La beta di Black Ops 4 ha aggiunto la modalità Battle Royale proprio in questi giorni, pertanto ecco un’anteprima con le prime impressioni.

Call of Duty è solito enfatizzare l’aspetto militare in modo teatrale e steroideo per donargli maggiore impatto. L’inizio di Blackout non sfugge a questa impostazione, mostrando uno stormo di elicotteri di ogni forma e dimensione che scaricano i partecipanti sull’isola, spostandosi in formazione e riempendo il cielo a perdita d’occhio. Rispetto al buffo autobus volante di Fortnite o al sobrio lancio di H1Z1 e PUBG, Black Ops 4 vuole affermare il suo stile anche nei dettagli e sin dal principio. Una modalità Battle Royale dunque, ma intrisa dello spirito di Call of Duty, non solo nell’estetica, ma anche nel ritmo.
Il contorno inserito lungo la mappa diventa una enorme citazione del passato di Treyarch, grazie all’arsenale importato da tutte le modalità passate (fucili e pistole, ma anche i bizzarri accessori come la macchina radiocomandata o la scimmietta esplosiva) e alla presenza di zombie con il ruolo di “disturbatori”, per complicare l’apertura delle casse o smuovere giocatori con il vizietto del camperaggio. Lo stesso aspetto dei personaggi è ripreso da quelli visti nelle campagne dei precedenti Black Ops (Mason, Woods, Menendez e compagni) e tutto finisce per rendere questa modalità Battle Royale uno scatolone variopinto, non soltanto nei contenuti, ma anche nell’estetica. La formula di base però rimane sempre la stessa, procedere verso il centro della mappa durante una battaglia ad eliminazione che vedrà solo una squadra o un singolo trionfare sui restanti.

In questo non ci sono novità eclatanti e anzi, l’esperienza offerta vuole essere il più vicina possibile a quella di PUBG, senza cercare idee originali. Una scelta che può appare azzardata qualora qualcuno stia pensando che lo scopo di Blackout sia quello di fare concorrenza all’illustre omologo, ma che assume invece un senso qualora l’obiettivo sia un’altro: ovvero evitare un’emorragia dell’utenza abituale di COD verso le stanze dei battle royale. Blackout quindi sembrerebbe essere inserita non per attirare i giocatori dei BR, ma per evitare che una parte della propria comunità migri verso altri lidi. Dunque non attrarre nuovi utenti, ma trattenere a bordo i vecchi. Per raggiungere il suo scopo quindi basta che questa BR sia semplicemente presente all’interno di Black Ops 4 e offra qualcosa di analogo agli altri e in questo ci riesce piuttosto bene. Le differenze principali risiedono tutte nello stile, grazie all’arsenale variopinto, alle sporadiche invasioni di campo degli zombie e al tipo di veicoli (come gli elicotteri per attacchi di squadra assieme ai propri compagni), oltre che nel ritmo più veloce.

Le partite infatti hanno una durata mediamente più breve rispetto quelle di Fortnite e soci, anche per via del numero minore di personaggi coinvolti: 80 anziché gli abituali 100. In questo ha probabilmente giocato un ruolo il motore grafico di Call of Duty, che per quanto venga scalato e arricchito al limite del pensabile, con risultati eccellenti quando bisogna riprodurre gli ambienti ristretti della campagna o di una mappa multigiocatore, inizia invece a mostrare la sua arretratezza proprio nel riprodurre zone più ampie o gestire troppi personaggi in contemporanea. La grandezza dell’isola infatti segna una proporzione mai raggiunta da una singola area nel corso della serie, andando a perdere nel dettaglio ambientale o nella velocità di aggiornamento delle texture, le quali a volte si completano in ritardo.

La conformazione della mappa comunque è ben variegata, con delle macro zone come il porto o l’isoletta NukeTown che diventano dei punti caratteristici, capaci di alterare molto bene le regole di ingaggio grazie alla loro struttura (in particolare Nuketown riesce ad essere anche qui un concentrato di uccisioni al secondo, specialmente per i coraggiosi che vi si paracadutano direttamente al lancio).
Forse l’unico aspetto che può davvero infastidire è la macchinosità nell’interfaccia dell’equipaggiamento, che richiede l’apertura di una finestra e deputa ai tasti rapidi solo l’utilizzo dello stretto indispensabile. Tale aspetto può risultare scomodo nei momenti più critici, in cui magari ci si trova all’aperto, tra l’incudine e il martello, mentre si raccoglie del nuovo armamentario e si è inseguiti da qualche nemico.
Nel complesso però i risultati raggiunti sono abbastanza in linea con quelli riscontrabili altrove. La giocabilità, seppur con le lievi differenze di cui sopra, è più veloce, frenetica e varia, anche per via dei numerosi accessori variopinti e ai mezzi sfiziosi. L’insieme quindi può soddisfare gli utenti interessati ad una battle royale più pepata e meno lenta.

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