Kenshiro è un mito. Questo è il presupposto iniziale per tutti coloro che si approcciano ad un qualsiasi videogioco con protagonista l’allievo più famoso della scuola di Hokuto.

Parlare di lui è un po’ come parlare di una divinità, che si è risvegliata finalmente dopo anni e anni di sonno. Ken Il Guerriero, infatti, quest’anno è ritornato in auge per il suo 35°anniversario, con un film in arrivo e, soprattutto, un nuovo videogioco, Fist Of The North Star: Lost Paradise, realizzato dal talentuoso Yakuza Team. Il prode Ken non è nuovo al mondo dei videogiochi, anzi, ma non è mai riuscito ad avere un titolo capace di far saltare i fans dalle sedie. Le premesse per un gran videogioco ci sono tutte, in questi giorni, inoltre, è uscita una demo di Fist Of The North Star: Lost Paradise e noi di Game-Experience.it abbiamo potuto saggiare lo stato dei lavori.

Ti ho colpito in uno dei tuoi punti vitali…

Tralasciando la bellezza di avviare un videogioco con la sigla di Kenshiro in sottofondo, la demo si presenta suddivisa in due parti: Battle Mode e Adventure Mode. La prima ci ha permesso di analizzare il sistema di combattimento del titolo, mentre la seconda ci ha mostrato tutto ciò che riguarda le attività secondarie, l’esplorazione e il setting nella grande città di Eden. Il Battle Mode ci ha trasposti in una sorta di tempio, mascherato da tutorial, per apprendere le basi del combat system. Ci si sposta con Ken di stanza in stanza, affrontando diverse tipologie di nemici per farci largo verso il culmine della scalinata. Ed è durante questi scontri che abbiamo potuto analizzare un combat system che trova diversi punti di forza proprio nella contestualizzazione del mondo di gioco di Kenshiro. FOTNS: Lost Paradise presenta due combinazioni di tasti per sferrare pugni e calci, con la seconda che può essere caricata per aumentare il danno inflitto, e un tasto adibito a compiere le arti di Kenshiro, tramite prese e QTE, per finire l’avversario stordito dai nostri colpi. Caricando a lungo il colpo finale di una combo, infatti, vi è la possibilità di sferrare colpi leggendari che riescono a dare molta enfasi allo scontro. Ovviamente vi sono anche la schivata e la parata, con la prima che si integra però molto meglio nella concatenazione di tasti rispetto alla seconda. A corredo di tutto una barra che si carica tramite i colpi che sferriamo. Rappresentata dalla Sette Stelle di Hokuto, caricandola al massimo, infatti, potremo usare una specie di rage mode con Kenshiro, semplificando notevolmente la battaglia. Un gameplay che, sotto molti punti di vista, ricorda la serie Yakuza, anzi sembra quasi di provare una mod del titolo sulla mafia giapponese con i personaggi e le locations di Kenshiro. Il tutto funziona perfettamente, grazie allo stile che lo Yakuza Team è riuscito a dare a FOTNS: Lost Paradise. Sangue a fiotti, prese e mosse finali sempre differenti, nemici che esplodono in un tripudio di rosso, in Lost Paradise c’è tutto ciò che i fans di Kenshiro hanno sempre sognato. Il Battle Mode termina con una boss fight contro Shin, leggendario avversario di Ken. L’abbiamo steso molto velocemente, speriamo non troppo, dato che la difficoltà non era selezionabile, ma almeno possiamo dire che menare pugni con Kenshiro è qualcosa di veramente divertente e appagante, oltre che fedelissimo all’originale manga.

Kenshiro per tutti i gusti

L’Adevnture Mode, invece, ci ha permesso di scoprire tutte le sfaccettature esplorative e le attività secondarie che il titolo presenta. Questa modalità si apre con un dialogo tra Kenshiro e Bart, intenti a trovare una vettura per poter lasciare Eden e raggiungere Yuria. Bart suggerisce di costruirla e di affidarsi al meccanico di fiducia e di seguirlo così da indicarci la via. Qui prendiamo il controllo del personaggio e ci ritroviamo catapultati in questo mondo post-apocalittico, in una città che comunque riesce a trasmettere la sensazione di essere viva e mai banale nel contesto di gioco. Il meccanico ha i materiali, però non ha una auto a disposizione. Per fortuna Bart interviene in nostro aiuto e riesce a ricavare un telaio da sistemare dal proprietario del bar, il quale decide di regalarcela a patto di aiutarlo a cacciare alcuni banditi che gli creano sempre problemi. Si, in effetti, niente di così originale, ma si lascia giocare davvero con piacere, dato che è davvero incredibile la sensazione di giocare ad un Yakuza ambientato nel mondo di Ken Il Guerriero. Durante questo scontro nell’Adventure Mode, scopriamo le diverse possibilità di personalizzazione di armature, tecniche (sbloccabili tramite un sistema ad albero) e, soprattutto, i talismani. Questi ultimi sono oggetti, utilizzabili in combattimento tramite D-Pad, che hanno caratteristiche uniche e rappresentano diversi personaggi della serie in base all’abilità che conferiscono. Ad esempio, il talismano di Bart permetterà di riparare la nostra vettura mentre la utilizziamo. Finito lo scontro per aiutare il proprietario del bar, Kenshiro e Bart, per riparare la vettura, scoprono di avere bisogno di soldi (ma va?) e così decidono di aiutare la città di Eden nella difesa di alcune mura distrutte dai banditi. Ciò frutta diversi guadagni che permettono, finalmente, di avere il nostro veicolo. L’Adventure Mode, in teoria, si conclude qui, però abbiamo potuto analizzare la bontà della mappa di gioco al di fuori della città di Eden, tramite il veicolo da noi faticosamente creato. Bene, uscire dalla città è un incubo, poiché ci si ritrova di fronte ad un ammasso di strutture diroccate, accompagnati da un sistema di guida davvero poco accessibile e posticcio. Data anche la presenza di gare nel gioco, speriamo sistemino questo problema nella versione finale.

Nell’Adventure Mode i richiami a Yakuza sono veramente tanti, dato che la mappa della città e l’interazione con NPC e strutture è pressoché identica, il che non è un difetto. Non tutti gli edifici sono esplorabili, solo con alcuni personaggi si può interagire, ma il tutto rende l’ambiente sempre vivo e partecipe rispetto all’interazione del giocatore. Nota stonata sono gli scontri casuali: troppo frequenti e spezzano notevolmente il ritmo di gioco, dato che, anche cercando di evitarli, i nostri avversari ci inseguiranno praticamente per tutta la mappa. In FOTNS: Lost Paradise, inoltre, potremo far intraprendere diversi mestieri al nostro amato Kenshiro: da fisioterapista in una clinica, a manager di un night club, fino ad arrivare al barman acrobatico. Tutto reso possibile dalle sue capacità e arti marziali, rendendolo molto credibile (e divertente!) in tali contesti.

Il dettaglio del sangue per la scuola Hokuto

Fist Of The North Star: Lost Paradise a livello tecnico non fa gridare al miracolo. Ci sono diverse textures a bassa risoluzione, slavate e un numero di poligoni non molto elevato, soprattutto nella zona al di fuori della città di Eden, dove per certi versi ricorda addirittura un titolo di quasi due generazioni fa. Il cell shading per fortuna aiuta molto a mascherare i difetti e risaltare altri lati tecnici molto buoni come le animazioni e i personaggi. Da sottolineare anche la possibilità di personalizzare la presenza del sangue o meno e, sopratuttto, udite, udite i 60 FPS granitici che rendono il titolo davvero fluido e godibile. Difficile aspettarsi grandi miglioramenti nella versione finale del titolo, ma la speranza è sempre l’ultima a morire. La presenza, infine, di alcuni pezzi storici e dell’audio giapponese e inglese sono certamente fattori da apprezzare meglio nella versione completa del titolo.

Le Sette Stelle di Hokuto possono splendere

 Fist Of The North Star: Lost Paradise potrebbe essere il ritorno che tutti i fans di Ken Il Guerriero stavano aspettando. Questa “divinità” merita di essere trattata con il giusto rispetto e lo Yakuza Team sta riuscendo nell’intento di rendere giustizia ad un’icona storica con un videogioco che promette di essere finalmente un titolo degno della scuola di Hokuto. Nonostante alcuni difetti di gameplay e un fronte tecnico piuttosto arretrato,  Fist Of The North Star: Lost Paradise è l’anello di congiunzione perfetto tra Kenshiro e Yakuza, una fusione che rischia di lasciare un gran bel segno nel mondo videoludico.

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