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Xenoblade Chronicles 3 – Recensione

Una delle migliori saghe di JRPG dell’ultimo decennio è pronta a tornare con un nuovo e stupefacente terzo capitolo. Xenoblade Chronicles 3 è la nuova iterazione della saga ideata da Tetsuya Takahashi, ex dipendente di Square oggi presidente di Monolith Soft che, con il suo Xenogears per PlayStation, fornì un’alternativa più che valida alla pietra miliare Final Fantasy nell’apice del suo splendore. Rinata nel 2010 su Wii con il nome di Xenoblade Chronicles, la nuova creatura di Takahashi è diventata ben presto un’icona first party delle console Nintendo, essendo lo studio di proprietà della compagnia con sede a Kyoto. Apparentemente scollegati fra loro ma accomunati, oltre che dal gameplay, da un universo narrativo tanto vasto quanto ricco di elementi interessanti, gli Xenoblade accolgono il loro terzo e forse ultimo capitolo su Nintendo Switch. Si sarà rivelata la consueta ciliegina sulla torta oppure avrà deluso le nostre aspettative? Scopritelo assieme a noi in questa recensione.

Pillole di Xeno-storia

Xenoblade Chronicles 3Per riscoprire le origini di un brand divenuto in poco tempo uno dei capisaldi del JRPG moderno bisogna tornare indietro fino al 1998, quando Xenogears debuttò su PlayStation. Nato da un’idea di Tetsuya Takahashi, che propose inizialmente una versione alternativa e più matura di FFVII a Square, Xenogears riuscì a ritagliarsi uno spazio fra i bestseller del JRPG nonostante la concorrenza, seppur interna, delle due serie di punta di Squaresoft: Final Fantasy e Dragon Quest. Nonostante un budget piuttosto limitato, il gioco riuscì a mostrare degli ottimi spunti di trama per quella che sarebbe dovuta essere una serie ambiziosa e duratura nel tempo.

Dopo un rifiuto da parte di Square che preferiva piuttosto un titolo a basso effort così da poter rientrare nei costi del dispendiosissimo Final Fantasy VII, fu Namco a credere nell’idea di Takahashi, che realizzò quindi una nuova serie dal titolo di Xenosaga. Uscito inizialmente per PlayStation 2, Xenosaga proseguì sulla strada intrapresa con il suo predecessore spirituale riproponendo un set-up sci-fi puntando però ancor di più alla componente narrativa. Ispirata al trittico di opere di Friedrich Nietzsche, Xenosaga partì decisamente alla grande con il primo capitolo, salvo poi deludere le aspettative in termini di qualità ma soprattutto di vendite con i successivi 2 e 3. Nonostante ciò, Nintendo decise comunque di investire nello studio portando a termine la sua acquisizione. Mosso dalla volontà di rivalsa, il game designer giapponese concepì l’idea per una nuova saga basata su due giganteschi creature, i Titani, sulle quali viveva la popolazione del mondo. Inizialmente chiamato Monado: Beginning of the World, fu l’allora presidente di Nintendo Satoru Iwata a suggerire di riutilizzare il prefisso che rese Takahashi celebre nel corso degli anni ’00: nacque così la serie di Xenoblade Chronicles.

War is not the answer

Miyo

Chi mastica JRPG da parecchio tempo sa di come la numerazione nel titolo non sia sempre sinonimo di continuity narrativa. Piuttosto, come nei casi più celebri di Final Fantasy e Dragon Quest, vogliono significare un’evoluzione di trama e gameplay che però si reggono su basi e tradizioni tramandati di titolo in titolo. Xenoblade non sembra fare eccezione, anche se qui il discorso è leggermente più complesso. E’ impossibile infatti non trovare molti punti in comune fra questi tre titoli, oltre che elementi narrativi sparsi nei tre titoli che non fanno che confermare la teoria dell’Universo condiviso. Nonostante ciò, Xenoblade Chronicles 3, così come i predecessori, rimane un gioco perfettamente godibile anche da chi non ha mai affrontato prima d’ora alcun titolo del brand.

Senza fare troppi spoiler, la trama di Xenoblade Chronicles 3 si svolge a Aionios dove due nazioni, Agnus e Keves, sono in costante conflitto fra loro da parecchi anni. I sei personaggi del cast principale, fra i quali spiccano Noah e Miyo, sono sei giovani provenienti dalle due diverse nazioni, riunitisi per sconfiggere un terzo nemico comune che starebbe muovendo i fili per prolungare lo scontro fra le due fazioni. Il tempo e la vita sono i due concetti fondamentali sui quali si basano le vicende narrate in Xenoblade Chronicles 3. I protagonisti di quest’avventura infatti sono soldati nati e cresciuti per combattere, il cui ciclo vitale è limitato a soli 10 anni dall’inizio dell’addestramento. Se ciò non fosse già abbastanza triste, il party viene a scoprire che la comprimaria Miyo si trova a soltanto 3 mesi dalla data in cui l’inevitabile morte incomberà sul suo destino. Questa scoperta e la comparsa di un misterioso individuo spingerà i sei eroi a trovare una via che possa mettere la parola “fine” al conflitto, prima che l’ultima goccia di sangue venga versata sul campo di battaglia.

Xenoblade Chronicles 3 a cottura lenta

EsplorazioneSe siete intenzionati a dedicarvi a Xenoblade Chronicles 3 assicuratevi prima di avere parecchio tempo a vostra disposizione. Il mondo di Aionios è vasto e pieno zeppo di cose da fare e, se avete dimestichezza con la serie di Xenoblade e con i lavori di Takahashi, saprete di certo che l’esplorazione procede in maniera lenta e progressiva. Il world bulding di Xenoblade Chronicles 3 è senza dubbio fra gli aspetti migliori del gioco, una mappa enorme caratterizzata da biomi di ogni genere che si sviluppa in maniera tridimensionale, sia in orizzontale che in verticale con alture e percorsi montani. Il gioco non porrà alcun limite alla vostra libertà d’esplorazione, se non quello dettato dalla pericolosità dei nemici via via sempre crescente all’allontanarsi dalle aree interessate dalle missioni principali. Fortunatamente però, il rischio di perdersi intere porzioni di gameplay è scongiurato dalla sostanziale assenza di Game Over e la grande quantità di checkpoint sparsi un po’ ovunque.

A differenza del passato, le missioni secondarie di Xenoblade Chronicles 3 hanno subito una leggera rivisitazione che le ha rese meno noiose e in modo da non ridurle ad un ripetersi di fetch quest volte allo sblocco di poche manciate di dialoghi. Monolith ha reso in primis meno ostica l’esplorazione grazie all’introduzione di una serie di meccaniche di movimento che rendono più semplici gli spostamenti fra le vare aree, con tanto di viaggio rapido. Parlando con gli NPC sparsi per le città di Aionios o semplicemente interagendo con i propri compagni d’arme una volta radunati al falò potrete quindi sbloccare nuove missioni e guadagnare così XP preziosi per l’avanzamento di livello, oltre che aumentare l’affinità fra i membri del party.

Non altrettanto brillante ci è parsa invece la gestione della minimappa. Nonostante la presenza a schermo di un indicatore che segnalerà la posizione del nostro obbiettivo infatti, la mappa 2D non è sufficientemente dettagliata e esplicativa per venirci in aiuto durante le lunghissime e talvolta tediose fasi d’esplorazione. Nemmeno ricorrendo al tasto adibito per la visione estesa della mappa la solfa cambia più di tanto. Fortunatamente, una linea luminosa in stile GPS comparirà sul percorso per indicarci la via più breve per raggiungere il nostro obbiettivo.

L’unione fa la forza

4

Digerito un incipit piuttosto pesante è tempo di fare i conti con il gameplay di Xenoblade Chronicles 3. Così come accadde per i suoi predecessori, anche Xenoblade Chronicles 3 è sostanzialmente un action-jrpg in cui nei combattimenti, rigorosamente in tempo reale, potrete impartire istruzioni al vostro party switchando fra azioni e poteri. In questo terzo capitolo potrete assegnare fino a sei tecniche contemporaneamente su altrettanti tasti. Il giocatore avrà infatti la libertà di scegliere se adottare un approccio più offensivo in battaglia usando a ripetizione le 6 tecniche in combinazione fra loro o se invece giocare inizialmente sulla difensiva per poi sferrare le tecniche speciali o l’assalto di gruppo dopo che esse avranno terminato il loro tempo di buffer.

La principale novità in termini di gameplay di Xenoblade Chronicles 3 è costituita dall’Uroboros, una fusione di due personaggi che darà origine ad un potentissima creatura in grado non solo di rendere gli eroi coinvolti temporaneamente invulnerabili (fattore quindi utile in caso di rischio KO), ma anche di sferrare attacchi devastanti capaci di infliggere un’ingente quantità di danni. Grazie alla Mappa dell’anima, una sorta di albero delle abilità, potrete potenziare gli Uroboros rendendoli delle vere macchine da guerra, a patto di aver raccolto abbastanza Punti Anima.

La versatilità del combat system di Xenoblade Chronicles 3 è dettata anche dalla presenza di un sistema a classi attribuibili ai sei componenti principali del party, ciascuna delle quali possiede abilità e tecniche peculiari. Le stesse sono interscambiabili in qualsiasi momento, ma sarà possibile sbloccare le cosiddette abilità magistrali che verranno permanentemente attribuite al personaggio che l’ha ottenuta, anche se questo cambierà la sua classe. Insomma, le possibilità di incastri fra personaggi, classi, equipaggiamenti ed abilità sono davvero tantissime e questo consente di personalizzare al massimo il proprio stile di combattimento in battaglia.

Stile titanico

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Dal punto di vista artistico Xenoblade Chronicles sembra costituire un ottimo compromesso fra lo stile più oscuro e maturo del primo capitolo e quello più anime-oriented e sgargiante di Xenoblade Chronicles 2. Il mondo di Aionios e le ambientazioni che lo compongono sono assolutamente una gioia per gli occhi. Nonostante le evidenti limitazioni di un hardware sempre più anacronistico, il lavoro svolto da Monolith riesce a rendere giustizia ad un’avventura di spessore come quella di Xenoblade Chronicles 3. A rendere il tutto ancor più spettacolare ci pensa l’ottima regia delle tantissime cutscene che costellano le oltre 70 ore di gameplay richieste per poter quantomeno raggiungere i titoli di coda. Xenoblade Chronicles 3 costituisce con ogni probabilità l’apice narrativo della saga, almeno dal punto di vista della maturità dei contenuti trattati e dall’epicità dei parecchi risvolti di trama che vi accompagneranno fino all’emozionante epilogo.

Come di consueto il gioco dà il meglio di sé se fruito collegando la console alla dock station, pur attestandosi comunque su prestazioni più che accettabili anche in modalità handled. Comparto artistico impreziosito inoltre dalla stupenda e toccante colonna sonora ad opera di Yasunori Mitsuda che, unita ad un doppiaggio di discreta qualità sia in inglese che in giapponese, rendono Xenoblade Chronicles 3 non soltanto uno spettacolo per gli occhi, ma anche per le orecchie. Qualche neo invece nella traduzione italiana, non sempre fedele al testo originale e con qualche bizzarra licenza poetica di troppo.

Il nostro Verdetto

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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