La pubblicazione di un nuovo Bomberman al lancio di Switch è stata gradevole, ma ha anche messo l’accento su come questo gioco di Konami sia praticamente privo di emuli sul mercato e su come sia stato poco incline al rinnovamento. Come al solito ormai, è il panorama indie a cercare qualche guizzo di cambiamento, proponendo Bombslinger come alternativa roguelike.

Bombolo vs Bomberman

Non aspettiamoci una vera trama, in quanto questa si riduce al classico pretesto da film western in cui un ex bandito deve vendicarsi di chi ha ucciso sua moglie.
Bombslinger, al pari di Bomberman, consiste in giocabilità pura e azione, sin dal primo momento. Per fare ciò non cerca di imbastire chissà quale storia, conscio che il giocatore tragga divertimento dalla sua immediatezza e dal suo spirito arcade.
Ogni livello è costruito su di un’area divisa da alcuni blocchi che servono da riparo per le esplosioni, mentre nelle zone aperte bisogna piazzare delle bombe che scoppiano dopo qualche secondo, propagando un’ondata di fuoco lungo delle linee rette. Alcune di queste coperture sono indistruttibili, altre invece vengono demolite, lasciando la geografia di ogni area completamente plasmabile dall’andamento della partita. Le lingue di fuoco inoltre possono danneggiare i nemici così come il protagonista, pertanto è importante sganciare ogni bomba facendo attenzione a non ritrovarsi sulla sua traiettoria al momento cruciale.
Poche regole quindi, ma importanti e che ribadiscono l’abilità del giocatore nell’affrontare dei nemici ben caratterizzati nei loro attacchi, come gli animali che corrono alla carica o gli umani con le armi. I punti ottenuti permettono di sbloccare potenziamenti come un aumento della velocità o della gittata delle bombe e oggetti equipaggiabili.

Quando Konami incontra il roguelite

Sono reperibili anche altre armi (come pistole e tagliole) per variare le modalità di attacco e facilitare gli scontri con i boss di fine livello, i quali saranno ben più tosti da battere rispetto i loro subordinati. A tal proposito bisogna specificare che il grado di difficoltà in alcuni punti può essere davvero ostico se accostato all’impostazione rogue del gioco e dall’assenza di checkpoint. La sconfitta è accompagnata da una ripartenza dall’inizio e una perdita di potenziamenti, risultando quindi davvero punitiva in alcuni casi.
E’ vero che una certa curva di sfida va garantita in un titolo arcade per sostenere la longevità ed evitare che la campagna venga completata nel giro di poco, però sarebbe stato meglio rendere l’avanzamento più uniforme. Lo spazio per la rigiocabilità comunque non manca: la creazione procedurale dei livelli infatti garantisce delle zone diverse ad ogni partita, alleviando il senso di ripetitività che invece poteva presentarsi su mappe fisse. Inoltre è presente una modalità multigiocatore in cui sfidare in locale altri avversari umani.
La grafica è fondata su di un utilizzo dei pixel adeguato; pur senza esprimere virtuosismi elaborati, si raggiunge un discreto grado di dettaglio. Buone le musiche, che richiamano a sonorità da pellicola western, così come a qualche tema più rockeggiante.

Pro

  • una variante di un classico dei videogiochi
  • rapporto prezzo qualità adeguato

Contro

  • difficoltà sovente alterna e troppo punitiva nel gestire il fattore “rogue”

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