Image default
RECENSIONI

Remothered: Broken Porcelain | Recensione

Dopo aver sorpreso un po’ tutti col primo Remothered: Tormented Fathers, con una storia stupenda e particolare minata solo da controlli non proprio all’altezza, Darril Ats e Stormind Games tornano con un secondo capitolo, non propriamente sequel del primo, che vuole confermare e consolidare il successo del precedente. Annunciato durante gli Italian Video games Awards nel 2019, Remothered: Broken Porcelain sembra avere ambizioni ed un team che promette di riportare alla vita un genere piuttosto schivo come quello dei survival horror alla Hunting Ground. Volete sapere tutto del nuovo Remothered: Broken Porcelain? Scoprite il gioco nella nostra recensione.

Remothered Broken Porcelain recensione

Jennifer, un fragile oggetto

Anche se ambientato nello stesso universo narrativo, il nuovo capitolo non è propriamente collegato a Tormented Fathers, nonostante prosegua la storia della curiosa Rosemary Reed e inizi quella di un’altra giovane protagonista. In Remothered: Broken Porcelain il nostro personaggio principale sarà di fatti Jennifer, che dopo essere stata esplulsa dal suo vecchio collegio femminile per via di qualche guaio, trova lavoro all’Ashmann Inn. Inizialmente Jennifer tenta di fuggire e si rompe un braccio, ma a causa del legame con la coetanea Linn, balbuziente, rimane – venendo declassata a semplice cameriera ed aiuto-cuoca. Ciò nonostante, ben presto la ragazza scopre che le cose nell’hotel non vanno proprio come sembrano: gli inservienti si comportano in modi strani e tentano di attaccarla, complici di un segreto troppo grande per essere raccontato. Remothered: Broken Porcelain è del tutto ambientato nell’Ashmann Inn, un albergo ai piedi dell’Etna, un ambiente labirintico e claustrofobico che mescola l’ambiente “casalingo” tipico dell’Italia meridionale, dai pesanti mobili di legno antiquato e pieno di raffigurazioni e santini, a quello degli hotel tipici dell’immaginario cinematografico come potrebbe essere l’Overlook hotel di Shining.

Remothered Broken Porcelain recensione

Ambizioso e vario

Remothered: Broken Porcelain è un survival horror fortemente improntato allo stealth, che non si allontana troppo dalla formula originale preferendo ampliarla e perfezionarla. Esattamente come nel primo Tormented Father, saremo in grado di muoverci silenziosamente per evitare lo sguardo vigile dei nostri nemici. Scappare sarà la soluzione migliore, ma non c’è solo questo: durante i rari momenti di calma potremo raccogliere in giro oggetti utili alla difesa o ad attirare nemici, e se dotati di abbastanza armamentario potremo addirittura crearne alcuni di fortuna attraverso un sistema di crafting piuttosto semplice ed intuitivo, che ci permetterà di assemblare bombe stordenti o fabbricare carillon e diversivi vari per spingere gli inseguitori in una posizione, in modo da attaccarli alle spalle ed incapacitarli per qualche tempo – una gradita introduzione rispetto al precedente capitolo. Inoltre ogni strumento accuminato verrà in nostro soccorso nel caso un avversario ci catturi, costringendolo a mollarci con un semplice minigioco, e potremo bloccare momentaneamente le porte per avere un po’ di sollievo dalla fuga.

Remothered Broken Porcelain recensione

Jennifer ha a disposizione molte più abilità e animazioni della sua vecchia controparte, Rosemary: può saltare ostacoli, attirare l’attenzione, distrarre o piazzare trappole. Può nascondersi dietro agli angoli, aprire lentamente le porte e muoversi furtivamente in maniera piuttosto naturale, potendo persino attaccare il proprio avversario alle spalle. Tuttavia quest’ultima possibilità è tutt’altro che un’impresa facile, in quanto i nemici sono ossi duri che non molleranno alla prima coltellata, costringendoci a pianificare continuamente gli spostamenti tra i nascondigli a disposizione (armadi e cassapanche perlopiù) e la disposizione di carillon, bambole piangenti o la direzione di bottiglie e mattoni da lanciare. Ad un certo punto del gioco acquisiremo anche la “Visione della Falena”, più facilmente denominata Moth Eyes, un potere a ricarica che ci permetterà di distrarre i nemici o stordirli temporaneamente guidando una piccola falena a distanza in prima persona, aiutandoci nelle aree più difficoltose ed evidenziando alleati e avversari. Un discreto sistema di abilità ci viene proposto proprio per aiutarci in queste varie fasi, ognuna scandita da scalini da pagare con oggetti chiamati Chiavi Falena che miglioreranno man mano i danni inflitti da un attacco a sorpresa, la rigenerazione della salute, il rumore che produciamo e perfino la corsa della nostra giovane donzella. Almeno in un luogo ad area potremo far salire le abilità grazie a dei cofanetti verdi con cui interagire, spesso collocati davanti ad uno specchio in grado di curare le ferite inflitte a Jennifer – una vera manna dal cielo considerato l’importante miglioramento subito dall’IA che a volte vede più lontano di un falco pellegrino. Proprio sotto questo punto, l’intelligenza artificiale che anima i nemici si dimostra reattiva e sicuramente più feroce rispetto a quella di Tormented Father, rendendo i nostri inseguitori irrequieti mostri che si aggirano continuamente di stanza in stanza in maniera imprevedibile. Anche per questo l’hotel ed i suoi cassetti sono generalmente costellati di oggetti da difesa, utili in ogni caso: è bene che il giocatore, in previsione di un inseguimento, li raccolga in modo da lasciarli a terra e averli subito a disposizione nel caso passasse nel luogo sbagliato disarmato.

Remothered: Broken Porcelain ha anche diversi enigmi da risolvere, per cui cercare non si tradurrà solo in una effimera raccolta di risorse ma anche di indizi utili a risolverli. Il gameplay in linea generale è ben pensato per instillare nel videogiocatore il panico o quantomeno una costante e sottilissima ansia da “se mi scoprono ci lascio la pelle”, considerata l’alta mortalità e la velocità dei nemici (le cui armi si amplieranno durante il gioco) contro gli (a volte) impantanati controlli di Jennifer. Inoltre, nel caso avessimo successo nel nasconderci, una volta dentro l’armadio od il cassettone di turno non potremo consultare l’inventario nè vedere gli obbiettivi di gioco. Purtroppo ci sono alcune cose non dette nel tutorial che è possibile scoprire solo consultando approfonditamente la schermata dei controlli, ed i tutorial stessi partiranno magari nel bel mezzo di un inseguimento disorientandoci. Nonostante queste pecche, il gameplay è di gran lunga soddisfacente e anche “irritante” al punto giusto: non tanto da lasciar perdere il gioco, ma abbastanza da farci ripetere sezione dopo sezione, a seguito di una sconfitta, per sfidare noi stessi a fare di meglio.

Remothered Broken Porcelain recensione

Non solo il titolo è di porcellana…

Iniziamo col dire che Remothered: Broken Porcelain non è un survival horror costellato da jump scare, e che rispetto a molti suoi pari punta a ghermire il giocatore intrappolandolo costantemente in un circolo vizioso di urgenza e terrore nei tetri corridoi dell’Ashmann (ndr. “e di quale diavolo è la porta giusta da imbroccare”, perchè è un attimo perdersi). Il comparto grafico è pensato per essere intrigante, pregno di sfumature piacevoli e snervanti al tempo stesso. Ci sono state notevoli migliorie nella grafica per quanto riguarda i personaggi, che appaiono ben modellati e animati in modo fluido, pur non riuscendo ad arrivare ai livelli di un titolo di punta. Anche gli ambienti, per quanto appartenenti allo stesso edificio, risultano vari, abitati e “umani”, pieni di punti di riferimento che sono una vera grazia per il giocatore che – come me – si perde continuamente. Purtroppo figurano diversi problemi tecnici, a partire dalla scarsa responsabilità dei controlli di Jennifer, che per quanto sensibilmente migliorata non risulta ancora pienamente soddisfacente per uno stealth. Oltre a questo, la ricerca di oggetti risulta ostica a causa di una calibrazione molto imprecisa del puntatore, cosa che ci costringerà ad aprire e chiudere più volte un cassetto per poi cercare l’angolazione giusta per prendere il coltello all’interno. Altri bug minano il titolo, per quanto piacevoli: a due minuti dall’inizio del gioco siamo riusciti ad incastrarci dietro degli armadietti a causa di una strana compenetrazione, costringendoci a ricominciare da capo l’intero gioco. Più di una volta alcuni nemici sono riusciti a colpirci da dietro una porta, e nell’interagire con degli oggetti (telefoni e casseforti) risultava impossibile digitare le combinazioni in quanto la telecamera andava a posizionarsi esattamente dentro lo stomaco di Jennifer, costringendoci a spostarci in diverse angolazioni per riprovare – col conseguente rischio di essere scoperti e mutilati, oltre a quello di non azionare correttamente l’oggetto.

Il comparto sonoro è più che soddisfacente, anzi, perfetto per esaltare il nervosismo causato dal continuo gioco al rimpiattino tra i nemici e Jennifer, ed offre momenti di silenzio oltre che brani ansiogeni durante gli inseguimenti, quando i nemici ci avranno nel mirino. Anche qui abbiamo riscontrato un bug purtroppo, bug che ha continuato a mandare ad oltranza la stessa musica di “caccia” del nemico per quasi mezz’ora, anche durante le successive cutscene, e che si è risolta solo dopo un salvataggio. Tutte queste problematiche non aiutano la rigiocabilità del titolo, nonostante la sua notevole longevità e la storia intrigante. Ottime e credibili invece le interpretazioni dei doppiatori di ogni personaggio, e la localizzazione di interfaccia e sottotitoli che offre una moltitudine di lingue tra cui l’italiano, attenendosi il più possibile ai dialoghi in inglese.

Versione testata: PC

Versioni disponibili: PC, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch

Related posts

Caricamento...