Bere acqua dovrebbe rappresentare la più semplici delle azioni e non dovrebbe comportare dei rischi. Scopriamo cosa è stato scoperto.
Ogni uomo dovrebbe bere almeno 2 litri di acqua al giorno per conservare un fisico idratato, allo scopo di non avere problemi nello svolgimento delle funzioni vitali. Le quantità possono cambiare durante l’anno in base all’attività fisica, al clima e allo stato di salute, tuttavia l’idratazione deve avvenire a piccoli sorsi durante tutta la giornata. In questo modo la temperatura corporea viene regolata in modo impeccabile, eliminando le tossine.

Greenpeace Italia ha comprato presso un supermercato di Roma sedici bottiglie di acqua minerale, appartenenti agli otto marchi più diffusi nel nostro Paese (Ferrarelle, Levissima, Sant’Anna, Panna, Rocchetta, San Benedetto, Uliveto, San Pellegrino) e le ha inviate a due laboratori differenti. Ha spedito otto bottiglie in Germania e altrettante in Italia per testare l’eventuale presenza di PFAS (sostanze poli- e perfluoroalchiliche).
I risultati allarmanti della ricerca
Per chi non lo sapesse le PFAS sono sostanze chimiche utilizzate in numerosi processi industriali e prodotti, che si accumulano nell’ambiente e possono comportare dei gravi rischi per la salute. Tra le molecole ricercate da Greenpeace Italia rientra anche l’acido trifluoroacetico (TFA), ovvero il PFAS più diffuso sul pianeta.

I campioni di acqua minerale Ferrarelle e San Benedetto naturale non hanno evidenziato alcuna presenza di contaminanti. Per Levissima, Panna, Rocchetta, San Pellegrino, Sant’Anna e Uliveto è stata trovata la presenza di TFA. Nella Sant’Anna è stato trovato il valore più elevato di acido trifluoroacetico (700ng/l), seguito dalla bottiglia di Levissima (570 ng/l) e di acqua Sant’Anna (440 ng/l). Il TFA è l’unico PFAS rilevato nei campioni testati.
Il TFA si trova nella polvere come nel sangue umano e, quindi, non sorprende la presenza e nell’acqua minerale. Le Autorità tedesche di recente hanno classificato il TFA come “tossico per la riproduzione” e “molto mobile e persistente”. Dopo i test la Germania ha fatto un richiesta all’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) per la classificazione del TFA come sostanza tossica per la riproduzione.
