Voi non avete idea di quanto mi brillino gli occhi ogni volta che sento la frase “Fra, c’è da recensire un musou”: nonostante si tratti di giochi la cui qualità si attesta mediamente intorno alla sufficienza, i musou sono il mio “guilty pleasure” nel mondo dei videogiochi, una tipologia di gioco che so che non dovrebbe piacermi così tanto, ma inevitabilmente ci perdo dietro decine di ore, molte volte senza neanche completarli dato che molto spesso per essere platinati richiedono un’enorme quantità di grinding selvaggio. Per la cronaca, con musou ormai non intendiamo solo i giochi sviluppati da Omega Force, ma tutti quei titoli appartenenti a quel sottogenere degli hack ‘n’ slash dove il giocatore ha la possibilità di farsi strada fra innumerevoli quantità di avversari che altro non sono che carne da macello fino ad arrivare al boss ed ai mid-boss del livello. Quando mi è stato quindi detto “C’è da fare il nuovo Utawarerumono”; “Ma io non conosco la serie e poi non so se…”; “Si tratta di un retelling del primo ed è un musou”; “ANDATA!”. Quindi sì, oggi parliamo di Utawarerumono: Zan.

“Uramawa… Utarawe… Uterawa…” “Utawarerumono, imbecille!”

In realtà Utawarerumono: Zan non è proprio un retelling del primo episodio perché un remake de titolo originale è in arrivo nei primi mesi del 2020: siamo di fronte ad una versione rivisitata di Mask of Deception, il primo dei due sequel usciti ed il primo gioco della serie ad arrivare in occidente con una traduzione ufficiale. Utawarerumono è una serie che mischia elementi da strategico a turni con un taglio da visual novel, il tutto ambientato all’interno di un regno somigliante al Giappone del periodo Edo. La narrazione di Utawarerumono: Zan  può risultare piuttosto confusionaria e mancante di diverse parti necessarie per far capire al giocatore ciò che succede: di fatto il gioco non si fascrupoli a prendere in maniera raffazzonata linee di dialogo provenienti da Mask of Deception, aggiungendo sequenze di intermezzo (tutti rigorosamente tewx wall privi di sfondi animati) che cercano di fare da collante fra i dialoghi, facendo sembrare il tutto come uno spin-off per chi il gioco l’ha già affrontato nella sua versione di RPG tattico, più che un entry point per coloro che non hanno mai giocato a Mask of Deception o ad un qualsiasi altro capitolo. Di fatto la storia gira intorno al personaggio di Haku che, risvegliatosi privo di ricordi, viene salvato da una misteriosa ragazza chiamata Kuon ed un gruppo di mercenari ai quali si uniranno per combattere la minaccia rappresentata da dei mostri chiamati Gigiri. Da qui iniziano le peripezie dei protagonisti, che ammetto di aver seguito distrattamente per i motivi descritti in precedenza, ma ciò non ci impedisce di buttarci nella mischia.

Veniamo quindi alle parti action, fulcro del gioco e protagoniste della maggior parte delle modalità disponibili. Se infatti nella modalità storia si alternano capitoli composti da soli dialoghi con altri dove scenderemo sul campo di battaglia, nelle altre modalità (che vi illustrerò a breve) è la parte hack ‘n’ slash da farla da unica padrona. Come accennatto nell’introduzione, si tratta di un titolo che appartiene al genere musou, quindi tanti avversari di basso rango che cadono dopo una manciata di colpi ed avversari più coriacei che fungono da boss e mini-boss dello schema, tuttavia rispetto ai giochi sviluppati da Omega Force possiamo individuare numerose differenze. Una volta selezionato un party di 4 personaggi, inizierà lo scontro che si svolge su campi di battaglia di dimensioni piuttosto contenute: il gioco infatti si focalizza sul personaggio controllato in quel momento e non implementa funzioni di gestione del party che non farà altro che seguirci a ruota e combattere al nostro fianco, con la possibilità di passare da uno dei quattro combattenti all’altro con la semplice pressione del D-pad. Il combat system è molto basilare ma funzionale: quadrato per gli attacchi leggeri, triangolo per quelli speciali e le varie combinazioni di essi (visionabili dalla scheda personaggio) permettono di accedere a molteplici combo ciascuna con un differente epilogo, croce per il salto che può essere concatenato con i pulsanti di attacco per l’esecuzione di mosse aeree e con il cerchio lanceremo un attacco speciale che consumerà la gauge bar e che infliggerà più danni se eseguito con un certo tempismo. Ciò che intrattiene maggiormente del gioco è la componente RPG del titolo: il gioco prevede 12 personaggi giocabili che saranno resi disponibili mano a mano che proseguiremo con l’avventura, ciascuno con le sue statistiche, i suoi punti di forza e la possibilità di essere personalizzati sia spendendo punti abilità per rafforzare maggiormente i valori parametrici del personaggio, sia per la possibilità di assegnare bonus specifici e mosse speciali differenti. Tali bonus sono ottenibili tramite una specie di pesca miracolosa che ci assegnerà dei rotoli magici capaci di aumentare le abilità del personaggio al quale lo assegneremo. Sempre tramite pesca si potranno vincere constumi alternativi per i nostri personaggi, che però si limitano ad un semplice recolor di quelli base più che a nuovi modelli di indumenti e skin. Una volta completate le missioni nella modalità storia esse potranno essere rigiocate in una modalità gioco libero, con l’aggiunta di diverse sottomissioni opzionali che, se portate a termine ci daranno accesso a nuovi strumenti per personalizzare i membri del party. C’è anche una modalità multiplayer che sfortunatamente non ho potuto provare per assenza di giocatori connessi.

Per quanto riguarda il comparto tecnico ed artistico siamo su livelli piuttosto altalenanti: tecnicamente, come capita molto spesso in quei giochi giapponesi pieni di ragazze “moe” (fra i quali le stesse visual novel) i modelli delle ragazze sono sempre ben curati e visivamente accattivanti, anche se dal punto di vista del character design non brillano per originalità: la grande differenziazione fra un personaggio e l’altro avviene infatti grazie ai moveset diversificati ed ai dialoghi della parte visual novel che vanno a definirne i caratteri. Gli scenari e le arene invece sono piuttosto scarni sia come elementi di sfondo che come qualità generale delle texture. Come capita in molti musou, i nemici appariranno fuori a pochi centimetri di distanza dal personaggio da noi controllato, ma quando il gioco deve gestire una tale mole di personaggi a schermo è un escamotage piuttosto comunq anche se molto spesso sgradevole a vedersi. Le carenze grafiche vengolo però mitigate da un ottimo framerate, fluido e solido che raramente inciampa anche di fronte ad una tale mole di modelli a schermo.

PRO

  • Buon sistema di personalizzazione del party
  • 12 personaggi fra cui scegliere, tutti con moveset differenti
  • L’idea di miscelare un musou ad una visual novel è interessante…

CONTRO

  • … ma la narrativa è difficile da seguire per chi non conosce la serie
  • Arene e menici molto scarni

Provato su: PlayStation 4 Pro

Disponibile su: PlayStation 4

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