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Arkanoid: Eternal Battle, la Recensione

Anno domini 1986. Ben Prima di questo Arkanoid: Eternal Battle, in quella che fatichiamo a non definire come l’età embrionale del gaming, un periodo in cui, nonostante la arretratezza tecnologica, vennero partorite alcune delle gemme che, ad ora, consideriamo come i padri del moderno videogioco. Pacman, Arkanoid, New Zealand Story, Commando, 1945, Tetris, Double Dragon sono tutti prodotti ascrivibili agli anni ‘80, una decade passata alla storia per inventiva, creatività e alto tasso di giocabilità.

Ciascuno dei titoli appena nominati han visto, nel corso degli anni (sia vicini al loro rilascio, che decenni dopo), incarnazioni sulle macchine da gioco più disparate, a iniziare dal Commodore 64, per finire, grazie ad alcune raccolte antologiche, fino alla generazione Xbox 360/Playstation 3, salvo poi sparire, ma mai realmente dimenticati.

Arkanoid: Eternal Battle

Ed è appunto in questo momento che si viene ad innestare la release di questo Arkanoid: Eternal Battle, un titolo che, rispettoso del retaggio del diretto progenitore, prova a svecchiarlo innestando il gameplay in dinamiche da Battle Royale. Di certo un mix bislacco, per un gioco che sembrerebbe non essere adatto in alcun modo a detta situazione. Scopriamo insieme come è andata.

Sin dal lontano 1986, anno della prima apparizione in formato Coin-Op, Arkanoid, visibilmente ispirato a Breakout, rilasciato ben dieci anni prima dalla visionaria Atari, introdusse, nelle dinamiche di brick-smashing, delle originali innovazioni, sotto forma di power-up che andavano a stravolgere un gameplay, altrimenti molto simile a quello dell’antesignano made in Atari. Palline più grandi e penetranti, barrette che si allungavano (si, ragazzi, stiamo parlando sempre di Arkanoid… non di altro…) ed un level design meno schematico del predecessore fecero entrare, di diritto, il prodotto Taito in un olimpo mnemonico da cui, ad ora, non è stato ancora scacciato (almeno per noi giocatori attempati).

Arkanoid: Eternal Battle, Un battle Royale interessante ma acerbo

A corredo del tutto, anche una trama che, per quanto accennata, giustifica le nostre peregrinazioni nella piega spazio temporale, per distruggere Doh, il megaboss responsabile della distruzione della nostra navicella Arkanoid. Nulla per cui strapparsi i capelli, sia chiaro: erano pur sempre gli anni ottanta, eh…

Fatto sta che Arkanoid: Eternal Battle è solo l’ultima puntata di una serie di conversioni, clonazioni e seguiti (più o meno ufficiali) atti a tener viva la memoria del gioco che fu. In questo ultimo episodio, ci troviamo di fronte, per la prima volta nella saga, ad una apertura verso il multiplayer, al fine di differenziare e rinfrescare quanto basta, un gameplay che, altrimenti, avrebbe già detto tutto da almeno un paio di decenni.

Alla conta dei fatti, nel prodotto dei ragazzi di Pastagames, ci sono ben quattro modalità, equamente redistribuite tra Single Player (Classic e Neo) e Multiplayer (Locale ed Eternal Battle), modalità che ci guideranno, in un misto di innovazione e nostalgia, ad azionare una DeLorean ed a tornare nel lontano 1986 (voglio indietro anche i miei capelli, però…).

Arkanoid: Eternal Battle

Le prime due, come facilmente intuibile, altro non rappresentano che la riproposizione tout-court dell’opera originale, immutata nella versione classic, rivisitata graficamente in quella Neo, né più, né meno di questo.

Le rimanenti due modalità aprono invece, al mondo di Arkanoid, le porte del multiplayer. La modalità locale permetterà, infatti, di sfidare fino a tre amici in una battaglia all’ultimo mattoncino: una sorta di last man standing “de noantri”, fatto a suon di abbattimenti e bonus che andranno ad eliminare, volta dopo volta, il più “arretrato” della cricca.

Parimenti, la modalità Eternal Battle, che da il nome a questo titolo, ci lancerà nel più classico dei Battle Royal, inserendoci in un server con altri ventiquattro giocatori riproponendo – ugualmente a quanto successo nella sezione multiplayer locale – una sfida all’ultimo punto, per provare a scalare la leaderboard, eliminando quanti più avversari possibile. Una volta rimasti in quattro, poi, ci si darà battaglia per guadagnare l’accesso alla battaglia finale contro Doh, trovandosi a doverlo sconfiggere in un tempo limite, oltre il quale vedremo comparire le parole GAME OVER, sul nostro schermo.

Arkanoid: Eternal Battle, Mattoncini e nostalgia a go-go

Di per sé, questa modalità battle royale non sarebbe nemmeno malvagia, se fosse più rifinita. Allo stato attuale delle cose ci troviamo ad abbattere il maggior numero di mattoncini, senza aver consapevolezza di quello che sta succedendo sugli schermi dei nostri opponenti: solo al raggiungimento del tempo limite scopriremo la nostra sorte, pur aiutati da un indicatore di posizione in classifica invero abbastanza inutile.

Arkanoid: Eternal Battle si mette palesemente in scia a Tetris Effect: connected, mancando però, a differenza del suo “collega”, il bersaglio grande e rimanendo un gioco si gradevole ma dannatamente limitato quanto a modalità di gioco e vittima di immediata ripetitività.

Arkanoid: Eternal Battle

Se a ciò aggiungiamo che, il controllo della racchetta sarà alquanto macchinoso con il pad Xbox Series X, non impossibile ma, di certo, non naturale e di veloce fruizione, ci renderemo conto che Arkanoid: Eternal Battle risulterà di difficile fruizione, anche ai giocatori più attempati, desiderosi di ripercorrere passi della loro infanzia.

Bislacca, inoltre, la mancata gestione dei salvataggi. In modalità single player sarà necessario infatti, nonostante si abbiano crediti inifiniti, terminare il gioco in una sola sessione, mancando completamente la funzione di quick-save.

Graficamente Arkanoid: Eternal Battle fa il compitino senza infamia né lode: del resto, non ci si attendevano sicuramente miracoli grafici in salsa ray-tracing, vista la natura del prodotto, ma si ha l’impressione che, al netto di una struttura di gameplay ritoccata – piacevole pur se macchinosa – non si sia lavorato molto sull’impatto estetico. Anche la modalità Neo (così come quella Battle Royale), pur mettendoci a cospetto di una maggiore pulizia, non fa mai gridare al miracolo.

Commento finale

Piattaforma testata: Xbox Series X|S
Piattaforme disponibili: Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, PlayStation 4, PC

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Giovanni Tomaselli

Giovanni Tomaselli

Videogiocatore da quando ha memoria, è disperso nella wasteland alla ricerca di bamboline della Vault-tec, sperando di finire, un giorno o l'altro, la sua collezione!

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