Le tensioni interne a Ubisoft hanno raggiunto un nuovo punto critico, visto che due rappresentanti sindacali della società francese hanno dichiarato che sarà impossibile ricostruire un rapporto di fiducia tra dirigenza e dipendenti finché Yves Guillemot resterà alla guida dell’azienda. Le affermazioni arrivano dopo una serie di decisioni considerate traumatiche, tra cui cancellazioni di progetti, chiusure di studi e una profonda riorganizzazione interna. Il clima descritto è di forte malcontento, con una frattura ormai aperta tra management e forza lavoro.
Secondo Marc Rutschlé e Chakib Mataoui (grazie a Gamedeveloper), rappresentanti del sindacato Solidaires Informatique attivi negli studi Ubisoft Paris, l’ultimo “reset” annunciato dall’azienda ha generato panico e rabbia diffusi. Alla base delle proteste ci sono la cancellazione di diversi giochi, l’avvio di un piano di riduzione dei costi da 500 milioni di euro entro il 2028 e l’imposizione del ritorno in ufficio cinque giorni a settimana. Messaggi interni visionati da Game Developer parlano di shock e condanna generalizzata, con molti dipendenti che mettono apertamente in discussione la leadership attuale.
Rutschlé e Mataoui ritengono che, pur non essendo l’unico responsabile delle difficoltà di Ubisoft, Guillemot resti il principale referente delle scelte strategiche. Le critiche includono l’accusa di essersi circondato di dirigenti che non mettono mai in discussione le decisioni del vertice, una dinamica già emersa durante lo scandalo sulle molestie del 2020. A questo si aggiunge la gestione delle accuse successive, che secondo i sindacati avrebbe contribuito a creare un ambiente di lavoro in cui comportamenti inappropriati potevano prosperare.
Nel mirino anche la nomina del figlio Charlie Guillemot a co-CEO di una nuova sussidiaria che gestisce alcuni dei franchise principali del gruppo. Mataoui parla apertamente di nepotismo e di una dirigenza poco diversificata, incapace di favorire nuove idee in un settore creativo come quello videoludico. Secondo i rappresentanti, l’assenza di pluralità ai vertici è uno dei fattori che sta penalizzando la capacità di Ubisoft di produrre titoli di successo.
Particolarmente contestata è la politica di rientro in sede, giudicata insostenibile per molti lavoratori che negli ultimi anni avevano costruito la propria vita lontano dagli studi principali. I sindacati sostengono che l’azienda non abbia fornito prove concrete di un legame tra presenza in ufficio e miglioramento della produttività o della creatività, e temono che la misura possa costringere diverse persone a lasciare il posto di lavoro.
Alla luce di questo quadro, Rutschlé e Mataoui affermano che l’unica via per tentare di ricostruire la fiducia passi da un cambio al vertice, arrivando in alcuni casi a chiedere un rinnovamento completo del consiglio di amministrazione. Nel frattempo, Solidaires Informatique e altri sindacati francesi hanno annunciato uno sciopero internazionale, invitando i lavoratori di Ubisoft a organizzarsi per difendere il proprio futuro e chiedere maggiore responsabilità e trasparenza alla dirigenza.
