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Override 2: Super Mech League | Recensione

Override 2 parte dal presupposto che la guerra ai mostri avvenuta nel primo capitolo non abbia più avuto conseguenze e che i robot giganti siano dunque stati riconvertiti da macchine per la difesa della terra, in strumenti di intrattenimento.
Viene quindi istituita una lega professionale di piloti, i quali si sfidano per decidere quale sia il mecha più forte.
La trama però si ferma qui. Non c’è uno sviluppo, salvo qualche sporadico dialogo della nostra agente, la quale ci accompagnerà nella scalata alle classifiche.

Chi ha bisogno di una storia?

Ciò riguarda in primo luogo l’assenza della modalità campagna e il volersi concentrare sugli scontri tra giocatori.
Nel corso del campionato infatti il clou delle modalità di gioco sarà esclusivamente questo, alternando 1v1 con 2v2 oppure il tutti contro tutti tra quattro giocatori. Unica alternativa una specie di modalità orda che fa da labile PVE contro una moltitudine di nemici.
In assenza di persone da sfidare online ci si può sempre rivolgere alla modalità versus in cui i nemici sono controllati dalla CPU, ma ciò diminuisce abbastanza la sfida e rende ogni battaglia meno elettrizzante.
Non c’è altro a comporre l’offerta ludica di Override 2 e sui contenuti single player si riscontra quindi un calo dell’offerta rispetto al primo capitolo. Il numero di robot però è molto buono e ci sono parecchi modelli sbloccabili andando avanti con il gioco, alcuni dei quali decisamente originali stilisticamente e simpatici.

override 2

E chi ha bisogno di combattere?

Il secondo grande cambiamento riguarda la giocabilità, con un cambio drastico delle sue meccaniche. Nel primo capitolo infatti si utilizzavano quattro pulsanti di attacco, ciascuno assegnato ad un pugno e un calcio (sinistro e destro, alla maniera di Tekken). In questo invece è stata operata una semplificazione di un sistema che era già molto accessibile di suo.
Il primo Override infatti era pur sempre un brawler molto semplice da giocare ed accessibile sin dalla prima partita. Questo seguito punta su di un sistema di attacco forte, debole e proiezioni che nel complesso funziona, pur senza creare un tangibile miglioramento. I due sistemi si equivalgono, ma anche in questo caso si segnala una mancanza di profondità piuttosto grave, in quanto è tutto davvero superficiale.
Il problema peggiore però è la goffezza con cui i robot si muovono e sferrano i loro colpi. Lungi dal voler avere un taglio simulativo (che avrebbe giustificato un approccio più rigoroso all’inerzia), il risultato è un’esperienza di gioco lenta e ingessata, poco coinvolgente.

Il comparto grafico è migliore rispetto al primo titolo, aumentando in modo significativo la qualità generale grazie ad uno uso migliore dell’illuminazione e dello shading, oltre che ad un maggiore pulizia e rifinitura.
La frequenza di fotogrammi pure risulta più stabile, pur senza essere perfetta, arrivando a risultati decorosi per quello che alla fine è un gioco indie a basso budget. Il problema di fondo di Override 2 è essere privo di una buona struttura di fondo nella sua giocabilità. Mancando anche solo una forma di coinvolgimento basilare verso il gioco, tutti gli altri suoi difetti contano, ma sino ad un certo punto, perché viene meno il motivo principale per cui trovare interessante questo titolo.