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Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin | Recensione

Dopo il grande successo di RISE, un nuovo capitolo della serie di Monster Hunter ritorna in pompa magna sulle nostre piattaforme pronto a farci immergere nella caccia ai mostri.
Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin si discosta leggermente dal filone principale della serie, proponendo uno stile grafico cartoonesco e ponendo l’accento sulla componente narrativa, il tutto inserito in un contesto JRPG molto piacevole che riesce a convincere sia fan della mitica serie Capcom sia a chi non si è mai approcciato a.

Prima di addentrarci nella recensione vorremo fare una piccola premessa: per giocare a Monster Hunter Stories 2 non è necessario aver completato né il precedente capitolo per Nintendo 3DS né nessun altro titolo della serie. Ci sono dei riferimenti, e anche di molto carini come il ritorno di personaggi amati, ma ciò non preclude la godibilità del gioco per chi non li cogliesse. Inoltre come ogni singolo Monster Hunter il gioco è accompagnato da ricche enciclopedie che narrano tutto sul mondo di gioco tra flora e fauna, cosicché un puro novizio vi si possa approcciare senza nessun problema.
Bene, detto questo Riders, tenetevi pronti e chiamate il vostro Monstie perché adesso inizia la caccia!

Voliamo insieme, Ratha!

Giocheremo nei panni del discendente del personaggio principale del primo gioco di Monster Hunter Stories: anni dopo gli eventi del gioco per 3DS, i Rathalos, dei mostri draconici ben noti ai fan della serie, hanno iniziato a scomparire in tutto il mondo causando degli incidenti nell’intero mondo. Una misteriosa fanciulla porta con se un uovo di Rathalos che contiene una creatura leggendaria destinata a distruggere il mondo e starà al protagonista il fardello di crescerla e farsela amica, evitando che la catastrofe narrata accada.

Siamo rimasti molto vaghi, ma come detto prima la storia è il cuore di questo gioco e andarvela a rovinare, spoilerando anche il minimo dettaglio, sarebbe un vero peccato. Quello che abbiamo vissuto durante le nostre quaranta ore di gioco è stata una bella esperienza con una trama che ci ha completamente presi nella sua semplicità: non è una storia mozzafiato, ma i colpi di scena non mancano assieme a dei momenti di alta tensione e di grande felicità.

Sul fronte del character design si è svolto un ottimo lavoro, con personaggi secondari e terziari ben caratterizzati: tutti nel loro piccolo sono un minimo memorabili, donando all’esperienza narrativa quel plus che non è da sottovalutare. Come per gli umani, anche i mostri avranno un ruolo chiave, in particolare quelli assoggettati dal Rider che prendono il nome di Monstie: sotto questo punto di vista ne siamo rimasti colpiti. Il loro coinvolgimento con la trama e l’interazione che avranno con i vari personaggi rende l’atmosfera delle scene più bella, facendoci empatizzare con loro nonostante non proferiscano mai una parola.

Come in un qualsiasi JRPG che si rispetti, tra livellamenti e interazioni, anche le missioni secondarie hanno la loro importanza, e in Monster Hunters Stories 2 non sono da meno: abbiamo da quelle più classiche “uccidi un mostro/cattura un uovo” a quelle più disparate, fornendo così un ampia varietà di gioco oltre alla missione principale. Non ci forniranno delle informazioni di trama fondamentali per la nostra esperienza, ma lasceranno delle chicche che abbiamo molto apprezzato.

Un classico Monster Hunter Stories, ma abbellito

Il gameplay di Monster Hunter Stories 2 è identico, se non per delle piccolezze principalmente grafiche, al precedente capitolo, non innovando la formula o evolvendola in qualche maniera. Siamo chiari, “squadra che vince non si cambia” e il gameplay di Monster Hunter Stories funziona, è efficace e accessibile a chiunque. In tutte le sue meccaniche da combattimento a turni e nelle sue tattiche di gioco vi è un selettore di tre parametri “Potenza, Destrezza e Velocità” ove in ordine ciclico una batte la successiva. Il parametro servirà solo a decretare la vittoria in caso di scontro tra due avversari e ad avere un piccolo boost sui danni.

Non mancheranno le armi classiche di Monster Hunter suddivise in tre categorie, Spade, Mazze e Archi, con tutte le loro peculiarità riversate nelle abilità.
Oltre al protagonista non si potrà controllare nessun’altro, neanche il Monstie (è limitato soltanto nella scelta della tattica e nel cambio di quest’ultimo) e questo elemento risulta molto infastidente in quanto l’IA non sempre è molto attiva, sia per gli alleati che per i nemici.

Questo limite però non frena l’epicità del Rider che, una volta riempita la barra punti legame, cavalca il proprio Monstie: una volta in groppa la barra della vita si ripristinerà parzialmente per entrambi e oltre ad effettuare degli attacchi più potenti seguendo il solito trittico dei parametri, c’è l’abilità legame. In tutta la sua bellezza e unicità per ogni singolo mostro, una coreografica cutscene inscenerà un attacco devastante, o due contemporaneamente se si effettua l’abilità assieme al proprio compagno, che provocherà al nemico un’ingente danno.

Un mondo e dei mostri tutti da scoprire

Acchiappali tutti” cita il famoso motto di Pokemon, e Monster Hunter Stories 2 non è da meno. La componente collezionista dei mostri è cruciale per il compimento di determinate azioni e l’evoluzione del personaggio. Inizialmente viene dato il contesto di trama per il quale un Rider, diverso dal Cacciatore data la sua affinità con la natura, possa controllare un mostro, che diventerà successivamente monstie. Poi durante l’avventura il processo di cattura dell’uovo diventerà abituale se non addirittura ridondante, intaccando in minima parte l’esperienza.

Nonostante questo gioco sia un’effettiva semplificazione di un classico Monster Hunter, tante caratteristiche che hanno reso famoso il brand sono rimaste. I mostri avranno un certo atteggiamento che il giocatore dovrà imparare, come i suoi punti deboli e le possibili conseguenze a determinati attacchi, tra oggetti e abilità, o a delle rotture delle parti del corpo. Si imparerà quali mostri saranno più attivi e più deboli nei due archi della giornata ove è possibile esplorare. Ad esempio, se si sta sufficientemente attenti si potrebbe imparare quando determinati mostri dormiranno nelle loro tane.

Monster Hunter

Il crafting, i Felyne, la forgiatura e i mercanti non sono variati se non per delle piccole semplificazioni dettate dalle esigenze di gameplay. Invece l’esplorazione è cambiata consistentemente: dopo tanto tempo in Monster Hunter si vedono delle mappe dettagliate, pulite e non rovinate dalle limitatezze tecniche. In stile Pokemon Spada o Scudo, il giocatore potrà esplorare delle mappe molto ampie e lo scontro con i mostri si attiverà soltanto quando il Rider toccherà il loro modello.

I mostri e i png sono degli elementi fondamentali che rendono il mondo vivo. Capcom è stata perfetta sotto questo punto: tante animazioni diverse l’una con l’altra con una moltitudine di modelli senza aver un calo di frame o nessun problema tra pop-up e glitch. Non è da tutti fare un lavoro così attento e se mai affronterete l’esperienza di questo gioco, fermatevi in un qualsiasi punto e limitatevi a guardarvi attorno: vi sorprenderà.

Monster Hunter

Quando la qualità non è Pokemon, ma Monster Hunter Stories

Sul profilo tecnico è inattaccabile e Capcom ci ha dimostrato che un gioco di mostri collezionabili ambizioso e grande è possibile svilupparlo con ottimi risultati. Non abbiamo riscontrato nessun problema per quanto riguarda l’ottimizzazione del titolo, giocandoci senza problemi con un Hardware piuttosto datato. Quindi potete stare tranquilli se siete dubbiosi che questo gioco giri sul vostro PC probabilmente datato.

Artisticamente parlando non c’è nulla di originale: lo stile cartoonesco adottato esiste da decenni nel panorama dell’animazione e dei videogiochi, anche considerando che il gioco non inserisce nessuna novità dal suo predecessore su questo fronte. Ovviamente la qualità grafica, con animazioni e effetti, è migliorata parecchio, offrendoci un risultato a dir poco ammirevole, ma nei limiti dello stile.

Monster Hunter

Discorso differente per il comparto sonoro che ci ha ammaliato, in tutti i fronti. Le OST sono azzeccate e coinvolgenti, immergendoci perfettamente in qualsiasi situazione, dalla più comica a quella più tragica. Anche sugli effetti nulla da dire: azzeccati e non ripetitivi.
Come consuetudine di Monster Hunter, vi è unicamente il doppiaggio Inglese e Giapponese. Per la nostra avventura abbiamo scelto la versione originale con le voci nipponiche e non siamo rimasti affatto delusi. Sorprendente la quantità di dialoghi doppiati e questo è sicuramente un punto aggiuntivo non da poco.

Bene, vi abbiamo parlato di quanto sia ben ottimizzato, adesso vi raccontiamo di quanto non sia ben ottimizzato… su Nintendo Switch. Nel corso della nostra prova abbiamo avuto modo di sentire qualche voce sulle performance del gioco sulla console di Nintendo, e i pareri non sono stati molto positivi. Il gioco si avvia e funziona senza troppi problemi, ma la qualità grafica cala drasticamente rispetto alla controparte Steam, facendo scontento l’occhio. Il framerate poco stabile durante i combattimenti e l’esplorazione fa storcere il naso, ma questo non rende l’esperienza invivibile.
Però bisogna guardare anche l’altra faccia della moneta: su Nintendo Switch è già incredibile che giri senza troppi problemi (considerando che non è esclusiva), perciò di questo ne diamo atto a Capcom.
Ci teniamo a precisare che questo paragrafo non è conteggiato per la valutazione della recensione in quanto non rispecchia la nostra esperienza con Monster Hunter Stories 2 e che non è la versione da noi testata. Era solo un piccolo appunto per voi lettori.