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Battlefield 2042, la recensione della guerra secondo DICE

Battlefield 2042 arriva ufficialmente oggi sul mercato sebbene i possessori della Premium edition e gli abbonati ad EA Play abbiano potuto avere un assaggio della guerra next-gen imbastita da DICE. Un grande ritorno all’epoca moderna con un pizzico di futuro, basta questo per rendere la ricetta di Battlefield 2042 interessante e degna di nota. È arrivato il momento di schierarci sul campo di battaglia e come sempre il posto nell’elicottero è occupato. 

Battlefield 2042

War never changes 

Battlefield è da sempre una serie dalle mille sfaccettature, ne abbiamo parlato in una piccola retrospettiva qualche tempo fa e torniamo a farlo adesso in sede di recensione. Dopo due anni passati nelle trincee della prima e della seconda guerra mondiale, Battlefield torna sui campi di battaglia moderni per la prima volta dal 2013, in occasione di Battlefield 4 (Hardline in questo caso non fa testo, ndr). Battlefield 2042 sceglie di rinunciare alla campagna a giocatore singolo per inseguire il successo che ha sempre contraddistinto i migliori capitoli della saga per quanto riguarda il comparto multigiocatore. L’assalto di DICE viene orchestrato su tre fronti differenti, una scelta mirata a catturare l’attenzione del maggior numero di giocatori possibile. La guerra non cambia mai eppure la troviamo sempre in forme differenti, evoluta, sfumata, arricchita e spesso mistificata ma alla fine della giornata ciò che conta è piazzare quell’headshot da uno spawn all’altro della mappa perché è questo l’unico modo di affermare la propria supremazia. 
 
A questo punto ci ritroviamo ad affrontare tre diversi filoni di pensiero, accomunati tutti sotto l’effige di Battlefield in nome della nuova guerra che non dimentica le sue radici ma che guarda anche al futuro. Da una parte abbiamo “All out warfare” con il suo concetto lapidario di Corsa e Conquista che hanno reso Battlefield una delle serie più amate dai giocatori. Battaglie campali da 128 giocatori che si affrontano su mappe immense, dinamiche e ricche di movimento. L’anima di Battlefield viene espressa nella sua forma più pura e curata di sempre in una battaglia senza fine tra russi ed americani che diventano sempre più marginali di fronte alla comparsa degli operatori e delle loro identità sempre più marcate. Ad accontentare i nostalgici dei bei tempi andati troviamo invece Battlefield Portal, una modalità che incrocia tutti i capitoli precedenti della saga per proporre esperienze di gioco migliorate e portate ad un livello tecnico moderno pur raccontando esperienze che i giocatori più anziani sapranno apprezzare. Una partitina sulla nuova vecchia Confine sul Caspio non si nega a nessuno, in barba alla modernizzazione, si stava meglio prima. Per tutti coloro che invece hanno sviluppato un interesse trasversale per esperienze di gioco più eclettiche come quella proposta da Escape From Tarkov abbiamo Hazard Zone, una modalità a cavallo tra il battle royale molto semplificato e senza loot e meccaniche che prevedono il farming di valuta di gioco per poter acquistare armamenti sempre più potenti da “rischiare” all’interno delle partite. 

Battlefield 2042

Maledetto Joule 

Il tridente proposto da Battlefield 2042 attacca dunque il settore degli FPS multigiocatore da ogni lato mantenendo tuttavia la sua solida identità. Abbiamo passato diverse ore all’interno di ogni singola modalità e, dal punto di vista concettuale, Battlefield 2042 si può considerare la summa di tutte le esperienze di Battlefield con uno slancio verso il futuro davvero ammirabile. Un ritorno in grande spolvero di una serie reduce da un periodo non proprio roseo dopo due capitoli non proprio di successo ed un timido tentativo di entrare in competizione con Warzone in materia di Battle Royale. Battlefield 2042 segna dunque la rinascita della serie firmata DICE, una rinascita che soffre terribilmente lo sviluppo in pandemia e che arriva con qualche difetto di troppo in alcuni casi. Pur avendo superato un brevissimo rinvio, il feeling generale esplorando i menù, elemento meno rifinito in assoluto di tutta la produzione, avventurandoci nella personalizzazione o nel tuning delle classi e delle armi, è quello di un gioco che avrebbe avuto bisogno di qualche mese di rifinitura in più. Battlefield 2042 ha tutte le carte in regola per essere un ottimo FPS, capace di competere sicuramente con Call of Duty: Vanguard, anche lui non proprio nella migliore delle sue forme e, con qualche rischio, anche con Halo Infinite. Tuttavia l’impressione che si ha quando ci si cimenta nell’esperienza di Battlefield 2042 è quella di un titolo dalle ottime basi ma che non riesce ad offrire tutto sé stesso, in Battlefield 2042 manca qualcosa. Ciò che manca, a fronte di diverse ore di gioco, è quella rifinitura atta a garantire autorialità al titolo.

Tra gli enormi problemi riscontrati durante i primi giorni di accesso anticipato ad una stabilità generale non proprio brillante, Battlefield 2042 sembra essere a tutti gli effetti un titolo nelle fasi finali del suo sviluppo, poco prima di entrare in Gold. Questo tipo di fragilità va inevitabilmente a scalfire quanto di buono c’è nella produzione, da un comparto tecnico da urlo ad un gunplay non perfetto ma comunque molto godibile. Anche sul fronte contenutistico non possiamo ritenerci pienamente soddisfatti, al netto delle vecchie mappe prese dai vecchi capitoli, sono davvero poche le nuove esperienze proposte in Battlefield 2042 ed abbiamo notato una generale tendenza al proporre immensi campi aperti in ogni mappa, lasciando che soltanto alcune di queste si distinguano veramente e lasciando cadere le altre nel dimenticatoio o peggio, facendosi odiare dagli stessi giocatori. 

In Battlefield 2042 non viene infatti espressa quella marcata differenza tra Operation Metro ed Operation Firestorm di BattleField 3, due mappe immense in maniera diversa, caratterizzate in maniera opposta ed affrontabili in modi ancora diversi. Battlefield 2042 è un unico immenso campo di battaglia che spinge il giocatore a crearsi delle mini-mappe all’interno della grande conquista, aggiustando di volta in volta il proprio tiro. 

Battlefield 2042

Qualità e quantità 

Ad aggravare la situazione troviamo un arsenale anch’esso decisamente povero e privo di spunti particolari. Poche armi, poche mappe ed un sistema di specialisti poco incisivo che non riesce a fare da contrappeso alla possibilità di ogni giocatore di rianimare i compagni. Uno sbilanciamento troppo grave che annulla di fatto la presenza di un medico sul campo di battaglia. Battlefield 2042 resta tuttavia un gioco molto divertente, spettacolare e sicuramente godibile ma, in questo momento, non riesce ad esprimere il meglio di sé. Da un punto di vista più tecnico siamo come sempre di fronte ad un titolo graficamente incredibile. La qualità dell’immagine proposta da Battlefield 2042 è davvero fuori scala. Realistico, vivo e ricco di dettagli, il comparto grafico di Battlefield 2042 va a piazzarsi direttamente tra quei titoli che guardano al futuro, il prezzo da pagare? L’ottimizzazione.

Abbiamo dovuto giocare molto con le impostazioni grafiche per poter far esprimere al titolo il massimo della sua bellezza senza rinunciare alla fluidità e, sebbene al lancio sia stata garantita la presenza del DLSS a mitigare l’enorme richiesta in termini di risorse, c’è ancora qualche problema da sistemare anche con le schede di fascia più alta. Abbiamo provato Battlefield 2042 accompagnati da una RTX 3080 riuscendo ad ottenere i 110FPS in modalità ultra con risoluzione 2K a patto di rinunciare al ray tracing. Restano tuttavia presenti dei fenomeni di stuttering e freeze che minano gravemente l’esperienza di gioco, nulla di irrisolvibile con una patch. La scelta di proporre un sistema basato sugli operatori, annullando di fatto quelle che sono state le classi finora utilizzate nella serie, non è stata una buona idea.

Gli operatori non riescono ad essere abbastanza incisivi, Battlefield 2042 non è un hero shooter ma un FPS su larga scala, servono medici, genieri, assaltatori ed un focus sulle classi ancor più intenso, non una componente da hero-shooter messa in piedi giusto per proporre qualche personaggio fittizio. La scelta di rinnovarsi ad ogni costo ha portato Battlefield 2042 verso acque incerte, il titolo è ancora troppo legato alla serie per essere considerato una vera e propria rivoluzione ma si allontana troppo su troppi elementi per poter fare un confronto diretto, se non un paragone, con i predecessori. Acque incerte senza la possibilità di immergervi, perché anche quella è stata tolta dal gioco. In conclusione, Battlefield 2042 rischia, non perde tutto ma non raddoppia, fermandosi in un limbo qualitativo sospeso tra pochi contenuti e modalità interessanti. Sono troppi gli elementi di gameplay e non a mancare all’appello e quella sensazione di inconsistenza che ci accompagna per tutta l’esperienza di gioco non fa che aumentare la convinzione che Battlefield 2042 è vittima della sua stessa fretta, almeno in parte. 

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Alessandro Di Liberto

Alessandro Di Liberto

Cresciuto a pane, Pink Floyd e videogames, Alessandro è il tipo di videogiocatore che riuscirebbe a far spuntare notifiche di obiettivi e trofei anche su un Sega Master System. Non esiste nel continente persona più adatta a rivelarvi tutti i segreti dei vostri titoli preferiti. Assicuratevi solo di portare con voi dei calendari di ricambio nel caso in cui gli chiediate di provare giochi che presentano instabilità nel multiplayer, bug e glitch.

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