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Home»Notizie»Dragon Age non doveva essere una serie: Inquisition e The Veilguard non sarebbero mai dovuti esistere

Dragon Age non doveva essere una serie: Inquisition e The Veilguard non sarebbero mai dovuti esistere

La storia di Dragon Age è segnata da un paradosso: la saga non sarebbe mai dovuta esistere, visto che avrebbe dovuto ricevere solo un gioco.
Alberto RossiBy Alberto Rossi15 Agosto 2025
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Una donna di Dragon Age: The Veilguard
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La storia di Dragon Age è segnata da un grande paradosso: la saga non sarebbe mai dovuta esistere. A rivelarlo è Mark Darrah, storico produttore di BioWare, che ha spiegato come Dragon Age: Origins fosse stato concepito come esperienza unica, chiusa e indipendente. Il gioco offriva libertà narrativa e scelte dal forte impatto proprio perché non si pensava a un seguito, permettendo di lanciare trame e conflitti senza preoccuparsi di doverli “riannodare” in futuro. Poi arrivò il successo, e con esso la decisione di EA di capitalizzare sul brand.

Come leggiamo su PCGamer, il passaggio da capitolo singolo a serie forzata generò i primi compromessi. Dragon Age II limitò l’impatto globale delle scelte, confinandole soprattutto a Kirkwall. Inquisition tentò di riallacciare i fili di Origins e del secondo capitolo, usando il sistema Dragon Age Keep per importare centinaia di decisioni passate, ma nonostante l’ambizione molte conseguenze risultarono marginali, e nuovi snodi narrativi globali resero il quadro ancora più complesso.

Mark Darrah, produttore della serie che ha lasciato BioWare diversi anni, ha condiviso le seguenti dichiarazioni nel corso di un’intervista con MrMattyPlays:

“Dragon Age: Origins originariamente era inteso come un gioco indipendente. Puoi notarlo, se lo giochi sapendo che doveva essere un singolo capitolo. Difatti con i capitoli successivi è diventato complicato gestire la trama, visto che in BioWare non avevamo pensato ad una trama che dovesse ricevere altri capitoli.”

Con The Veilguard si è toccato l’apice della discontinuità: niente più salvataggi importati, nessuna integrazione di Dragon Age Keep, solo tre scelte provenienti dal DLC Trespasser di Inquisition, con effetti minimi. Quindici anni di costruzione narrativa e libertà del giocatore si sono così ridotti a dettagli trascurabili. Per Darrah, le radici del problema stanno nel desiderio di EA di trasformare la serie in un prodotto di successo mainstream, sacrificando parte dell’identità “da CRPG per appassionati” che aveva reso Origins unico.

Il risultato è un percorso altalenante, in cui ogni capitolo si è trovato a inseguire un pubblico più vasto ma meno legato alla complessità del mondo di Thedas. Se Origins rimane un caposaldo proprio grazie alla sua natura di opera singola, i suoi seguiti sono il frutto di una scelta aziendale che ha cambiato per sempre la direzione della saga.

Ricordiamo che BioWare ha smorzato le speranze dei fan in merito all’arrivo di una remastered di Dragon Age come Mass Effect.

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