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FORECLOSED Recensione

A tre anni di distanza dal debutto, Antab Studio si prepara, sotto l’etichetta indipendente del team Merge Games, a pubblicare il secondo progetto originale, una storia che attinge al Cyberpunk per farne uno sparatutto con elementi di GDR. Stiamo parlando proprio di FORECLOSED: proseguite nella recensione per vedere tutti i dettagli!

FORECLOSED, ovvero Identità preclusa

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FORECLOSED è uno “simil” sparatutto action 3D ambientato in una società futuristica e distopica dove l’identità di una persona ha più valore della persona stessa: nel momento in cui uno viene privato dell’identità (magari pignorata per debito) non sarà più in grado di interagire col mondo e nemmeno guardare altri individui in volto riconoscendoli, a meno trovi il modo di pagare o riaverla indietro.
L’identità e tutte le informazioni sensibili sono strettamente legate agli impianti cibernetici della persona, che appartengono a loro volta alle aziende per cui le persone lavorano. Il nostro protagonista è Evan Kapnos, un uomo comune che si trova improvvisamente in debito di identità e deve quindi recarsi in tribunale per procedere al pignoramento: la corp per cui lavora però ha altre idee e quindi Evan, inseguito, decide di darsi alla fuga dopo che la corporazione per cui lavora è andata in bancarotta, aiutato da una CEO aziendale di nome Delilah. La storia è profondamente legata a doppio filo con le esperienze avute nella vita reale da alcuni membri di Antab Studio, che durante molte interviste hanno tenuto a ribadire di come l’identità “legale” fatta di dati e numeri, responsabilità e regole, e l’identità definita di una persona siano completamente diverse ma convertano inevitabilmente a causa della società e delle regole attraverso cui lavora. Questo è proprio il caso del nostro protagonista, che si trova sbalzato via dalla vita di tutti i giorni, costretto a lottare disperatamente per affermare di essere un individuo e non un conto in banca, oppure una stringa di 0 ed 1.

Un po’ sparatutto, un po’ GDR

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Com’è stato correttamente definito e anticipato dai vari annunci, Foreclosed sembra un po’ Max Payne ed un po’ Deus Ex, senza pretendere l’eccellenza di questi due titoli ma mantenendone le linee guida: Evan è costantemente braccato da forze di polizia e assassini sconosciuti mandati ad ucciderlo. Fortunatamente in un mondo così ciberneticamente avanzato le armi, gli innesti ed i potenziamenti non mancano. Arrivati ad un certo punto dopo i primi minuti di gioco, attraversando silenziosamente spie e guardie da dietro le spalle con scene osservate in telecamera esterna (molto alla Metal Gear), troveremo infatti un’arma adatta al personaggio composta da tre slot, di cui potremo gradualmente sbloccare le abilità grazie alla spesa di punti esperienza – alcune per aumentare il rateo, il danno o rendere i proiettili esplosivi. Allo stesso modo anche gli impianti di Evan possiedono abilità da sbloccare, alcune passive (come l’hacking), alcune attive come protezioni e scudi mentali di cui munirsi contro gli attentatori, che si andranno ad accumulare nei quattro slot a sua disposizione, da usare rapidamente premendo il grilletto ed tasto assegnato nel caso del controller. Oltre a sparare quindi (con un’arma a colpi infiniti, una scelta tanto peculiare tanto la non presenza di barre vita, sostituite da un chip di surriscaldamento legato ai nostri innesti) potremo sollevare oggetti, attrarli, usarli come scudo od usare addirittura i nemici. Per chi favorisce l’approccio stealth, ci saranno un mucchio di ventole da hackerare e porte da superare, ed in generale oggetti da manomettere nello scenario per usarli a proprio vantaggio in caso i nemici entrino in allerta – più un comodo innesto che ci permette di friggerli da lontano, se non notati. Inoltre piccole ricerche nell’ambiente ci aiuteranno a prendere più punti esperienza che di norma, dirigendoci in un minigioco alla ricerca della rete in base alla potenza di un segnale. Una volta trovato da dove proviene, potremo hackerarlo e guadagnare così esperienza in maniera facile e pulita.

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La pistola è l’unica arma del gioco, un’arma simbiontica per i suoi speciali impianti sperimentali, ed è legata ai poteri del protagonista. Di base è un normale revolver a cui è possibile equipaggiare proiettili e munzioni di vario tipo che ne cambiano l’uso, fino a farla diventare quasi una mitragliatrice. Come già detto, dal momento abbiamo munizioni infinite, l’esperienza di gioco viene bilanciata dalla necessità di dosare abilità e colpi per evitare il surriscaldamento dell’arma – del nostro cervello quindi, cosa che rallenta il personaggio in maniera evidente fino a quando i livelli di guardia non sono ristabiliti sotto la soglia minima. Contemporaneamente, dovremo affinare la nostra abilità nel trovare delle coperture per evitare la morte: quando veniamo colpiti lo schermo perderà lentamente colore fino a desaturarsi, e dovremo cercare un punto di copertura valido per attendere qualche attimo e ristabilire la salute. La varietà di poteri e proiettili combinabili tramite la schermata di menu dà una discreta libertà di sperimentare il proprio stile tra pistolettate e schivate, benchè gli ambienti risultino molto lineari ed i nemici sempre quelli, con un’IA non proprio di prima classe (ma che per lo meno tenta di stanare il giocatore arroccato sulle scale). A proposito del level design, a Foreclosed va un plauso: non sempre tutto va come dovrebbe ma per la maggior parte dell’avventura i livelli sono strutturati in maniera logica, sfruttando i dislivelli tra scenari, e le proprietà del nostro protagonista ci permettono di accedere pressochè ovunque in queste aree, entrando in condotti e sbucando su parapetti o risolvendo qualche semplice enigma che prevede di spostare i cassoni nella maniera appropriata. L’esplorazione è funzionale solo alla storia purtroppo, poichè non prevede particolari premi, ma è comunque ben gestita e vuole tenere sempre il giocatore sul pezzo senza mai farlo annoiare.

Una delle pecche più grandi di FORECLOSED, aldilà di uno stile grafico originale e di un gameplay snello, è la mancanza di un tutorial iniziale e la presenza di una certa sensazione di frustrazione che a volte scatta, persino trovandosi nella modalità di difficoltà più bassa. Benchè il gioco sia estremamente semplice nei comandi ci sono frangenti in cui si rimane un po’ perplessi, senza capire bene cosa si debba fare. A volte invece ci si trova contro una stanza piena di agenti già allertati e contro cui non vale una tattica più elaborata e stealth: i nemici armati di scudo, specialmente, sono una gatta da pelare ed averne più di due contro senza aver sviluppato bene gli impianti fin dall’inizio può diventare complicato per il giocatore, pur non avendo la limitazione data da proiettili e caricatore. Foreclosed ci spinge a sfruttare coperture non sempre perfette, un difetto che non toglie comunque fluidità e non acciacca il ritmo sostenuto del gioco che rimane sempre davvero notevole, sia nelle parti stealth che nelle sparatorie. Peccato per alcune animazioni non perfette, legnose, e per il modo molto poco estetico e logico con cui il nostro protagonista impugna l’arma, mentre lo seguiamo in visuale da dietro a 3/4. Sembra poco naturale, ma per il resto scivola che è un piacere.

Colorato, interessante e vivace

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FORECLOSED prende a piene mani da Deus Ex e Max Payne ma anche dai fumetti e le graphic novel di Frank Miller, presentandoci un’estetica da romanzo cyberpunk impagabile, fumettosa, sgargiante e dai colori iper-saturati, con modelli in cel shading dai bordi non sempre definiti e perfetti, ma esteticamente accattivanti. Le sequenze, dall’inizio del gioco e lungo tutto il percorso, ricordano XIII, venendoci presentate come vignette che si aprono su una pagina. Le varie zone che vanno a sostituire il nero dello schermo aprono lentamente la scena generando una giusta dose di suspance durante le cutscene, mentre agiscono attivamente sul gioco mostrando punti di vista differenti e anche sperimentando con le visuali – facendoci guardare in prima persona da un terminale per individuare elementi chiave della scena, oppure facendo seguire il buon Evan attraverso le telecamere di sorveglianza di un altro edificio in isometrica, dovendo superare un percorso controllato da nemici mentre si prosegue a controllare così il protagonista a distanza. Questo evita di usare direttamente delle cinematic ed inoltre evidenza l’uso delle vignette come mezzo per agire direttamente sul gameplay, dove magari si passa da momenti action a viste dall’alto con inquadrature mozzafiato.


Le vignette sono tutte animate e sembra che per la maggior parte del tempo ci sia un passaggio fluido tra una e l’altra, salvo qualche raro caso in cui l’animazione risulta un po’ più vistosa e meno elaborata. Il punto forte di Foreclosed sono però le palette colori che quasi sforano i contorni di palazzi ed edifici, l’atmosfera da Quinto Elemento più che da cyberpunk, dove tutto è colorato di colori fortissimi ed al neon senza nascondere ombre metalliche o antri bui. Perfino i visi dei coprotagonista (in quanto privato dell’identità, Evan non sarebbe in grado di vederli) rilucono di un effetto glimmering caratteristico che effettivamente dà il senso di mancata lettura, glimmering presente anche sugli ologrammi e davvero efficace. Anche il design del protagonista è notevole, mantenendo sempre questa caratteristica del colore che trasborda leggermente dai tratti facciali e dai vestiti.
La colonna sonora e le musiche di Foreclosed sono veramente notevoli ed in grado di prendere subito al cuore: nelle parti stealth la musica è quasi inesistente, mentre durante le parti action aiuta, spinge, ci galvanizza. Il titolo si gioca facilmente in una decina d’ore ma non c’è motivo per cui rigiocarlo se non per rivedere i fantastici panorami creati dai ragazzi di Antab. FORECLOSED è completamente tradotto in italiano nei sottotitoli, con dialoghi in lingue inglese. L’unica nota dolente è per il doppiaggio inglese, che se negli altri personaggi è almeno discreto, nel caso di Evan tocca vette di intolleranza che rende impossibile ascoltarlo senza ridere del tono troppo impostato. Dopo un po’ ci si fa l’abitudine, ma comunque rimane un vero peccato: un doppiaggio migliore avrebbe giovato al gioco, specialmente alla caratterizzazione di Evan, personaggio molto più tridimensionale di quanto ci si aspetterebbe.

Versione testata: PC e Xbox One

Versioni disponibili: PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, PC, Google Stadia

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Erika Berselli

Erika Berselli

Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.

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