti segreti nei dungeon, risolvere puzzle e trovare oggetti. Ritagliatosi il suo pubblico, il titolo di Media Vision continuò la sua corsa sino al quinto capitolo su Playstation 2. Attualmente il primo episodio è giocabile come classico PSONE su Playstation 3 e Vita mentre il terzo, dotato di una grafica in cel-shading, su Playstation 4 come classico PS2. Similmente ai Final Fantasy, ogni capitolo verte su di una storia e protagonisti diversi, risultando giocabile a sé.

Call of Juarez, Red Steel 2 e Red Dead Redempion: cowboys dei nostri tempi

Call of Juarez e Red Steel 2 invece fanno parte del contemporaneo della scena videoludica. Il primo è una serie di sparatutto in prima persona sviluppata da Ubisoft, anche se non sempre si è mantenuta fedele all’ambientazione originale.
Sebbene alcuni capitoli siano stati compatibili con lo scenario storico, The Cartel invece ha rivisitato la saga in chiave moderna immaginando la guerra al narcotraffico messicano come uno scontro tra fuorilegge e sceriffi a distanza di un secolo e mezzo.
Bound in Blood invece si concentra sulla storia di due fratelli, che disertano l’esercito confederato degli stati del Sud durante la guerra civile americana per andare a caccia di un tesoro, salvo poi restare invischiati in un pericoloso triangolo che vede protagonista anche una femme fatale e un bandito. Il più interessante rimane però Gunslinger, distribuito sotto forma di indie per Pc e console nella scorsa generazione.

Il secondo, sempre prodotto da Ubisoft, integrava il sensore Wii motion plus per impiegare al meglio i controlli di movimento della console Nintendo. Anche in questo caso si trattava di una reinterpretazione del genere, che introduceva katane e influenze orientali per creare una storia di vendetta che fondesse i canoni più classici della tradizione cinematografica occidentale e asiatica. Bizzarro, si, ma non completamente inedito dato che la serie TV Kung Fu, con David Carradine aveva sperimentato qualcosa di simile negli anni 70. Le meccaniche di gioco, allo stesso modo, integravano l’utilizzo di pistole con le armi da taglio, creando un curioso miscuglio che sfruttava molto bene il Wiimote.

Che dire di Red Dead Redemption che il pubblico già non sappia mentre è in attesa del seguito? Il gioco di Rockstar ha replicato la formula di GTA nel selvaggio west proponendo una campagna per giocatore singolo decisamente ben fatta e dotata di una narrativa mai banale, a tratti persino toccante e drammatica nel tratteggiare i personaggi. Il multiplayer invece ha portato gli utenti a lanciarsi in scorribande sulla frontiera dell’online, così come i pistoleri le compivano lungo la frontiera americana. Tra bande di sceriffi e fuorilegge, “sfide all’OK Corral”, partite a poker e cavalcate, il materiale offerto era decisamente ampio e replicava un’esperienza degna di un film di Sergio Leone e Clint Eastwood.

Dalla scena indie invece è arrivato il recente Bombslinger (qui recensito), una specie di Bomberman roguelite.

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