Shifting Tides ci porta in un viaggio introspettivo per scoprire noi stessi con The Sojourn, un puzzle game molto particolare, da gustare in serenità e tranquillità.

Lose yourself

Approcciarsi ai puzzle game è sempre una sfida. Ermetici, compatti e spesso dannatamente difficili, il pane per la mente in salsa videoludica può essere servito in diverse fragranze. The Sojourn è un titolo che si insinua dolcemente, un’esperienza sobria e pacata che riesce ad affascinarci grazie ai suoi tratti morbidi ed al suo incedere tranquillo che, come la barca in  Signs of Life (A Momentary Lapse of Reason, Pink Floyd, 1987 ), ci culla dolcemente attraverso il tragitto.

Non ci sono traumi iniziali, non c’è un vero incipit, nessuna premessa, nemico, storia o personaggio. Il terribile confronto tra il giocatore ed il gioco, uno specchio riflesso di emozioni e sensazioni che ci spinge con curiosità ad andare avanti tra le ambientazioni di un mondo metafisico, impalpabile ma presente, un viaggio nella mente che attraversa lo spazio ed il tempo. The Sojourn è un viaggio attraverso la crescita individuale, sempre meno puzzle game e sempre più esperienza e sensazione. Le fortissime influenze da titoli come RiME e Journey sono palpabili tra l’immensità degli ambienti proposti, onirici ma concreti ed allo stesso tempo volatili, i luoghi che andremo ad esplorare non sono altro che una traccia, un soffio nel vento di un mondo fittizio, metaforico. The Sojourn è un titolo che parla effettivamente poco, ci lascia dei messaggi ma non scandisce la progressione di gioco, lasciandosi vivere senza quei paletti dei livelli o dei capitoli, si va avanti finché il nostro stato d’animo ci suggerisce di farlo. Un titolo dal grande impatto silenzioso che, pur non scardinando le regole del suo genere, riesce a farsi apprezzare attraverso la sua pacatezza, enigmi non troppo complessi aggiungono quel sapore speziato ad un’esperienza altrimenti poco ludica ma incredibilmente intensa.

True or False

L’esperienza ludica proposta da The Sojourn riduce il mondo ad una semplice condizione booleana di vero/falso, la luce contro l’oscurità, 0 e 1. I mondi che andremo ad attraversare fanno di questo dualismo la loro essenza, permettendo al nostro personaggio di “saltare” tra i due mondi ed interagire con gli elementi che li contraddistinguono. Un messaggio profondo e fortemente umano che va a rifarsi ad un concetto coerente con quello dello Yin e Jang, non esiste luce senza oscurità. La nostra esperienza all’interno del mondo oscuro sarà sempre momentanea, come un prezzo da pagare per andare avanti, un concetto profondo ed incredibilmente personale, tutti noi abbiamo dobbiamo fare i conti con l’oscurità che abbiamo dentro e, seppur momentanea, questa rappresenta una parte fondamentale del nostro essere.

Esplorando il mondo di The Sojourn andremo ad aggiungere sempre più meccaniche in quelli che inizialmente sono dei semplici puzzle ambientali, meccaniche di spostamento e di scambio che andranno a creare una sinergia tra loro, rendendo il tutto più impegnativo ma mai troppo difficile. Il lavoro svolto dai ragazzi di Shifting Tides  con l’Unreal Engine 4 riesce a trasporre il mondo di The Sojourn in modo coerente con la direzione artistica del titolo. Colori molto calmi all’interno di un mondo profondamente geometrico ma allo stesso tempo soffice e volubile. L’enorme varietà in termini di ambientazioni scandisce la progressione di gioco e mette in risalto quello che è il messaggio di crescita comunicato dal titolo. Ambientazioni fantastiche, armoniose ed eleganti che ci condurranno in questa esperienza, accompagnate da una colonna sonora davvero ben realizzata e che consigliamo di ascoltare ad alto volume durante le sessioni di gameplay. È chiaro che The Sojourn non rivoluziona i paradigmi del videogioco o dei puzzle-game, tuttavia l’impegno dei ragazzi di Shifting Tides nel proporre qualcosa di diverso, introspettivo ma allo stesso tempo dalla fortissima identità, che poi è la nostra, è sicuramente encomiabile. Stiamo comunque parlando di un titolo indipendente con tutti i limiti che ne conseguono, gli enigmi per esempio sarebbero potuti essere più impegnativi ma soprattutto più vari. Sotto questo punto di vista il titolo è infatti molto rigido e non permette né un’interazione particolare con il mondo di gioco, tantomeno spinge la creatività del giocatore. Al netto dei suoi limiti, The Sojourn resta comunque un’esperienza davvero profonda, introspettiva che, grazie ai suoi tratti sognanti, riesce a regalarci diverse ore di tranquillità, lontani dal frastuono dei titoli più altisonanti.

PRO:

  • Profondo ed introspettivo
  • Atmosfere sognanti
  • Direzione artistica degna di nota

CONTRO:

  • Enigmi monotematici
  • Potrebbe annoiare a causa della sua pacatezza
  • Poche soluzioni di gameplay

Voto Finale: 7.5
Versione Provata: PS4

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