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Devil May Cry V Special Edition | Recensione

Non tutte le ciambelle, in casa Capcom, riescono col buco – sì, Street Fighter V, stiamo parlando di te: peccato che, quando riescono, il risultato è un qualcosa che polverizza le barriere del clamoroso. È il caso di Resident Evil 2 Remake, una delle killer hit più memorabili della passata generazione, o del settimo acclamatissimo capitolo del medesimo franchise, capace di reinventare la saga nelle proprie fondamenta per dare il là ad una seconda inattesa vita. Ma, e che ve lo diciamo a fare, è il caso di Devil May Cry V, l’action game più frenetico, stiloso e meravigliosamente tamarro di cui abbiamo memoria negli ultimi anni. Una produzione gargantuesca, capace di dare un colpo di spugna alle colpe più recenti del franchise (ad esclusione di DMC, perla incredibile mai troppo lodata) senza tuttavia tradirne le origini. Che, per l’appunto, potremmo riassumere con le parole frenesia, stile e “tamarraggine”, mescolate in un combat system capace di fare scuola da svariate generazioni e una narrazione avvincente che non si prende mai troppo sul serio. Metteteci personaggi ben sopra le tradizionali righe, dialoghi da premio Oscar e situazioni che al paradossale ridono bellamente in faccia e ok, non dovreste nemmeno chiedervi il motivo dell’eco enorme ottenuta l’anno passato dalle avventure di Dante, Nero e V.

Squadra che vince non si cambia, e cosa meglio di un nuovo ciclo di console per celebrare un titolo che della velocità, della spettacolarità e dei fottutissimi 60 frame al secondo fa il proprio fiore all’occhiello? Eccoci pertanto di fronte a Devil May Cry V: Special Edition, ri-edizione “bigger and badder” che segna l’ingresso del capolavoro di casa Capcom nel regno della nuova generazione. Un ingresso in grandissimo stile, che all’immancabile revamp grafico – e all’aumento dei frame su schermo – aggiunge un paio di chicche, alcune più interessanti di altre, che rendono l’offerta squisitamente diabolica…

Oh Urizen, here we go again…

Devil May Cry 5 Special Edition

Rapidissimo recappone di Devil May Cry 5, per tutte quelle anime sventurate che allo scorso giro se lo fossero lasciati scappare per qualche ragione assurda… Il mondo è ancora una volta in pericolo, un enorme demone chiamato Urizen minaccia di estinguere qualsiasi cosa respiri e, per mettere bene in chiaro le cose, pianta un enorme albero demoniaco (il Qliphoth) nel bel mezzo della città di Red Grave. Una pianticella succhia-sangue poco pacifica e particolarmente vistosa, verso la quale si dirigono a grandi balzi il mitico Dante, Nero (a cui una misteriosa figura incappucciata ha strappato il Devil Bringer) e V, il clone di Adam Driver secondo Capcom di cui nulla si sa a parte l’essere tutto tranne che uno stinco di santo. Nonostante la tracotanza, le cose di mettono male per Dante, preso sonoramente a ceffoni dal suddetto Urizen: toccherà dunque a Nero, con l’aiuto del misterioso socio, raccogliere le poche energie rimaste e, a suon di braccia robotiche, rispedire Urizen al di lui domicilio…

Lo sappiamo, da che mondo e mondo la narrazione di Devil May Cry è l’ultimo aspetto su cui filosofeggiare: non siamo di fronte a sceneggiature profonde e intricate, né tantomeno a colpi di scena inattesi che non annuserete prima della metà del gioco. Come tradizione insegna, anche la narrativa di Devil May Cry punta tutto sulla spettacolarizzazione dei propri protagonisti, fornendo un palcoscenico funzionale entro cui saltare, piroettare e, tra colpi di spada, pistole o diavolerie affini, servire copiose polpette di carne demoniaca. Il tutto, ovviamente, inanellando combo chilometriche che trasudano stile e che, ovviamente, puntano al famigerato punteggio SSS.

La grandezza di Devil May Cry V, insomma, non sta tanto nel “cosa”, ma nel “come”. L’idea base del titolo è di una semplicità sconfinata: ci si muove in un lunghissimo corridoio con esplorazione ridotta al minimo, si spendono Orbs per acquistare potenziamenti vari e, rullo di tamburi, si mena. Tanto, tantissimo, così forte da perdere il fiato nel tentativo di incastrare le numerosissime tecniche offensive a nostra disposizione. Che, per ciascun personaggio tra quelli elencati, non mancano affatto: Dante, con i propri quattro stili di combattimento intercambiabili, si riconferma a pieni voti l’imbattibile emblema dello stylish combat – anche se, prima di autoproclamarvi dei pro, dovrete sudare parecchie camicie. Nero, all’asciutto del Devil Bringer, garantisce un gameplay più immediato e diversificato grazie all’introduzione dei Devil Breaker, arti robotici caratterizzati ciascuno da poteri offensivi specifici mid/ranged (onde energetiche, punte a trivella, cannoni in stile Megaman e via dicendo, che la lista è lunga): decisamente meno tecnico rispetto a Dante, ma l’effetto wow qui raggiunge in fretta il valore di fondo scala. V, ultimo ma non meno importante, è un po’ la matta del mazzo: uno stratega, per certi versi, che non attacca mai direttamente ma demanda il tutto a Griffon e Shadow, i due demoniaci inseparabili famigli. Ai quali, ovviamente, toccherà difendere l’esile e claudicante personaggio: occhio quindi a non stancarli troppo, visto che i relativi tempi di cooldown renderebbero V inerme alle manate delicate dei numerosi nemici…

Edizione Speciale

Devil May Cry

Ma veniamo dunque alle novità di questa Devil May Cry V Special Edition, prima su tutte l’introduzione di Vergil come personaggio giocabile – sin dall’inizio, e per tutti i capitoli dell’avventura. Il fratello cattivo di Dante, come prevedibile, è una furia bieca e selvaggia spudoratamente OP rispetto al trittico descritto in apertura: considerando inoltre la presenza di scenari ritagliati appositamente sulle skill di Nero, Dante e V, è difficile non notare uno sbilanciamento o una calibrazione parziale delle meccaniche in alcune sequenze. L’arsenale di Vergil tutto farà tranne scoraggiare i giocatori alle prime armi: la potenza di Yamato è devastante, il Devil Trigger evoca una sorta di minion a supporto del figlio di Sparda e il Sin Devil Trigger, se mai lo dovrete davvero usare, permetterà persino di tirare in ballo V – capace sia di curarci in tempo reale, sia di prendere a sonore mazzate eventuali nemici. Ah, non dimentichiamoci la possibilità di catapultarsi in una frazione di secondo da una parte all’altra della mappa, qualora la presenza nemica dovesse risultare più asfissiante del previsto. Nel complesso, il parco azioni di Vergil non ha nulla da invidiare a quello di Dante (il nostro preferito, inutile dirlo) e primari, ma ribadiamo ancora una volta il concetto: ne guadagna in modo esponenziale la spettacolarità, a discapito di un abbassamento sensibile del coefficiente di sfida. Piccola nota a margine, voleste assolutamente ri-giocare l’intera avventura nei panni di Vergil, non sarete costretti ad acquistare l’intera Special Edition – bensì, vi basterà aspettare ancora qualche giorno e, al costo di nemmeno 5€, acquistare il personaggio come DLC del titolo base.

Sul fronte modalità di gioco, due sono le new entry significative. La modalità Turbo non introduce nulla di sostanziale, limitandosi ad innalzare la velocità di gioco al 120%: risultato, frenesia all’ennesima potenza, battito accelerato e respirazione affannosa. Di contro, sarà necessario ritarare quanto basta la propria strategia offensiva e, soprattutto, difensiva: il boost di velocità si fa sentire, specie nelle boss fight e nelle sfide contro le creature più coriacee. Pertanto, per quanto possa sembrare scontato, è necessario adattare il proprio gameplay per assimilare a dovere i pattern offensivi nemici.

Per quanto riguarda la modalità Il Mitico Cavaliere Oscuro (indubbiamente, uno dei peggiori nomi mai trovati per una modalità di gioco extra), possiamo considerarla come un’orda a livelli senza ne capo ne coda durante la quale lo schermo viene letteralmente sommerso di nemici. Al netto del ritmo stellare, l’esperienza complessiva risulta ben più caotica del previsto: ci sono così tanti nemici a video che non solo finirete per sfondare i tasti del pad in preda ai deliri del peggior button mashing, ma vi capiterà in molte occasioni di distinguere a fatica persino il vostro alter ego giocante. Una situazione a metà strada tra il tragico e il comico, che sulla carta vorrebbe dare una carta in più al giocatore per perfezionarsi nel vastissimo combo system di Devil May Cry V Special Edition ma che, rapidamente, finisce per cadere vittima della ripetitività. Però la musica spinge fortissimo, e semmai doveste aver bisogno di una valvola di sfogo dopo una giornataccia, beh, Il Mitico Cavaliere Oscuro potrebbe addirittura fare al caso vostro.

Una gioia per gli occhi

Devil May Cry

Inutile sottolineare che il passaggio alla next gen giova pesantemente all’esperienza complessiva di Devil May Cry V Special Edition, che tra supporto al 4K a 60 frame, Ray Tracing e possibilità di sfrecciare sino a 120 fps riesce ad accontentare anche i palati più esigenti. Le opzioni di modifica video disponibili permettono al giocatore di scegliere tra tre configurazioni, rispettivamente 4k a 60 frame al secondo con Ray Tracing spento (l’unica disponibile per le due modalità aggiuntive), 4K a 30 fps e Ray Tracing attivo e, dulcis in fundo, frame rate variabile con base a 1080p, 120 frame al secondo e Ray Tracing ovviamente spento. Tra tutte, riteniamo che la prima sia indubbiamente la scelta più azzeccata, laddove è vero che il l’RTX è sempre una gioia per gli occhi, ma nella frenesia complessiva del combat schema di Devil May Cry V Special Edition finireste per non accorgervene, sentendo rapidamente la mancanza di una maggior fluidità. Complessivamente, al netto del riutilizzo abbastanza evidente degli asset nella composizione degli scenari, è comunque impossibile non notare l’ottimo revamp in termini di modellazione, con un livello di dettaglio ulteriormente migliorato rispetto a quanto già visto nell’ottimo titolo base. Se l’enemy design, come sempre, brilla per varietà e cura, la realizzazione dei personaggi principali e delle animazioni che vanno a comporre l’enorme moveset a loro disposizione è ancora una volta encomiabile. Sul nostro banco di prova, Xbox Series X, non abbiamo ravvisati problematiche particolari legate a cali di frame rate o fenomeni di tearing: l’esperienza di gioco scorre fluida che è una meraviglia, scandita da una colonna sonora metal che, da tradizione, rende lo smembramento dei demoni appassionante per tutto il playthrough. Del resto, l’essere dannatamente stilosi passa anche per queste piccole cose…