A metà tra un gioco di robottoni e un film di mostri giganti in stile Godzilla, Override: Mech City Brawl ambisce ad essere una trasposizione videoludica non ufficiale di Pacific Rim, senza però riuscirci.

Bisogna riconoscere che i giochi di questo tipo raramente hanno raggiunto vette qualitative tali da conferire dignità videoludica, al di fuori dell’interesse verso la tematica trattata. Tolto forse King of Monsters 2 su NeoGeo, molteplici adattamenti in salsa brawler o simil picchiaduristica delle pellicole a tema kaiju non hanno mai convinto a pieno. In particolare, se andiamo a contare i numerosissimi giochi prodotti su licenza del lucertolone della Toei, ben pochi meritano di essere provati, lasciandone molti altri a galleggiare sul filo della mediocrità. Pertanto l’idea che la scena indie sfornasse un titolo capace di colmare questa lacuna, poteva essere vincente. Override invece non convince, vittima di una serie di difetti abbastanza pesanti dettati forse da un congiunzione di modeste disponibilità economiche degli sviluppatori e inesperienza tecnica.
Il comparto grafico si presenta in modo inizialmente convincente, con dei modelli molto colorati, un uso gradevolissimo della tavolozza cromatica e un design dei vari robottoni che si alterna tra il classico e l’ironico con la medesima disinvoltura con cui Go Nagai proponeva eroi solenni e comprimari buffi nel suo Mazinga, ma arricchendo il tutto con un pizzico di originalità che non è per niente scontato quando si parla di mecha-design.
Peccato purtroppo che questa buona impressione si mantenga tale solo dinanzi un fermo immagine o una foto; ad azione avviata il gioco diventa vittima di cali di fotogrammi a dir poco atroci.

Ogni livello vede il mecha scelto dal giocatore all’interno di una mappa dove dovrà affrontare un altro robot gigante, oppure sconfiggere ondate di kaiju più o meno grandi, circondato da palazzi, alberi e ogni altro genere di costruzione o presenza ambientale che potrebbe fare da cornice allo scontro. All’interno di queste arene “involontarie” il solo fatto di muoversi, attaccare o atterrare il proprio avversario finirà per causare una distruzione ambientale continua e catastrofica, capace di amplificare la spettacolarità e drammaticità degli scontri, ma diventando il punto debole del motore grafico, il quale incespica perdendo fotogrammi al punto da causare frequenti scatti.
La giocabilità si fonda su alcune idee piuttosto buone, ma senza raggiungere mai una profondità degna di nota e risultando piuttosto ingessata. Ad ogni pulsante corrisponde un arto, pertanto si potranno creare sequenze di colpi decidendo liberamente in che modo attaccare il nemico, se con un pugno sinistro e un calcio destro o con una sequenza di jab. Sferrare costantemente dei colpi inoltre causa un surriscaldamento del proprio robot, richiedendo un pizzico di attenzione per non attaccare a vuoto e ritrovarsi poi inoffensivi in un momento di scopertura del nemico. Piccole trovate che ben potevano adattarsi ad un gioco che vuole fare dell’azione il suo punto forte, senza però arrivare al tecnicismo di un picchiaduro vero e proprio.

Purtroppo però la giocabilità nel suo complesso rimane sempre piuttosto stopposa. Pur considerando la tipicità dei movimenti goffi e impacciati che hanno i robot giganti nei film, questa eccessiva legnosità non aiuta a rendere dinamici gli scontri e non sostiene neanche un basilare sistema di combo ben sviluppato. Ogni mech è dotato di mosse tipiche e punti di forza, che vanno dal lancio di pugni rotanti al vero e proprio arsenale laser; selezionare uno anziché l’altro produce effettivamente delle buone differenze nel modo di utilizzarli, ma anche considerando questo è proprio l’infrastruttura di fondo ad essere carente. Le modalità di gioco inoltre non sono molte: Override fa del versus tra giocatori uno dei suoi punti centrali, permettendo battaglie in locale come online, tuttavia tolte queste c’è solo una modalità storia per intrattenere chi voglia giocare in singolo. Con una durata di circa 2 ore e mezza, la campagna ha qualche piccolo dialogo su misura di ciascun pilota/robot, ma per il resto prosegue in modo assolutamente uguale, risultando ripetitiva e priva di qualsiasi orpello o trovata che avrebbe potuto renderla più intrigante, almeno nel gioco in singolo, dove bisognava preoccuparsi del bilanciamento dei personaggi e si poteva osare di più.

Pro

  • sfoggia una buona varietà di mech colorati e dotati di un bello stile
  • una specie di King of Monsters dalla scena indie……

Contro

  • …….ma decisamente superficiale da giocare
  • cali di fotogrammi tremendi

Voto: 5

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