Una pedalata può davvero cambiare l’andamento dello spirito, schiarire la mente e percepire l’energia che il corpo può sprigionare. Il ciclismo può essere magico in qualche modo e pure nel mondo videoludico qualcuno ha saputo individuare quella magia. Stiamo parlando di Messhof, sviluppatore che ha voluto trasmettere la bellezza di questo sport in quello che si chiamava Ghost Bike e che ora è diventato Wheel World.
Questa avventura ciclistica si aggiunge al già corposo catalogo di gemme indie custodito da Annapurna Interactive, tentando proprio di aggiungersi alla lista di titoli indipendenti di spicco. Con le sue premesse riesce a farlo davvero? Scopritelo nella nostra recensione di Wheel World.
Wheel World cerca profondità tra i pedali

Il titolo parte da una premessa abbastanza semplice: Wheel World sta collassando e va salvato. A prendersi carico di questa missione è inizialmente Skully, un teschio-spettro che vive all’interno di una bicicletta leggendaria i cui pezzi sono andati smarriti. Per questo ora Skully si trova nella prigione è che una bicicletta arrugginita. Qui entra in gioco il nostro alter ego Kat, giovane ciclista che accetta senza troppe domande di aiutare il teschio magico nella sua impresa. Per farlo, però, deve iniziare a sfidare un ciclista dopo l’altro per recuperare i pezzi del mitico mezzo originale.
Il gioco porta quindi Kat in più aree differenti di un mondo qualunque, fatto di boschi fitti e campagne coltivate. Si corre contro ciclisti amatoriali e atleti professionisti, tutto per guadagnare reputazione. Questa è essenziale per poter accedere alle sfide più ostiche, ovvero quelle che permettono di ricomporre infine la bicicletta leggendaria di Skully. Ciò però non basterà per salvare Wheel World: serviranno altre imprese contro i nemici del ciclismo e della vita stessa.
L’avventura firmata Messhof finisce per dilettarsi infine in una critica al capitalismo e alla necessità di lucrare sulle persone, vive o morte che siano, tradendo anche i principi sani dello sport. Un messaggio profondo, ma in realtà neanche così tanto. Un po’ inaspettato e un po’ banale, forse da porre diversamente e da accompagnare a una storia meno lineare, più ricca di contenuti.
Il gameplay: un buon arcade, ma frustrante

Infatti, il vero problema di Wheel World risiede nella forte linearità dell’esplorazione delle aree di gioco. Si raggiunge il grande Campanello da risvegliare per sbloccare la mappa, si corre contro i ciclisti cercando di arrivare primi e si accumulano punti Reputazione per poter ottenere il permesso di sfidare il boss dell’area stessa. Tutto ciò per circa 3-6 ore, con possibilità di prolungare il tutto se si vogliono battere tutti gli obiettivi di ciascuna corsa. Ovvero, il raggiungimento della Top 3, la vittoria effettiva, il superamento della tappa entro un certo tempo massimo e il raccoglimento delle lettere K-A-T presenti nel circuito.
Più obiettivi si raggiungono, più Ticket si ottengono. Questi ticket possono essere poi usati per acquistare nuove parti della bicicletta e personalizzarla, potenziandone caratteristiche come velocità massima e aderenza. Non mancano poi scatoloni seminati per tutta la mappa, spesso nascosti, contenenti parti extra a costo zero.
Ogni corsa è poi molto semplice. Basta pedalare controllando accelerazione, frenate e attivando lo sprint quando necessario. L’energia del boost può essere ricaricata con salti, schivate o prendendo la scia. Esiste poi anche l’uso di più marce, sbloccabile previo ottenimento di determinati pezzi per la trasmissione della bicicletta.
La vera criticità sta nei ciclisti avversari. Essi pedalano seguendo dei percorsi a volte randomici, senza mai cadere a prescindere dalla velocità con cui si scontrano con oggetti, muri o automobili. Sono dei veri e propri carri armati con cui non bisogna assolutamente entrare in contatto. Altrimenti, Kat finirà per essere trasporata verso direzioni anche impensabili, compromettendo così la corsa. La frustrazione non manca a ogni sfida proprio per questa ragione. Se non ci fosse questo problema, ciascuna corsa sarebbe invece troppo facile da vincere.
Una leggerezza che penalizza

Wheel World è un gioco molto leggero per durata e complessità e, considerato il concept, non è proprio un bene. Per quanto l’approcciabilità sia un bonus notevole, l’eccessiva linearità e il limite delle 3-6 ore di gioco rendono il titolo poco ricco e non proprio sfruttato a dovere. Il mondo poteva essere sfruttato meglio con più attività, in particolare quest secondarie predisposte come si deve assieme a una storia principale più corposa, capace di smuovere l’animo in modi impensabili.
Avrebbe beneficiato anche di una componente grafica più limata nelle animazioni e negli effetti ambientali. Su schermi come quello di Steam Deck OLED i colori e i disegni spiccano molto e rendono Wheel World una delizia da vedere. Peccato solo per le performance non proprio robuste. In difesa di Messhof e del team di sviluppo, loro stessi hanno già confermato che il gioco non è perfettamente compatibile e ottimizzato per tale piattaforma. Tuttavia, dalla nostra prova – con framerate che rimane prevalentemente sui 30-40 fps di picco – intravediamo già come la piattaforma portatile sarebbe altrimenti perfetta per il titolo.
Per quanto riguarda il fronte sonoro, gli effetti e le musiche sono soddisfacenti, ma avrebbero potuto esserci più brani di sottofondo per le corse. Sono soprattutto quelle con i campioni delle varie aree a peccare di canzoni personalizzate, anziché una singola versione che diventa rapidamente alquanto generica.
La recensione in breve
Wheel World è un’idea insolita e molto carina alla base, trattandosi di un’avventura narrativa basata sul ciclismo. Il suo problema è che avrebbe potuto fare molto di più con gli elementi open world, andando oltre a semplici corse e alla scarsa premiazione dell’esplorazione. Ancora più critico è il livello di difficoltà, davvero basso se non fosse per i frustranti ciclisti-carro armato che vanno affrontati. In più, l’estetica non è sempre brillante per quanto caratteristica, mentre il comparto sonoro si rivela rapidamente monotono. In breve, un videogioco promettente che andava trattato meglio.
-
Voto Game-Experience
