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Activision Blizzard: tra sessismo, cancel culture e videogiochi – Speciale

La bufera che ha travolto Activision Blizzard nelle ultime settimane ha avuto ripercussioni, oltre che sull’immagine dell’azienda, anche sui videogiochi. Dal boicottaggio di World of Warcraft ai “ritocchi” del team di sviluppo per rimuovere elementi considerati di disturbo, la vicenda apre le porte a riflessioni che vanno oltre il videogioco ed il mondo del lavoro, influenzando inevitabilmente la percezione dei videogiochi in base all’azienda che li produce. 

Activision Blizzard HQ

Quello scoperchiato in Activision Blizzard è un vaso di pandora che, nel bene o nel male, cambierà la percezione dei giocatori nei confronti delle case di sviluppo. Il luogo di lavoro in Activision Blizzard era considerato tra i migliori al mondo con benefit, vantaggi e stipendi molto al di sopra degli standard americani. In questo editoriale non parleremo di quanto sia sbagliato o di come dovrebbe essere il luogo di lavoro, è oggettivamente impossibile prendere le parti di Activision Blizzard e se siete arrivati fin qui allora vuol dire che conoscete già i fatti, non ha senso reiterare l’ovvio. 
Facciamo quindi un passo indietro e mettiamo da parte, anche solo per un attimo, tutto quello che sta succedendo, concentrandoci su ciò che ci ha permesso di conoscere Activision Blizzard in prima istanza: i videogiochi. 
 
Al di là delle rivoltanti vicende che hanno avuto luogo negli uffici di Activision Blizzard, al di là del sessismo tossico e delle parole vuote dei dirigenti che, in pieno stile USA non riescono a parlare senza il consenso degli avvocati, vi è un mondo di videogiochi che hanno fatto la storia. 

Blizzard games

Activision Blizzard è brutta e cattiva ed in questo momento c’è davvero poco da dire in tal senso e, sebbene non siamo davanti al primo caso di questo genere a venire a galla tra i big dell’industria, speriamo che i giusti provvedimenti vengano presi nei confronti delle persone che hanno, nel corso degli anni, contribuito a creare un ambiente di lavoro tossico e sessista. Tuttavia, dopo esserci indignati come soltanto oggi sappiamo fare, riflettendo a mente fredda, distanza che intercorre tra i titoli sviluppati dalla casa statunitense e gli elementi che hanno contribuito a determinarne il declino è davvero siderale. La domanda nasce dunque spontanea: È possibile che persone talmente marce riescano a dar vita a videogiochi così belli e coinvolgenti? Il danno d’immagine arrecato ad Activision Blizzard è e sarà sicuramente importante ma per determinare l’impatto di una vicenda di questo genere nel mondo dei videogiochi è necessario valutare quanto la percezione del giocatore nei confronti del videogioco sia influenzabile dagli eventi esterni al videogioco stesso. 
 
Per portare qualche esempio più o meno vicino alla vicenda che ha coinvolto Activision Blizzard ma comunque coerente in termini di ambiente di lavoro, possiamo sicuramente di vicende legate al crunch, al mancato pagamento dei bonus ed al trattamento riservato ai dipendenti “dissidenti”. Diventa dunque impossibile non ricordare le vicende legate allo sviluppo di The Last of Us 2 oppure al crunch in occasione dello sviluppo di Cyberpunk 2077 o ancora la vicenda legata al mancato pagamento del bonus ai dipendenti di Gearbox per Borderlands 3. Nessuno di questi titoli è stato veramente influenzato dalle vicende legate direttamente allo sviluppo ma comunque esterne alla fruibilità del videogioco stesso. 
La risposta da parte di Activision Blizzard ancora una volta volge contro i giocatori, il team di sviluppo di World of Warcraft ha già annunciato di essere attivo nel rimuovere riferimenti “inappropriati”, snaturando di fatto i suoi stessi personaggi e l’ecosistema di un gioco che sta in piedi da 17 anni. Cancel culture non estranea al mondo dei videogiochi, un mondo che vive a stretto contatto con i suoi canali social, un mondo impaurito nel prendere una posizione o nel fare anche il più piccolo degli scivoloni. Questo ci porta ad una Bioware che pensa a modificare le inquadrature al fondoschiena di Miranda invece che apportare altre migliorie al gioco come se le inquadrature provocanti fossero l’anima stessa del titolo, ingigantendo ancora una volta questi di poca importanza nel nome di un politicamente corretto che somiglia ogni giorno di più ad una vera e propria forma di censura. Quando ogni frase ritenuta sessista, razzista o poco inclusiva verrà rimossa da World of Warcraft finalmente tutti potranno giocarci in serenità senza sentirsi minacciati da un Orco maschilista come se questo avesse davvero qualche impatto nel mondo reale, ma sarà ancora World of Wacraft? Probabilmente no, non tanto perché il titolo si regge su presupposti inappropriati bensì perché andare a modificare un’opera con scopi diversi dal suo miglioramento in quanto opera difficilmente porterà risultati apprezzabili.  

Cosa possiamo dunque aspettarci dal futuro di Blizzard? Il rinvio di Diablo Immortal è probabilmente legato a queste vicende ma la domanda resta. Dovremo sicuramente aspettarci un character design più cauto dove la fantasia degli artisti verrà confinata nei paletti sociali, pena essere tacciati di sessismo per un personaggio storico come Sylvanas Windrunner. Un processo creativo disturbato come già avviene su Netflix dove ogni produzione deve necessariamente rispettare i canoni delle minoranze. Questo non è un mondo estraneo al pubblico, basta pensare alle critiche rivolte verso Kingdom Come: Deliverance a causa dell’assenza di un personaggio di colore nella Boemia del 1400. 

Il processo creativo viene dunque ancora una volta ostacolato da fattori esterni al videogioco, votandosi in direzione di un pubblico che sempre più spesso vuole decidere cosa giocare, pretendendo che gli sviluppatori si pieghino al suo volere, lamentandosi poi della mancanza di originalità. 

 
In conclusione, Activision Blizzard ha davvero bisogno di fermarsi e riflettere sul suo futuro guardando al suo passato. Le vicende legate al Blitzchung avevano già compromesso l’immagine dell’azienda mostrandone il suo lato corporativo più oscuro, le ultime vicende non hanno fatto che aggravare una situazione già molto delicata. È dunque necessario un periodo di ristrutturazione all’interno del quale capire in che direzione portare l’azienda e su quali binari impostare le prossime produzioni. Tutto questo non ha niente a che vedere con i giocatori o con i videogiochi, in quel caso Blizzard resta encomiabile come sempre e posso dirvi che giocherò il prossimo Diablo o il prossimo Overwatch con lo stesso entusiasmo di sempre perché i videogiochi sono molto più di tutto questo. 
 
 

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Alessandro Di Liberto

Alessandro Di Liberto

Cresciuto a pane, Pink Floyd e videogames, Alessandro è il tipo di videogiocatore che riuscirebbe a far spuntare notifiche di obiettivi e trofei anche su un Sega Master System. Non esiste nel continente persona più adatta a rivelarvi tutti i segreti dei vostri titoli preferiti. Assicuratevi solo di portare con voi dei calendari di ricambio nel caso in cui gli chiediate di provare giochi che presentano instabilità nel multiplayer, bug e glitch.

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