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Jurassic World Evolution 2 Recensione

Dall’ormai lontano 1993, anno dell’uscita cinematografica del primissimo Jurassic Park, a firma di Steven Spielberg, la fascinazione per i dinosauri, sdoganata oramai da un appeal riservato solo ai più piccini, continua ad imperversare in modo transmediale grazie ad un’orda di sequel, più o meno riusciti, fumetti e videogame su licenza (o meno) che hanno contribuito a mantenere viva e vegeta, senza l’ausilio del famoso blocco di ambra, la presenza di T-Rex e compagnia cantante nel nostro immaginario.

Ed è appunto su questa scia che si va ad inserire Jurassic World Evolution 2, un finissimo gestionale, creato dai ragazzi di Frontier Develpment, già responsabili di piccole chicche come Planet Coaster e Planet Zoo (di cui, se vogliamo, la serie di Jurassic World Evolution è una costola ad alto budget). Ambientato immediatamente dopo gli eventi di Jurassik World da cui, a quanto pare, l’umanità non ha imparato nulla, la voglia di monetizzare porta alla creazione (e alla organizzazione) di un enorme parco divertimenti a tema dinosauri: essendo però questi vivi, e la maggior parte delle volte in libera circolazione, sarà nostro compito renderli in cattività e creare un habitat artificiale capace di contenerli in tutta la loro maestosità e pericolosità.
Seguendo dunque le orme del diretto predecessore e, non si stancheremo mai di dirlo, di Planet Zoo, ci troveremo immersi in un gestionale di parco divertimenti duro e puro, un Theme park dei giorni nostri, dove dovremo curare ogni singolo aspetto della permanenza dei nostri “ospiti”, dalla dieta, alla creazione di un ambiente sicuro per loro (e, manco a dirlo, per noi).

Benvenuti a Isla Nublar, sede di Jurassic World

Il primo impatto con Jurassic World Evolution 2 è disorientante: già dal menù iniziale si percepisce la mole di lavoro investita da Frontier Development per arricchire l’esperienza del già soddisfacente capostipite di questo franchise. Ad una classica modalità “storia”, realizzata ad-hoc per gli amanti della narrazione dura e pura, si contrappongono le modalità sandbox, sfida e Chaos Theory, vera e propria novità di questa seconda iterazione. Posto che la modalità storia, per breve (e ben realizzata) che sia, rappresenti un mero tutorial utile per affrontare le rimanenti modalità, l’accento va posto sulla sezione “Teoria del caos”, una gigantesca modalità amarcord in cui, a noi giocatori, verrà chiesto di rivivere i momenti topici di tutte e cinque le incarnazioni cinematografiche, dalla creazione del primissimo “Parco del Giurassico” alla fuga dei dinosauri vista nell’ultima iterazione sul grande schermo. Così facendo i veri aficionados della saga potranno re-interpretare alla loro maniera gli eventi, provando ad assecondarli o a cambiare l’iter della storia, così come da noi conosciuta.
Caratteristica piacevole di questa modalità è l’accessibilità, sin dalla selezione della sezione contestuale, di tutti e cinque le pellicole: non sarà dunque necessario farmare in modalità storia o sbloccare manualmente ogni singolo lungometraggio, lasciandoci affrontare liberamente le già tante difficoltà insite in questo gestionale preistorico made in England.

Già perché, qualora non fosse chiaro, la caratteristica fondante di questo Jurassic World Evolution 2 è la estrema varietà di approcci che, unita ad una rigidità del sistema di gioco, sintetizzabile nell’obbligo ad adempiere ad un gran numero di condizioni per realizzare la giocata perfetta, innalza in modo sistematico la curva di apprendimento delle dinamiche basilari del gioco, andando a scoraggiare, sin dalla modalità storia/tutorial i giocatori meno smaliziati in ambito gestionale, forse attratti dall’appeal di un franchise di sicuro successo.

Non che la varietà sia un male, sia chiaro ma, spesso e volentieri con Jurassic World Evolution 2, ci si trova ad avere a che fare con un numero di dinosauri (tanto in quantità, quanto in varietà) maggiore di quelli visti nel primo capitolo, ciascuno con una sua “personalità”: da qui la necessità di improntare approcci differenti per ciascuna preda e contingentare, ad esempio, le stesse in spazi adibiti a specie compatibili, allestendo debite misure di sicurezza per evitare interazioni non volute tra diverse specie o, peggio ancora, fughe dalle recinzioni. Se a tutto ciò si aggiunge la possibilità, o meglio l’obbligo, di avere a cura l’umore dei dinosauri, mediante la creazione di elementi utili al loro sostentamento (mangiatoie con tipo di cibo specifico per singola specie), si arriverà a ben comprendere la sopraccitata difficoltà di accesso per i novizi del genere e a nulla servono le poche automazioni allestite dalla software house per rendere più agevole il suddetto compito, contanto anche che, ad esempio, la gestione delle epidemie nelle colonie di dinosauri andrà fatta in full manual, inviando squadre veterinarie a curare ogni singola specie, pena l’estinzione della stessa.

E mi raccomando, se qualcosa dovesse inseguirvi… …

Medesimo discorso va fatto nel caso di eventi ambientali avversi, catastrofi o disastri che ci vedranno, in guisa di quanto accade sin dalla notte dei tempi nei primi Simcity, occupati a porre rimedio a quanto successo. Ricostruzione recinti e recupero dinosauri però, vista la forte frequenza degli eventi atmosferici estremi, risultano però al limite del ripetitivo, ingenerando noia e nulla più: mai il senso di sfida si sente titillato da questi eventi, complice anche qualche stortura nella gestione delle ri-costruzioni, mai precise come vorremmo.
Ad acuire il senso di fastidio, derivante da attività accessorie, mai percepite come essenziali, è la gestione del team tecnico: dovremmo infatti tenere a bada il livello di stanchezza e stress degli scienziati, badando bene a mantenerlo sotto una soglia prederminata, pena il sabotaggio degli impianti da parte degli stessi ricercatori, in preda a raptus di follia. Per carità, va bene il realismo, ma sarebbe stato gradevole poter effettuare azioni per gruppi di ricercatori, invece di dover badare al livello di ogni singolo elemento del team.
La modalità Sandbox, quella capace di fornire il maggior livello di sfida, presenta, contrariamente a quanto visto nella modalita “Teoria del Caos”, una accessibilità minata dalla necessità di dover sbloccare, mediante la ripetizione (a mo di farming) di attività periodiche, l’utilizzo di elementi aggiuntivi capaci di far decollare il gameplay: fatico a comprendere questa scelta, rea di aggiungere ulteriore (immotivata) difficoltà ad un prodotto già di per sé ostico e di difficile accessibilità per buona parte del pubblico pagante.

Passando al comparto grafico, non si può non battere le mani ai ragazzi di Frontier Development, capaci di creare una fedeltà visiva davvero notevole, donando una “verosimiglianza” quasi assoluta ai protagonisti preistorici della nostra avventura. Tanto i modelli dei dinosauri, infatti, quanto quelli dell’ambiente di gioco sono realizzati con precisione certosina, garantendo, inoltre, una incredibile possibilità di personalizzazione: well done.

Jurassic World Evolution 2

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