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Portal: Collezione da Compagnia – Recensione Nintendo Switch

C’è un motivo per cui, in tutti questi anni, non ho mai osato dare un 10 sonante al primo Portal e via, con buona pace del resto del mondo: come minimo, a Portal 2 dovrei dare almeno 20. Su 10. Che detta così potrebbe anche far ridere, ma vi posso giurare che i due titoli più folli ma allo stesso tempo più ferreamente logici del parco giochi di Valve, almeno per me, sono diventati qualcosa a metà strada tra il culto e l’ossessione: una religione che poggia le fondamenta su un game design stratosferico, una lore (che si estende ben al di fuori delle camere di test di Aperture) rappresentata da un iceberg di misteri che manco con due lauree ne verremo mai fuori e, cosa più importante, una narrazione e una caratterizzazione della vera protagonista– e no ragazzi, non stiamo parlando di Chell – che sì, ancora oggi è difficile pareggiare. Seppur si stia parlando di un brand giocato da milioni di giocatori su PC e su ogni console in cui sia apparso dal 2007 ad oggi, l’arrivo di Portal: Collezione da Compagnia per “noi vecchi habitué di Aperture Science” è stato accolto come l’ennesimo – ma sempre graditissimo – ritorno del Salvatore, l’appuntamento imperdibile a cui è inconcepibile il sottrarsi. Perché scienza e progresso vengono prima di tutto: perché possiamo resistere a tutto, ma non alla voce di GLaDOS che ricorda quanto, come esseri umani, siamo terribili. E sì, non se ne scampa nemmeno su Switch.

Portal

The Collection is (not) a lie

Parlare delle meccaniche del franchise Portal, così come raccontare chi siano Chell, GLaDOS o quella sagoma di Wheatley, nell’anno domini 2022, non so a voi ma a me pare incredibile. Posto che chiunque si definisca giocatore dovrebbe quantomeno sapere la trama liscia di ambo le opere (omettendo la già citata lore, che si espande in modo tentacolare con reference, Easter Egg e altre diavolerie da far girar la testa), cercheremo di essere più rapidi possibili raccontandovi, in estrema sintesi, la meccanica portante su cui si basa l’intera opera Valve. L’aggeggio che stringete tra le mani, il cui nome (Portal Gun) dovrebbe essere abbondantemente auto-esplicativo, spara due portali, uno arancione e uno blu. 

Qualsiasi cosa entri nel primo, voi inclusi, uscirà dal secondo – e, ovviamente, viceversa. Fine, davvero, questo è tutto quello che vi serve sapere per affrontare un numero ragionevolmente cospicuo di Test Chambers, ovviamente infarcite di ostacoli, trappole, torrette armate, acido mortale, piattaforme semovibili, laser letali, gas nervino, companion cube e sicuramente qualcos’altro che, così su due piedi, avremo omesso dalla lista per ovvi motivi. Il tutto, cosa fondamentale, senza dimenticare che ad Aperture Science vale ancora la fisica galileiana, così come principi della meccanica tradizionale quali la legge di conservazione della massa, l’accelerazione gravitazionale o la semplice riflessione luminosa. 

Mettete insieme tutte queste cose per ottenere il paradigma di perfezione del puzzle game in prima persona – che sì, come dicevamo in apertura vanta pure una storia da far accapponare la pelle tanto è geniale. Ma passaggi leggendari come “you monster” o “you murderer”, l’elettronica applicata ad un tubero, la famigerata torta, gli stanzini segreti dalle pareti dipinte in modo inquietante, le radio e i messaggi registrati che distanza di anni sembrano ancora raccontare segreti sepolti nelle profondità dell’asettica Aperture Science beh, vi aspettano a braccia aperte. E lungi da noi rovinarvi la sorpresa.

Portal

Switch, you monster!

C’è una cosa che, appena lanciati i capitoli di questa Portal: Collezione da Compagnia, ci ha lasciati di sasso. Ambo gli episodi girano a 60 frame al secondo, in modo quasi sempre granitico. Quasi, perché nelle scene dove il carico su schermo è maggiore (o dove, per qualche motivo, troviamo buffo aprire un portale sopra la nostra testa e uno sotto i piedi, e via di super velocità all’infinito), qualche frame lo si va a perdere per forza – ma nulla che rischi anche solo per sbaglio di esser fastidioso. E sì, se siete stati attenti avrete sicuramente notato che non stiamo parlando della sola modalità docked: tanto in variante fissa quanto in handeld, la Companion Collection (il nome inglese è tremendamente più bello) schizza al frame rate massimo consentito da Switch, per una resa visiva impressionante. Vi blocchiamo subito: su PC va a 4K/120fps e non a 1080p/720p (docked/handeld), si vede grandissimo e bellissimo che pare d’avere GLaDOS sul divano mentre si gioca. Bravi, ciò non toglie che Su Switch il risultato raggiunto dallo sviluppatore, pur trattandosi di due titoli non “recenti” (solo il primo capitolo ha una quindicina d’anni buona), è senza dubbio eccellente. Il che lo rende ancor più bello da giocare.

Altro fattore di indubbio pregio è la portabilità. La diagonale dello schermo di Switch, in particolar modo del modello OLED, si dimostra eccellente nell’accogliere la sfida targata Valve: Portal e Portal 2 si dimostrano campioni di giocabilità in qualsiasi situazione, non necessariamente limitata al contesto domestico – a patto di godere del supporto di auricolari di ragionevole qualità. L’approccio a stanze di ambo i titoli ben si presta anche a partite veloci, fornendo un “passatempo” di altissima qualità, oltre che caratterizzato da un bilanciatissimo livello di sfida, ai possessori della portatile Nintendo. A voler (nuovamente) spaccare il capello, potremo dire che anche Steam Deck offre la stessa esperienza on the go per Portal e Portal 2: ma se il risultato in docked è ovviamente a favore della console Valve, in modalità handheld le performance siglate dalle due console non sono così lontane. Il che è tutto dire.

Insomma, Switch gioca questa partita quasi alla perfezione. Certo, schermate di caricamento frequenti e relativi tempi non certo trascurabili rappresentano il tallone d’Achille più evidente di quest’ottima conversione, che di contro vanta dalla propria un sistema di controlli di movimento che brilla per precisione e reattività. L’accelerometro dell’hardware Nintendo funziona in modo ottimale, fornendo una seconda chiave di lettura al gameplay di questa Portal: Collezione da Compagnia – che, è quasi inutile sottolinearlo, non cede mezzo punto anche quando giocata in modo più tradizionale. 

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Portal: Collezione da Compagnia – c’è tutto quel che serve…

Chiarito per bene come, anche su Switch, Chell, GLaDOS e soci tengano altissimo il vessillo del casato Valve, vale anche la pena ricordare come l’offerta contenutistica della Portal: Collezione da Compagnia sia tutto tranne che povera. Al netto dei due capitoli principali, saranno infatti disponibili il DLC Still Alive del primo Portal, oltre ad una lunga serie di contenuti aggiuntivi che spaziano dalla possibilità di attivare il commento degli sviluppatori durante il playthrough, accedere alle sfide speciali (tre per ciascuna Test Chamber) o attivare le stanze avanzate, qualora si ricercasse un livello di sfida ulteriore.

Al netto dell’introduzione degli achievement Steam-style direttamente in game (su Switch fa sempre un certo effetto sbloccare un “trofeo”), fa sicuramente piacere scoprire che questa Portal: Collezione da Compagnia offre inoltre la possibilità di giocare in due a schermo condiviso – nel caso di Portal 2 – sia in modalità locale che offline, mettendo a disposizione un interessante set di opzioni cooperative. E se già in single player stiamo parlando di un puzzle game magistrale, caratterizzato da una scrittura di livello esagerato e da un voice over su cui è persino inutile discutere, vi lasciamo immaginare in cosa si possa trasformare il secondo capitolo del franchise, se affrontato con la giusta compagnia. Non l’aveste mai provato, per qualche assurdo motivo, da oggi non avete più scuse. 

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Il Verdetto

Versione testata – Nintendo Switch

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Alberto Destro

Alberto Destro

Quando il Signore regalava agli uomini l'arte della scrittura, probabilmente ero al bagno.

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