Dopo l’annuncio del rinvio a fine Novembre della pubblicazione, la beta di Battlefield V funge ora da anteprima per mostrare cosa è cambiato nel gioco e cosa invece è rimasto simile ai precedenti capitoli. 

L’ambientazione è sicuramente la parte che riserva meno sorprese: lo scenario della Seconda Guerra Mondiale mantiene le mappe e gli equipaggiamenti ancorati ad un contesto storico già sfruttato dalla serie. Il livello di dettaglio grafico raggiunto in ogni singolo angolino è elevato e conferma come gli sviluppatori di Dice siano in grado di realizzare motori di indubbia qualità, ma è un aspetto che negli ultimi due anni abbiamo avuto modo di appurare già con Battlefield 1, di cui questo titolo mantiene gli alti standard qualitativi, lasciando alle console potenziate o ai Pc di fascia alta il compito di centellinare ulteriormente verso l’alto la cosmesi. Ma anche giocato “liscio” sulle console base, la qualità estetica rimane davvero alta, senza lasciare a bocca asciutta gli altri.
Parlando della giocabilità bisogna elencare alcuni grossi cambiamenti, tra cui la rimozione dell’avvistamento (“spotting”) dei nemici. Mentre nei precedenti capitoli era possibile segnalare la posizione delle truppe avversarie ai propri compagni di squadra con qualsiasi personaggio, questa possibilità è stata ora rimossa per lasciarla in esclusiva agli utilizzatori di binocolo e razzi di segnalazione. Una scelta che da un lato dovrebbe incentivare il gioco di squadra e la composizione del gruppo, ma che tuttavia può risultare difficile da gestire per chi non abbia alcuni amici con cui giocare abitualmente.
L’utente occasionale lanciatosi infatti nel matchmaking da solo potrebbe non trovarsi appaiato con una squadra che sappia sfruttare questa opzione adeguatamente, finendo per danneggiare così l’intero gruppo, rimuovendo un’aspetto normalmente basilare e indispensabile per rendere meno abusabile il fenomeno del camping (l’appostamento dei cecchini o tiratori). Questa mancanza si fa sentire specialmente su mappe come Rotterdam, dove abbondano le postazioni in penombra come gli interni delle case, in cui un tiratore può nascondersi e camperare nelle modalità obiettivo. Sui fiordi norvegesi, ben illuminati e all’aperto, ciò risulta meno penalizzante, ma rimane comunque un’assenza che rende ostico controbattere un problema che in Battlefield 1 aveva raggiunto proporzioni davvero esagerate.

Il bilanciamento delle armi cerca di porre rimedio, depotenziando parecchio il danno inferto dai fucili da cecchino, ma rimane comunque qualche dubbio in quanto il nuovo sistema di perk introdotti può lasciar spazio a qualche eccesso su altri fronti. Adesso infatti ogni arma non viene migliorata tramite una serie di modifiche e attacchi rimuovibili, ma attraverso l’acquisto di alcuni perk comprabili tramite punti esperienza guadagnati in gioco. Ogni volta che ne viene acquistato uno, questo rimane irrevocabilmente implementato sull’arma, negando la marcia indietro al giocatore, qualora la modifica implementata non sia di suo gradimento o risulti inadatta al suo stile di gioco. Il sistema inoltre prevede uno schema ad albero, per cui potenziando un aspetto, si rendono inaccessibili le caselle sul ramo opposto, rendendo nei fatti la prima scelta obbligatoria anche per quelle successive. Pertanto qualora la prima abilità sbloccata non sia a noi gradita, non possiamo passare sul lato opposto e acquistare le altre, ma si è obbligati a continuare nella stessa direzione. L’alternativa rimane comprare un’altra arma e ripartire da zero potenziandola nell’altro senso, buttando praticamente via tutti i punti esperienza precedentemente spesi per i passaggi. Una scelta che appare veramente estrema e che lascia un “lieve” timore che possa essere legata a qualche sistema di microtransazioni analogo a quello dei precedenti Battlefield (i kit che sbloccavano tutto per un tipo di armamento immediatamente. Mica tanto micro a pensarci bene, costando 7 euro ciascuno), per invogliare ulteriormente i giocatori a spendere del denaro e risparmiarsi un grinding inserito apposta come muro ad una progressione e uno sblocco di facile gestione. Non esageriamo a mettere le mani avanti però, in quanto non è stato ancora specificato nulla e non ci sono dichiarazioni in tal senso, tuttavia guardando alla pratica di DLC applicata da Battlefield negli ultimi sette anni, la cosa non appare così fantascientifica, ma per questo rimandiamo alla versione finale e completa.

In generale questo Battlefield V non sembra però distaccarsi troppo, in termini di sparatoria e meccaniche, dai precedenti a tema storico. La balistica delle armi da fuoco rimane compatibile con le passate edizioni, così come l’utilizzo dei veicoli e la grandezza delle mappe. Forse alcune scelte atte a spingere l’utilizzo sinergico delle classi potrebbero essere tanto efficaci in uno scenario di gioco di squadra, quanto ostiche per chi invece gioca da solo con compagni casuali in matchmaking. Come anticipato, la rimozione dell’avvistamento è giustificabile per valorizzare la classe del cecchino a tutto tondo, così come la scarsa quantità di munizioni in dotazione ad ogni rientro è dovuta al contributo delle classi di supporto, le quali possono rifornire di proiettili gli alleati.
Tuttavia scegliere di introdurre delle penalità in alcuni punti (mancanza di spotting, poche munizioni, etc.) rischia di complicare inutilmente le cose per chi purtroppo non può contare su di un gruppo di compagni fisso, con cui dividere di accordo i ruoli all’interno della squadra. Un’idea migliore per incentivare la cooperazione potrebbe invece essere quella scelta dalla concorrenza, dove l’equilibrio di base dei personaggi è rimasto inalterato, per non penalizzare gli utenti solitari, ma il valore aggiunto sta nel boost offerto al gruppo.
Per valutare il bilanciamento delle mappe è ancora presto, specialmente perché la possibilità di costruire fortificazioni con la classe dell’ingegnere potrebbe semplificare molto la vita alle squadre in difesa, oppure arginare il camping, a seconda dei casi. Pertanto anche in questo la prova della versione finale sarà più esaustiva nel giudizio su quanto tale aspetti cambi gli equilibri in partita.
Nel complesso questo Battlefield V rimane sostanzialmente un capitolo conforme ai pregi e difetti che caratterizzano ormai la saga, senza introdurre stravolgimenti radicali nell’impostazione, pur modificando alcune cose che potrebbero essere comunque tangibili sia dall’esperto, che dal novizio, con risultati ambivalenti.

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