La Casa Bianca ha diffuso nelle ultime ore una delle campagne più surreali della recente comunicazione politica americana, sostenendo che Donald Trump è “estremamente popolare tra i videogiocatori”. L’affermazione è arrivata in risposta a una richiesta di commento sulla presenza sempre più insistente di meme e riferimenti videoludici nei canali ufficiali del governo statunitense, utilizzati per promuovere il presidente in chiave ironica e digitale.
Tutto è partito da uno scherzo di GameStop, che aveva commentato ironicamente l’arrivo di Halo: Campaign Evolved su PS5 dichiarando la “fine della console war” tra PlayStation e Xbox. La Casa Bianca ha deciso di appropriarsi di questo meme, pubblicando un’immagine generata con intelligenza artificiale che raffigura Trump in armatura da Master Chief, accompagnata da un messaggio trionfale: “Un’altra guerra è finita sotto la presidenza Trump. Solo un leader è pienamente impegnato a dare potere ai giocatori, ed è Donald J. Trump.”
La dichiarazione, che cita persino lo storico slogan di GameStop (“Power to the players”), mira a presentare Trump come un simbolo di unità e progresso nel mondo dei videogiochi. Tuttavia Kotaku segnala che la realtà economica racconta tutt’altro. A causa dei dazi imposti dalla sua stessa amministrazione, nel corso del 2025 tutti i principali produttori di console – Sony, Microsoft e Nintendo – hanno aumentato i prezzi di sistemi e accessori. Xbox lo ha fatto addirittura due volte, segno di una pressione tariffaria crescente che ha pesato direttamente sui consumatori.
Parallelamente, la Casa Bianca continua a utilizzare immagini tratte da videogiochi e anime, come Pokémon o Halo, persino in comunicazioni ufficiali del Dipartimento per la Sicurezza Interna (ICE), nel tentativo di attrarre un pubblico giovane e digitale. Una strategia che molti analisti definiscono una forma di propaganda “memetica”, costruita sull’ironia dei social ma scollegata dalla realtà concreta delle politiche adottate.
In sintesi, mentre l’amministrazione Trump cerca di presentare il presidente come una figura “gamer-friendly” e culturalmente connessa ai giovani, le sue stesse decisioni economiche hanno reso il gaming più costoso che mai. Una contraddizione che mostra come, tra meme e dazi, la comunicazione politica americana stia ormai giocando una partita tutta nuova — e profondamente ambigua — nel mondo videoludico.
