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Turrican: il ritorno di un classico per home computer

Il recente annuncio della conversione di Turrican per Playstation 4 e Switch ha creato scompiglio negli appassionati di retrogaming, così come tra i giocatori di lunga data. Le ragioni non mancano, dato che si tratta di una serie che è stata pubblicata lungo molte console e computer storici dell’epoca 8/16 bit e ha saputo rappresentare al meglio il genere run and gun.

Turrican anthology

Turrican ha fatto parte di quella ondata di giochi che hanno contribuito alla qualità del catalogo Amiga, rendendola amata molti giocatori nonostante non avesse raggiunto la diffusione delle console di Nintendo e Sega. E uno dei motivi fu proprio l’aver proposto una serie di titoli che puntavano a rivaleggiare con le saghe più famose del periodo, o almeno a farne le veci. L’utenza Amiga non restava a mani vuote e poteva contare su una gamma di alternative che, pur non raggiungendo sempre le medesime vette di eccellenza, si confermava solida. Inoltre funse anche da riferimento per quella corrente di sviluppatori europei che si affermò in quegli anni, contando nomi come gli inglesi Bitmap Brothers, Team 17 e i tedeschi Factor5 autori proprio di Turrican, i quali furono tra i primi a dimostrare che anche l’europa poteva competere nella produzione di videogiochi con i più blasonati studi nipponici e americani.
Ecco quindi, in sintesi, un’introduzione sul perché Turrican fu capace di lasciare un segno sulla scena. Ma il merito va ovviamente e prima di tutto, alla sua qualità come gioco in sè.
Graficamente Turrican sapeva rendere molto bene le caratteristiche che enfatizzavano la spettacolarità di uno sparatutto, sprite ben definiti, boss massicci ed enormi, molteplici armi tutte accattivanti da usare. Le musiche non erano da meno, vantando un lavoro che per gli standard del chiptune erano pregevoli e perfettamente calzanti alla tipologia di gioco.

Turrican anthology
La struttura è quella di un action-shooter con elementi platform ed esplorativi molto marcati. La sua prima versione infatti difficilmente poteva essere riconducibile ad un singolo genere videoludico e anzi, univa aspetti che in quel periodo erano propri di saghe diverse come Contra o Metroid.
I livelli si articolano infatti in modo alterno, lasciando spazio per sequenze di pura azione e adrenalina a scorrimento orizzontale, in cui eliminare orde di nemici e saltare lungo le piattaforme, ad altre in cui esplorare in lungo e in largo aree articolate e complesse, zeppe di segreti, utilizzando anche una specie di rotolata in forma sferica che ha molto in comune con quella di Samus Aran.
La sua formula non lineare e la sua grande carica lo resero dunque un classico istantaneo, decretandone il successo e le immancabili conversioni su altre console come MegaDrive, PC-Engine e GameBoy. Una versione venne sviluppata anche per l’ormai tecnicamente datato Commodore64, ma fu proprio il lavoro svolto nel comprimere un gioco su di un sistema praticamente “old gen” a rendere l’operazione eclatante. Pur considerando un ridimensionamento grafico e l’assenza delle musiche, la giocabilità e l’ampiezza di Turrican era riproposta in modo molto fedele, andando ad offrire un’ultima grande conversione all’utenza Commodore e concretizzando un lavoro di adattamento che sorprese molti e contribuì ulteriormente alla popolarità della serie.
Un’edizione rimaneggiata di Turrican 2 venne commercializzata per sfruttare la licenza del film Universal Soldier, modificando alcuni sprite e aggiungendo dei livelli per ricercare una tematicità con i personaggi e la trama della pellicola. Trattandosi però di un lavoro al limite del bootleg, fatto unicamente per cercare un facile traino pubblicitario, questa edizione passò in sordina. Universal Soldier: The Game, poco aveva di nuovo e si trattava inoltre di materiale non all’altezza dell’originale, sviluppato da uno studio di terze parti, in cui non erano coinvolti gli autori di Factor5. Turrican 2 inoltre era già uscito sul mercato, pertanto questa rimase una versione remissata per scopi ancora più commerciali di quelli del titolo principale.
A seguire vennero sviluppati anche dei seguiti, alcuni dei quali appositamente per i 16 bit che ormai dominavano il mercato (Super Nintendo e Mega Drive), andando a rimaneggiare la formula base aggiungendo talvolta maggiore spazio per la componente esplorativa o corri&spara, arrivando in quest’ultimo caso ad un’alternativa molto fedele al celebre Contra: Hard Corps di Konami.
L’idea di riproporre la saga in una raccolta offre dunque una retrospettiva su uno dei fondatori di un genere 2D molto apprezzato e che ha gettato le basi per titoli successivi come Metal Slug. Ciò che rende interessante il tutto è anche il modo variegato con cui sono stati declinati i seguiti, offrendo quindi una discreta varietà al giocatore neofita che vorrà scoprirli, evitando che si ritrovi proposte magari troppo simili tra di loro.

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