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Razer Deathadder V2 X HyperSpeed – Recensione

Forse non tutti lo sanno, ma nell’universo di Razer la X indica un nuovo modello più economico rispetto all’originale. Un dettaglio buffo con cui iniziare una recensione, non c’è che dire, visto che nella quasi totalità del restante universo la stessa X serve a flexare paroloni come Extreme, Extra o altre display of power affini. Ma del resto, non è una novità, Razer prosegue da anni per la propria strada con le spalle dritte e lo sguardo fisso: e se nel corso di questi 23 anni il produttore di Singapore ha inanellato così tanti successi, diventando ospite pressoché fisso dei setup da gaming di mezzo mondo, beh, vai tu a dargli torto… Parlando proprio di successi evergreen, difficile non pensare al Deathadder, iconico mouse nato nel lontano 2006 (15 anni fa signori, possiamo ufficialmente sentirci vecchi) e, in questi tre lustri, sottoposto a restyling, reingegnerizzazioni, lavori di martello e scalpello che ne hanno sì modificato la forma e aggiornato la sostanza, ma non ne hanno mai tradito lo spirito originale. Dopo i recenti Deathadder V2 e V2 Pro Wireless, è giunto il tempo di dare il benvenuto al Deathadder V2 X HyperSpeed: che, come dicevamo, sarà anche “il fratello minore” della famiglia, ma ad un prezzo che sfiora di misura i 70€ getta sul piatto della bilancia il supporto al Bluetooth 5.2, la connettività wireless via HyperSpeed e, cosa ancor più importante, un sistema di batterie sostituibili che si traducono comodamente in centinaia di ore d’utilizzo – tutto senza rinunciare all’ergonomia che da sempre contraddistingue questo modello. Provateci voi, adesso, a chiamarlo “il piccolo di casa” …

Razer Deathadder V2 X HyperSpeed

HyperSpeed for Dummies

Prima di addentrarci nei dettagli più interessanti di questo mouse, sfruttiamo queste righe per chiarire qualche concetto su ‘sta benedetta HyperSpeed, nome che tra le quattro mura di Razer viene invocato molto spesso ma che, dati alla mano, è una manna per i giocatori che vogliono spingere la propria passione a livelli più alti. Hyperspeed è la tecnologia wireless proprietaria del colosso di Singapore in grado di raggiungere velocità di trasmissione tre volte più performanti rispetto ai normali standard WiFi. In termini leggermente più tecnici, Razer ha ottimizzato il proprio protocollo di trasmissione riducendo il tempo necessario allo scambio di dati tra mouse e PC – come? Utilizzando una frequenza radio più veloce, ovviamente. Il risultato è una connessione a latenza quasi inesistente – che richiede peraltro un consumo energetico bassissimo ai dispositivi che la supportano, garantendo una vita della batteria ancora maggiore. A partire degli ultimi aggiornamenti, sarà possibile connettere un mouse e una tastiera wireless che supportano HyperSpeed ad un solo dongle HS – una piccola chicca che, in modo molto generoso, ci permetterà di fare economia anche sull’utilizzo delle porte USB.

Ergonomia, design e batteria

Non stupisce il fatto che, in termini di design, la variante X HyperSpeed non sia troppo dissimile da quanto già caratterizzi i restanti membri della cricca Deathadder V2. Si sa, squadra che vince non si cambia – specie nel caso di un mouse il cui retaggio e fama sono più che decennali. A differenziare la variante in esame ci pensa il posizionamento dei due tasti preposti alla regolazione on-the-fly dei DPI: originariamente collocati in posizione centrale, sono stati spostati in posizione più defilata sul bordo esterno del tasto sinistro. Scelta intelligente, che li rende difficilmente cliccabili “per errore” anche nelle fasi di gioco più concitate. Seppur il loro utilizzo richieda un minimo di rodaggio per l’utenza non troppo avvezza a “tasti-extra in posizioni strane”, utilità e praticità sono fuori discussione – soprattutto nel caso in cui, tramite Synapse, decidiate di rimapparne le funzionalità per guadagnare un vantaggio tattico per le sessioni di gioco. Giusto per chiudere la conta, il Deathadder V2 X HyperSpeed offre sette tasti (sx/dx, due tasti laterali, uno centrale e i due già citati) programmabili tramite Synapse – dalle impostazioni più semplici fino, ovviamente, alle macro più elaborate.

Niente da eccepire in termini di ergonomia, da sempre marchio di fabbrica del produttore di Singapore – confermato anche da questo Deathadder V2 X HyperSpeed. Le plastiche di costruzione sono ottime, con un feedback aptico convincente che trasmette un giusto senso di rigidità della struttura: il tutto, mantenendo un grip soddisfacente che permetta un corretto utilizzo del dispositivo anche nel caso di eccessiva sudorazione. Avremmo desiderato una texture con più grip – o delle finiture in gomma – sui lati, ma tale assenza viene soppesata dai piedini 100% PTFE non colorato – un plus estremamente utile, che garantisce il giusto controllo evitando allo stesso tempo al mouse di volare da una parte all’altra della scrivania al minimo urto. La chiave del successo del Deathadder è chiaramente la sua tradizionale forma “svasata”, che permette un utilizzo naturale sia agli utenti palm-grip che a quelli claw-grip: una linea sinuosa ma allo stesso tempo aggressiva, priva degli ingombri del filo, che lo rende adatto sia alla vita dell’ufficio, sia al ruolo di compagno perfetto nelle killer strike più complicate – a patto, purtroppo, di non essere mancini: il placement dei tasti e la forma complessiva del device lo rendono più indicato ad un’utenza destrorsa, laddove la fruizione da parte dei mancini ne uscirebbe più difficoltosa.

Razer Deathadder V2 X HyperSpeed

Ma non è solo la forma del Deathadder V2 X HyperSpeed che salta all’occhio: il fratellino minore della famiglia Razer è uno dei pochi mouse privo di una zona ad illuminazione LED in corrispondenza del logo – e sì, fa incredibilmente strano stringere tra le mani un qualcosa di Razer che non si illumini. Il motivo è in realtà molto semplice, ed è lo stesso che spiega l’assenza di una porta USB dal dispositivo: il mouse è privo di batteria interna, ma utilizza delle tradizionali pile stilo per l’alimentazione. Una volta rimossa la piastra superiore del mouse, avremo accesso all’alloggiamento del dongle wireless Hyperspeed da 2.4 Ghz e al vano batteria, compatibile con i formati AA e AAA. L’esigenza di spostare i due bottoni della regolazione DPI dal centro del mouse alla “periferia” del tasto sinistro nasce chiaramente da questa re-ingegnerizzazione: un’evoluzione intelligente in termini di durata, come vedremo a breve, ma anche per dettami puramente estetici. Nello shop Razer sono già disponibili un’infinità di “cover” intercambiabili– con la possibilità di creare i propri design per un livello totale di personalizzazione.

Il dover utilizzare delle pile stilo, nel 2021, sembra un anacronismo, specie nell’era delle batterie interne agli ioni di Litio – che non solo sono ricaricabili via USB, ma oltre a garantire centinaia di ore azzerano il rischio di ritrovarsi col mouse scarico. Leggendo poi le specifiche di Razer, però, inizi a capire che tale evenienza ti capiterà forse una volta nella vita: nelle ipotesi di uso giornaliero con una pila AA, il Deathadder V2 X HyperSpeed raggiunge le 235 ore in modalità wireless HyperSpeed, che diventano 615 in Bluetooth. Premesso che non ci risultano altre periferiche wireless che raggiungano numeriche di tale portata, dopo circa dieci giorni di utilizzo abbastanza intensivo nel contesto ufficio/gaming non siamo riusciti a scendere al di sotto dell’80% della carica complessiva. Come anticipato, il vano batteria di questo Deathadder V2 supporta anche le pile AAA: con quest’ultima tipologia, è bene sottolinearlo, la durata d’utilizzo del mouse si riduce significativamente (almeno del 40%, ad una prima stima). Il vano batteria è ovviamente progettato per ospitare una sola batteria alla volta: non potrete quindi inserire un’AA e un’AAA simultaneamente, per garantirvi una vita di carica senza ulteriori pensieri.
Se la soluzione proposta da Razer sembra quindi funzionare alla perfezione anche con quell’utenza (di cui chi vi scrive è un fiero araldo) che puntualmente si ritrova casa sommersa da batterie scariche, rimane tuttavia un punto aperto: il peso. Il Deathadder V2 X HyperSpeed, estratto dalla scatola e senza batteria, pesa a malapena 77gr per 127 mm (lunghezza) x 61,7 mm (larghezza) x 42,7 mm (altezza). Questi salgono a 100gr non appena la batteria AA viene alloggiata: non un peso drammatico, certo, ma decisamente superiore sia a quello dei restanti membri della crew Deathadder, sia di altri mouse concorrenti che strizzano l’occhio al circuito del gioco professionale. Lato nostro, riteniamo che questi 10gr (o poco più) extra non rappresentino un dramma insormontabile, anche nel gaming di un certo livello: lo riteniamo un dazio accettabile ripagato dall’assenza di fili e della lunga durata della batteria.

Razer Deathadder V2 X HyperSpeed

Funzionalità e prova sul campo

Parlando più da vicino di hardware, difficile non apprezzare la tecnologia che Razer ha concentrato in un mouse il cui prezzo, è bene ricordarlo, è inferiore ai 70€. Gli switch meccanici proprietari Razer Gen-2 (che, rispetto alla generazione precedente, vantano una placcatura d’oro nei contatti) garantiscono una resistenza ideale ai click dell’utente, dimostrando elevata reattività e affidabilità a fronte di un ciclo-vita dichiarato di circa 60milioni di click. Buono anche il sensore ottico equipaggiato, un Razer 5G da 14.000 DPI con una precisione di risoluzione pari al 99%: un hardware assolutamente interessante per un mouse mid-level come questo, che raggiunge comodamente la velocità di 300 IPS (pollici al secondo) – per i meno esperti, la massima distanza percorribile da un mouse in un secondo prima che la capacità di tracciamento continuo venga oltrepassata. Il paragone con il Deathadder V2 Pro è impari per ovvi motivi, a fronte dei 26.000 DPI del sensore Focus+ e dei 650 IPS raggiunti: ma considerando il rapporto qualità/prezzo di questo X HyperSpeed, l’assenza di fili e l’occhio oculato ai consumi, si tratta ancora una volta di un compromesso più che ragionevole per la fascia di mercato a cui si rivolge. Anche perché stiamo parlando di un prodotto estremamente versatile e pronto al gioco, che non ci ha dato alcun problema nel multi di Halo Infinite o Battlefield 2042 – dando piuttosto mostra di elevata precisione e affidabilità, anche quando nella pioggia di proiettili i nostri movimenti iniziavano ad essere più frettolosi e imprecisi. L’ottimo feedback tattile degli interruttori meccanici fa il resto, valorizzando e dando più “carattere” ad ogni colpo sparato. Anche in questo Deathadder V2 X HyperSpeed scorre dunque il sangue del guerriero: una versione più “abbordabile” di un compagno fisso dei professionisti dell’eSport che, per molti utenti, potrebbe essere un ottimo punto da cui partire.

Per quanto riguarda la configurazione, poco c’è da dire se non che, ancora una volta, tutto è in mano a Synapse. Difficile trovare un Software più comprensibile di quello Razer, laddove – nel caso specifico del Deathadder V2 X HyperSpeed – le configurazioni sono abbastanza ridotte. Eliminata la gestione dell’RGB, quello che potremo fare in modo semplice e veloce si esaurisce nel remapping dei tasti, nella regolazione dei livelli DPI (sono presenti cinque livelli DPI di default – 400, 800, 1600, 3200 e 6400 – che possono essere alternati direttamente al volo dal mouse grazie ai due mini-tasti dedicati), nella regolazione della frequenza di polling e nella gestione delle specifiche di risparmio energetico. Assolutamente degna di nota l’opzione per calibrare al meglio il mouse in base alla superficie su cui lo si sta utilizzando – così come il supporto a HyperShift, con cui sarà effettivamente possibile rimappare un numero di tasti doppio rispetto a quelli effettivamente presenti sul device. Tutte queste configurazioni, da Synapse, verranno salvate come profilo specifico all’interno della memoria integrata del dispositivo, in modo da garantire il miglior utilizzo anche in assenza momentanea di Synapse.

Razer Deathadder V2 X HyperSpeed

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Alberto Destro

Alberto Destro

Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

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