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I videogiochi Play to Earn spiegati bene tra NFT e criptovalute

Mettere videogiochi ed NFT nella stessa frase è una mossa super efficace per far arrabbiare il 99% dei gamer. Dovrete perdonarmi, ma mi tocca farlo perché in questo articolo metteremo in chiaro come funziona oggi e come funzionerà nel prossimo futuro il rapporto tra gaming e criptovalute. Come il concetto di DLC prima e quello delle micro transazioni poi, quando un nuovo modello di business approda nel mondo del gaming tutti cominciano a parlare della morte dei videogiochi. Il passato ci insegna che a questa fase ne segue una di adozione indiscriminata e massiccia da cui, dopo gli opportuni flop, emergono alcuni esempi virtuosi che sono destinati a restare. Gli NFT fanno tanto scalpore perché sono rimasti incagliati tra la fase di scoperta e quella dell’adozione indiscriminata ma per una buona ragione: i videogiocatori non si fidano.

Brutti esempi dal passato

Questa fiducia non è innata ma si fonda (a mio parere) su 2 momenti in particolare della storia del gaming: il trading delle skin delle armi di CS: GO e l’apocalisse delle aste di Diablo 3. Il primo (ancora vivo e vegeto mentre scrivo) tratta le skin delle armi dello sparatutto tattico di Valve come veri e propri beni di investimento da comprare, vendere e con un valore dettato dalle leggi di mercato (alcune sono state acquistate a più di 150mila dollari). Il secondo, creando un’economia in game a cui corrispondevano soldi reali, ha causato un’infinità di problemi, truffe, glitch che raddoppiavano il patrimonio di un giocatore e così tante critiche che Blizzard lo ha chiuso nel 2014. Detto in poche parole: i videogiocatori non vogliono che i loro mondi virtuali si trasformino in mondi simili a quello reale per non trasformare anche il gaming in un lavoro. L’industria, però, sta andando in un’altra direzione e ha persino battezzato questo nuovo modo di fare videogiochi Play to Earn: gioca per guadagnare.

Ubisoft-Quartz-NFT

Il disastro Ubisoft

Chi non aveva mai sentito parlare di NFT, ha capito cosa fossero questi strani Token Non Fungibili quando Ubisoft ha lanciato i suoi Digits. Sono degli NFT a tutti gli effetti che potevano essere guadagnati in-game (su Ghost Recon Breackpoint) per poi essere indossati (erano solo cosmetici) o rivenduti perché certificati da una blockchain proprietaria di Ubisoft. Tutti parlano di flop quando si riferiscono a questo evento perché si aspettavano un’esplosione di transazioni e l’approdo di altri publisher nel mercato. Non è successo in primis per l’immensa ondata di critiche ricevute da Ubisoft ma soprattutto perché, per bocca dello stesso sviluppatore franco-canadese, questo era un test su un gioco datato (che non riceverà più aggiornamenti) per verificare la tecnologia e il cosiddetto sentiment: ovvero cosa ne pensa il pubblico.

Furti, truffe e il potere del tempo

Ad aumentare la mala opinione del pubblico verso questo modo di immaginare i videogiochi ci hanno pensato gli hacker, che regolarmente rubano centinaia di migliaia di dollari in criptovalute a organizzazioni poco attente, e i truffatori. Questi ultimi sono particolarmente pericolosi perché creano campagne pubblicitarie basate su titoli molto popolari, come Minecraft, per vendere dei token e poi sparire con i soldi. Questa cosa è già successa decine di volte e continua ad accadere minando sempre più la possibilità di instaurare un rapporto di fiducia tra i videogiocatori e i token non fungibili. Che alla maggioranza dei gamer piaccia o no, però, I videogiochi stanno abbracciando il modello play to earn non come nuovo standard dell’industria (ciò che tutti temono) ma come opzione opt-in (facoltativa) per alcuni giochi selezionati.

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I giochi NFT e Play to Earn già popolari

Senza dubbio uno dei più giocati, amati e valutati videogiochi che già fondono gameplay tradizionale e criptovalute è Axie Infinity. Immaginate una sorta di incrocio tra JRPG old school, Slime Rancher e Tamagotchi il tutto in una salsa a colori pastello. L’obiettivo del gioco è allevare degli Axies, delle creaturine uniche certificate da degli NFT con cui poi andare a combattere e completare delle missioni giornaliere. Ogni Axie ha un vero e proprio valore monetario, basato sulla rarità, e può essere comprato e venduto in cambio di criptovaluta. Il gameplay è facile e intuitivo, la barriera d’ingresso è inesistente perché è free to play e la community di player ha già superato i 200mila giocatori unici giornalieri. Purtroppo però la sua storia non è tutta rose e fiori: degli hacker hanno rubato 600mila dollari in criptovalute dalla blockchain del gioco e ora gli sviluppatori stanno rivendendo le loro azioni per ripagare i giocatori derubati. Chi si occupa di cripto sa che gli attacchi hacker non sono rari, anzi, e mettono a rischio la stabilità dell’intera industria.

Che cos’è Alien Worlds

É EVE Online ma ogni risorsa è un’NFT, ha già 150mila utenti attivi ogni ora e sta facendo da beta tester per tanti concetti sperimentali. Qui è possibile possedere del terreno virtuale (come in The Sandbox), è possibile concedere a terzi diritti di estrazione delle risorse sui propri possedimenti ed è presente una vera e propria economia con scambi di materiali e strumenti in criptovaluta che può sempre essere convertita in denaro reale. Certo il volume di capitale mosso ogni giorno è di circa 13 milioni di Trillium (la cripto del gioco) pari a circa 13 centesimi quindi non vedremo astro miliardari virtuali molto presto. Quello che questo gioco dimostra, però, è che un futuro possibile per questo modo di fare videogiochi esiste lontano dalle truffe, dagli attacchi hacker e dalla speculazione. Così come ad alcuni player piace grindare per ore un MMO per un artefatto leggendario, ad altri piace la consapevolezza di essere i soli proprietari di un determinato pezzo di terra digitale, del valore di ben 3 centesimi, che si sono guadagnati col sudore della loro tastiera.

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Tiriamo le somme

Se siamo tutti d’accordo sulla pericolosità degli NFT in questo momento tra truffatori, mercato volatile e incertezza, ma è importante sottolineare che siamo ancora nell’infanzia di questa tecnologia. Le leggi devono ancora arrivare, i player più grossi devono ancora fare la loro mossa e il pubblico deve acclimatarsi con gli esempi positivi visto che molti media tradizionalisti hanno sottolineato solo le brutture di questa innovazione. Un discorso a parte va fatto per l’impatto ambientale: gli NFT sono token che vivono su una blockchain che per restare in piedi ha bisogno di energia elettrica. Dovremo tenere molto bene in considerazione anche la sostenibilità di questa tecnologia andando avanti. Detto questo io non fatico a vedere quello dei Play to Earn come uno dei tanti generi che popolano la galassia del gaming senza che il suo modo di fare vada a corrompere le esperienze (online e offline) che tanto amiamo.

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