Negli ultimi anni i giochi PlayStation hanno saputo conquistare pubblico e critica con avventure spettacolari, cinematografiche e tecnicamente raffinate. Tuttavia, sempre più giocatori e analisti iniziano a notare un tratto comune nelle produzioni dei PlayStation Studios: l’ossessione per storie segnate da dolore, perdita e desiderio di vendetta. Se un tempo le esclusive Sony offrivano mondi e toni diversificati, oggi molti titoli sembrano declinare le stesse emozioni in vari contesti narrativi.
IGN segnala che un esempio recente è Ghost of Yotei, dove la protagonista Atsu affronta un viaggio di vendetta per la morte dei genitori. La trama, pur inserita in un affascinante Giappone del XVII secolo, richiama inevitabilmente altri racconti già visti su PlayStation: Ellie in The Last of Us Part II, Kratos e Atreus in God of War Ragnarok, Selene in Returnal e persino i conflitti interiori degli eroi di Spider-Man. Tutti casi in cui il cuore della narrazione è il trauma familiare e il modo in cui questo genera rabbia o desiderio di riscatto.
Le origini di questa tendenza risalgono al 2013 con il primo The Last of Us, che contribuì a inaugurare l’era dei cosiddetti “sad dad games”. Negli anni successivi PlayStation ha affinato questo linguaggio narrativo, rendendolo quasi un marchio di fabbrica. Ma mentre all’inizio si trattava di un’innovazione apprezzata, oggi rischia di diventare una formula troppo familiare, al punto da ridurre l’impatto emotivo.
Non mancano però eccezioni che dimostrano come sia possibile uscire da questo schema. Astro Bot è un inno colorato alla creatività, lontano da qualsiasi trauma generazionale, e richiama l’epoca PS2 e PS3, quando PlayStation spaziava tra avventure pulp come Uncharted, shooter fantascientifici come Resistance, o esperienze creative come LittleBigPlanet. In quegli anni ogni esclusiva sembrava esplorare un terreno nuovo, senza replicare lo stesso nucleo tematico.
Secondo alcuni osservatori, il ricorso così diffuso a storie di lutto e vendetta potrebbe anche riflettere il clima culturale e sociale degli anni della pandemia, segnati da perdita e incertezza. La domanda ora è se i nuovi giochi, sviluppati in tempi più recenti, seguiranno la stessa linea o se apriranno a nuove prospettive. Titoli come Wolverine di Insomniac, Saros di Housemarque e soprattutto Intergalactic: The Heretic Prophet di Naughty Dog sembrano promettere un ritorno a toni più vari e sperimentali.
Come ha osservato l’analista Richard Hoeg, pur con punti di contatto, storie come quelle di Ellie e Atsu restano profondamente diverse per contesto e personaggi. La sfida per PlayStation sarà dunque non solo mantenere la qualità delle proprie esclusive, ma anche ampliare il ventaglio di temi trattati. Perché se è vero che il dolore è universale, i modi di raccontarlo non dovrebbero mai ridursi a un’unica formula.
There's no question that Ellie and Atsu are 'strange bedfellows' in the way they approach their search for vengeance, but they *are* in fact very different stories. I agree that it would be nice to explore some different themes, but also, Spider-Man 2, so… https://t.co/RZ4gX3uLmK
— Richard Hoeg (@HoegLaw) October 2, 2025
