RECENSIONI

Sony Pulse 3D | Recensione

Con l’arrivo della nuova generazione di console, mai come in questi mesi l’audio ha assunto un ruolo fondamentale nell’esperienza globale dell’utente. Non che prima la componente sonora fosse marginale, questo è chiaro, ma l’introduzione di standard come il Dolby Atmos da un lato e, dall’altro, il costante progresso tecnologico verso nuovi engine ultra-realistici hanno fatto sì che, nella pletora di aspetti che compongono un videogioco, concetti come spazialità sonora o audio 3D, notoriamente più cari ad un pubblico audiofilo con una certa esperienza, venissero sdoganati ed estesi alla portata di tutti. Nulla da stupirsi se con il progredire della tecnologia sia cresciuta anche l’aspettativa (e le esigenze) del pubblico, che – per quanto concerne l’universo PlayStation – possono godere di uno degli headset wireless più impressionanti e all’avanguardia nel mercato. Siamo finalmente riusciti a provare le introvabili Pulse 3D di Sony e il risultato, al netto di qualche leggera imperfezione, vola ben al di sopra delle nostre aspettative.

Pulse 3D sony

Estetica e Design

Se ripensiamo alla campagna lancio di PlayStation 5, è difficile dimenticare la spinta mediatica data da Cerny e soci al Tempest Engine, il motore audio proprietario della neo-ammiraglia capace di ricreare una spazialità sonora tridimensionale, a quanto riferito, senza precedenti. Le Pulse 3D rappresentano il modo migliore per godere di questi progressi tecnologici, a patto ovviamente di avere nella propria libreria titoli recenti come Demon’s Soul, Spider-Man Miles Morales o Maiden (alcuni dei nostri banchi di prova) che supportano appieno tale standard audio 3D. Ma di questo, ovviamente, ne riparleremo a breve.

Cominciamo dalla componente estetica di queste Pulse 3D, che richiamano in continuità lo stile minimale di PS5 con i colori che la contraddistinguono: plastiche di colore bianco/grigio tenue, fascia elastica, padiglioni e interno cuffie neri, con un gradiente opaco gradevole. Ad un primo sguardo l’headset appare elegante e comodo: il doppio archetto superiore con fascia morbida garantisce un utilizzo prolungato dell’headset senza fastidi, mentre i padiglioni, in foam morbida rivestita in finta pelle, hanno dimensioni generose e coprono del tutto i lobi dell’utente. La forma tonda e lo spazio di alloggiamento generoso conferiscono alle Pulse 3D un ergonomia ottima: certo, non potremo affermare che, in pieno agosto, vi sembrerà di utilizzare due auricolari in-ear, ma tale soluzione garantisce un notevole isolamento sonoro e, complice la natura morbida della foam, un comfort uniforme per l’intero orecchio.

Discorso diverso per quanto concerne le plastiche dell’headset, che pur rivelando un piacevole feedback aptico non veicolano al meglio il concetto di robustezza visto su hardware concorrenti. Il peso contenuto (nemmeno 300 grammi) dell’headset, che da un lato rappresenta un punto di forza del prodotto, dall’altro ne espone il fianco se approcciato in termini di resistenza e solidità. L’eleganza indiscutibile di Pulse 3D stride un po’ con questo senso di fragilità, quasi le plastiche (non economiche, ma nemmeno troppo pregiate) rischino di spezzarsi in caso di cadute o urti accidentali. Durante il nostro utilizzo, l’headset si è comportato in modo eccellente senza regalarci sorprese: tuttavia, abbiamo volutamente evitato di stressarne la resistenza, proprio alla luce della nostra impressione iniziale. Un utente con un minimo di buone maniere e di sale in testa, tuttavia, può dormire sogni tranquilli senza temere rotture accidentali.

Pulse 3D sony

Wireless, connessioni e funzionalità

Analizzando gli aspetti tecnici delle Pulse 3D, notiamo come uno dei driver alla base dell’ingegnerizzazione di Sony sia stato il voler dar vita ad un prodotto accattivante e valido nel contesto tecnologico, che non rinunci un solo istante a stile e carattere. L’headset monta due driver da 40mm a neodimio: una soluzione conservativa, seppur le dimensioni generose dei padiglioni avrebbero permesso di osare qualcosa di più. In dotazione è presente un ricevitore WiFi USB plug&play a 2.4GHz compatibile con PS5, PS4/PS4 Pro, PC e Mac: se la fruizione su console è fulminea, al netto delle basilari configurazioni da apposito menu, anche su PC/Mac è possibile usufruire in un batter di ciglia dell’headset in modalità wireless. L’assenza di app dedicate, in questo specifico scenario, fa sì che alcune opzioni distintive delle Pulse non siano disponibili, ma facilità d’uso e riconoscimento immediato del microfono sui sistemi operativi più recenti soppesano abbondantemente questa lacuna. Ricordiamo infine che sarà possibile utilizzare le Pulse 3D in modalità Wired, agganciandole direttamente al DualSense di PlayStation (o anche a pad della concorrenza, tra cui quello Microsoft, purché provvisti di ingresso jack/3.5mm): l’alimentazione delle cuffie, in questo caso, sarà a carico del pad a cui sono collegate, a fronte di una durata di circa 10/12 ore in modalità senza filo.

L’handling del dispositivo risiede nella scocca del padiglione sinistro, dove alloggiano pulsanti e interfacce I/O. Muovendoci dall’alto al basso troviamo il pulsante per il missaggio audio di gioco/chat, lo switch per mandare in cuffia il segnale del mic, il regolatore del volume e lo switch on/off del microfono. Seguono una porta USB-Type C per la ricarica, un input mini Jack da 3.5mm e il tasto d’accensione. Tali comandi funzionano in modo preciso, permettendo di regolare ogni sessione in modo naturale e intuitivo: di contro, la vicinanza dei tasti potrebbe rappresentare, nelle battute iniziali, un ostacolo da superare con un certo rodaggio. I giocatori con “le mani grandi” potrebbero trovare questa soluzione bella ma poco pratica, ma riteniamo che, al netto di qualche errore iniziale, la gestione dell’headset si digerisca in fretta. Agli estremi superiore e inferiore della “zona di controllo” troviamo due fori, che fungono da doppio mic per l’headset. A conferma dell’estetica ricercata di Sony, questi permettono di abbandonare il tradizionale microfono ad asta in virtù di una soluzione, più accattivante e “moderna”, che capta in autonomia la sorgente sonora. Una genialata in termini di design, che paga però dazio nella pulizia della trasmissione audio: l’assenza di un microfono direzionale, infatti, fa sì che le Pulse 3D catturino parte del rumore ambientale, che se da un lato viene ripulito dall’hardware Sony, dall’altro è udibile ad un orecchio esperto.

Pulse 3D sony

Tempest Engine e Audio 3D

Dopo questa disamina su ergonomia, funzionalità e design delle Pulse 3D, veniamo alla domanda cruciale: l’headset Sony vale davvero i 100€ richiesti o tutta ‘sta storia su Audio 3D e Tempest Engine è una campagna marketing bellissima ma fine a sé stessa? Per quanto la risposta possa essere soggettiva e dipendente dalle aspettative di un pubblico più o meno esperto in materia audio, è impossibile non lodare il lavoro di Sony in termini di spazializzazione. Il Tempest Engine incarna un’evoluzione primaria nell’hardware di casa Playstation, che arricchisce l’esperienza di gioco in modo drammatico anche solo rispetto alla passata generazione. Le Pulse 3D permettono di godere di questa tecnologia proprietaria in un contesto wireless, una condizione sine qua non per una frangia di pubblico via via crescente: tuttavia, e possiamo solo lodare questa scelta di Sony, le API del Tempest Engine sono disponibili a qualsiasi headset stereo connesso via jack 3.5mm al DualSense. Una scelta che non solo offre un’alternativa a chiunque già in possesso di headset propri, ma che conferma quanto Sony creda fermamente in questa tecnologia al punto da renderla accessibile a chiunque – permettendo di valutare l’acquisto delle Pulse anche in seconda battuta.

Il banco di prova ideale per le Pulse 3D, ovviamente, sono state le recenti esclusive PS5. Da Spider-Man Miles Morales a Demon’s Souls, passando per la strepitosa demo iniziale di Resident Evil Village (Maiden) o per Astro’s Playroom, il risultato è convincente e positivo: il suono è corposo e avvolgente, con una spazialità nitida e facilmente percepibile che arricchisce di un’ulteriore dimensione il nostro playthrough. La New York di Spider-Man, ad esempio, è impressionante, e permette di identificare distintamente la provenienza del chiacchiericcio che imperversa nei marciapiedi, del traffico per le vie di Manhattan, delle esplosioni in lontananza che si fanno più decise man mano che ci avviciniamo. Maiden, non a caso lodato più volte come stato dell’arte attuale per l’audio 3D, è un’esperienza sonora indimenticabile, nonostante la brevità dell’avventura: rumori di passi sopra la nostra testa, crepitii alle spalle, fruscii minacciosi che, inutile dirlo, ci faranno voltare per verificare che dietro di noi sia tutto a posto. Le fonti sonore risultano identificabili in modo naturale, seppur in casi limite il paragone con DTS o Dolby Atmos rischia di essere svantaggioso per la tecnologia Tempest. L’ottimo rapporto qualità/prezzo delle Pulse e la compatibilità dell’engine Sony con headset wired “third party” giocano a favore della soluzione PlayStation: ma i perfezionisti dell’audio, prima di approcciarsi all’acquisto, faranno bene a tenere a mente questi aspetti.

Ottima la risposta alle frequenze medio/alte, dove la natura cristallina del suono viene riprodotta in modo estremamente fedele: leggermente meno impeccabili i bassi che, come spesso accade, vengono boostati in modo artificioso per dare maggior impatto e corpo all’esperienza uditiva. Ne risulta un suono sì carico e profondo, ma un orecchio allenato non fatica a percepire quel senso di artificiosità che deriva proprio dall’ovattamento delle basse frequenze. La risposta in frequenza del dispositivo è comunque più che positiva, e vanta una versatilità acustica che rende le Pulse ottime non solo per il gioco, nel qual settore tengono perfettamente testa a prodotti prezzati sopra i 200/250€, ma anche per un ascolto più generale di musica e cinema. Il tutto, ovviamente, con la comodità del wireless – che, nel nostro caso specifico (a circa due metri dallo schermo, con una pletora di altri dispositivi elettronici agganciati al router) non ha alterato, almeno in modo percepibile, la normale riproduzione di contenuti.