Ubisoft attraversa una delle fasi più delicate della sua storia recente, tra ristrutturazioni, tagli al personale e una profonda revisione della propria organizzazione interna. Nelle ultime ore sono emersi nuovi dettagli su una riunione interna convocata per rassicurare i dipendenti, che però avrebbe avuto l’effetto opposto. Durante l’incontro, la dirigenza ha chiarito che le nuove divisioni operative della compagnia non sono intoccabili. Se i risultati non dovessero arrivare, la loro vendita resta sul tavolo come opzione concreta.
Insider Gaming ricorda che la riorganizzazione prevede la suddivisione di Ubisoft in cinque “case creative”, strutturate per generi o tipologie di giochi. L’obiettivo dichiarato è rendere l’azienda più snella, efficiente e focalizzata, ma il contesto in cui questa trasformazione avviene è complesso. Negli ultimi anni Ubisoft ha affrontato cancellazioni di progetti, risultati commerciali deludenti e un progressivo ridimensionamento della forza lavoro, fattori che hanno inciso pesantemente sul morale interno.
Secondo quanto riportato da Insider Gaming, la riunione in stile Town Hall, a cui hanno partecipato i vertici dell’azienda, è stata percepita da molti dipendenti come evasiva. Le domande più critiche sarebbero state aggirate o affrontate ripetendo comunicazioni già note, in particolare su temi sensibili come il rientro obbligatorio in ufficio cinque giorni a settimana e i futuri licenziamenti. Il CEO Yves Guillemot ha ribadito che il ritorno in presenza è ritenuto essenziale per migliorare collaborazione, efficienza e creatività, una linea confermata anche dagli altri dirigenti.
Sul fronte dell’occupazione, il CFO Frederik Duguet ha evitato di fornire numeri precisi, ma ha confermato che la ristrutturazione comporterà ulteriori riduzioni dell’organico. Ha inoltre anticipato che, entro la chiusura dell’anno fiscale a marzo 2026, il numero di dipendenti sarà “significativamente inferiore” rispetto a quello registrato a settembre 2025, quando Ubisoft contava oltre 17.000 lavoratori.
Il passaggio più rilevante riguarda però il futuro delle cinque case creative. Duguet ha spiegato che Ubisoft intende metterle nelle condizioni di avere successo, riconoscendo però che non tutte saranno redditizie fin dal primo giorno. Se nel tempo una divisione dovesse continuare a ottenere risultati inferiori alle aspettative del management, l’azienda valuterà diverse opzioni: intervenire sulle cause del fallimento, riorganizzare il team o, come ultima possibilità, procedere con la vendita.
La cessione di una casa creativa non viene quindi esclusa, soprattutto se dovesse presentarsi un partner solido, in grado di investire nel futuro dei brand e offrire un’iniezione di capitale ritenuta vantaggiosa. Secondo la dirigenza, una simile scelta verrebbe presa solo se positiva per la divisione coinvolta o per Ubisoft nel suo complesso, all’interno di una visione strategica di lungo periodo.
Nel frattempo, il sentimento interno resta di forte incertezza. Molti dipendenti avrebbero espresso frustrazione e sfiducia, aggravate dal fatto che numerosi dettagli della ristrutturazione sono stati appresi prima dai media che attraverso comunicazioni ufficiali. Ubisoft ha riconosciuto questo errore e promesso maggiore trasparenza in futuro, ma il quadro generale resta quello di un’azienda in transizione, pronta a prendere decisioni drastiche se i nuovi assetti non dovessero dare i risultati sperati.
