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The Uncertain: Light At The End | Recensione

Lo scorso anno, molti titoli hanno spinto il confine del gioco narrativo verso nuovi limiti, alzando l’asticella della qualità. Per i piccoli team indipendenti il mondo del videogioco non è più un luogo idilliaco in cui dar vita ai propri sogni, ma un ambiente dove è doppiamente difficile lavorare, tra budget ridotti, competizione sfrenata e standard elevatissimi. E la clientela è sempre più esigente.
The Uncertain: Light At The End è il secondo capitolo di una trilogia di avventure fantascientifiche che racconta di un mondo invaso dalle intelligenze artificiali, che sta soccombendo ad esse. Il primo gioco, quasi passato inosservato al pubblico, era stato vissuto attraverso gli occhi di un robot involontariamente ribelle. Nel secondo invece, che vi raccontiamo nella nostra recensione, passeremo una breve avventura in compagnia di una ragazza e dei suoi compagni sfuggiti alla deportazione.

Terminator in versione Light

Gli ambienti di The Uncertain sono parecchio evocativi, nonostante la componente low sci-fi.

Nonostante sia il secondo capitolo su tre, The Uncertain: Light At The End è incredibilmente abile nel fornirci un contesto narrativo preciso in pochi minuti, che fa parte dell’universo condiviso di The Uncertain: Last Quiet Day (uscito nel 2016). Non è quindi importante aver giocato o meno al primo capitolo, in quanto la storia prende vita da personaggi e presupposti diversi e indipendenti.
Ambientato in un futuro prossimo in cui la Terra è stata conquistata dai robot creati dagli ingenui umani, The Uncertain: Light At The End ci racconta di Emily e del suo gruppo di sopravvissuti, un pugno di gente che si è trovata quasi per caso dopo l’evento che ha dato il via alla rivoluzione delle intelligenze artificiali. Il gioco non ci dà mai dati certi – come le macchine siano arrivate alla ribellione, cosa sia successo all’umanità o quanto tempo prima sia successo il tutto – ma crea delle premesse intriganti che difficilmente lasciano indifferenti il giocatore. Nei panni di Emily, dovremo aiutare gli altri sopravvissuti in varie mansioni: similmente a lavori già visti in passato (come il conosciutissimo The Walking Dead) il gioco procede lineare e non permette l’esplorazione libera, ma si concentra sulla sfera personale dei personaggi cercando di definirli bene nel carattere e nei comportamenti.

Rompicapi semplici ed una storia tutt’altro che banale

Lo smart watch di Emily ci tornerà parecchio utile nel corso dell'avventura.

The Uncertain: Light At The End è un gioco “carino” per essere un piccolo lavoro indipendente, ma si distingue dalla massa solo per la forte spinta narrativa senza cercare di andare oltre, facendo comunque un buon passo in avanti rispetto al primo capitolo. Come già detto il titolo è lineare, più simile ad un’avventura che ad un gioco di azione, in cui l’unica variabile è data dal rapporto che andremo a stabilire coi nostri compagni che reagiranno di conseguenza alle nostre azioni. Light At The End si svolge difatti in terza persona, dove guideremo la giovane Emily alle prese con le diverse personalità del suo gruppo e la aiuteremo ad affrontare qualche simpatico puzzle. L’avventura appare piuttosto tradizionale, ma riesce ad essere divertente e varia, senza scadere nelle pesanti ripetizioni che di solito questi titoli si portano dietro. Nei panni di Emily, potremo controllarne i movimenti da pad e tastiera attraverso la classica combinazione di tasti WASD, mentre potremo effettuare diverse scelte nei dialoghi a risposta multipla attraverso una ruota delle frasi, cliccando su quella che più ci interessa. Durante queste fasi non c’è rischio di sbagliare frase perchè abbiamo selezionato una parte diversa dello schermo come spesso succede in altri titoli: il gioco ci permetterà di continuare solo premendo sulla nostra scelta, senza compromessi. A volte ci troveremo davanti a diverse opzioni su cui tornare alla fine della conversazione, mentre altre volte la nostra risposta sarà una ed una soltando, e determinerà il comportamento e la solidarietà che ci dimostrerà poi il personaggio secondario di turno. Questo livello di “affezione” viene anche modificato dal numero di favori e dalla quantità di oggetti donati ai comprimari: se ci impegneremo a parlare con loro ad ogni fine scena cercando di essere gentili e considerando i loro dilemmi o problemi, è possibile che decidano di non abbandonarci raggiunto un certo punto della trama. Ed è anche facilissimo che succeda, se non stiamo attenti ad osservare bene l’ambiente.
Dopo la prima missione, che ci darà un’idea piuttosto chiara di quello che andremo ad affrontare, avremo a disposizione anche uno smart watch futuristico a cui Emily può accedere: potremo usarlo richiamandolo con la pressione del tasto TAB per controllare l’inventario, accedere ai mini giochi sbloccabili, scattare istantanee e vederle o riascoltare i file audio trovati duranti il gioco. Questi ci risultano particolarmente utili per capire qualcosa in più del mondo di The Uncertain: Light At The End, e qualche volta ci permetteranno anche di intraprendere dei piccoli percorsi alternativi nelle missioni, dove potremo decidere deliberatamente di intraprendere due o tre strade diverse per uscire da una zona senza allertare i robot.
Gran parte del gioco è basato sull’esplorazione, motivo per cui gran parte dei particolari in vista nell’ambiente possono essere visionati da Emily, che ci aiuterà con un breve commento a capire cosa siano o su cosa serva mettere le mani per proseguire. Semplicemente avvicinandoci e inquadrando gli oggetti di nostro interesse, il gioco ci farà aprire un’interfaccia estremamente intuitiva, una piccola ruota dove selezionare (tenendo premuto il tasto sinistro del mouse e trascinandolo sul simbolo di riferimento) l’interazione. Se possibile, ci verranno proposte anche delle semplici icone che ci permetteranno di combinare oggetti o applicarli (infilare una chiave in una serratura) con lo stesso metodo, rendendo semplici e godibili i puzzle ambientali che cambiano di continuo, rinnovando continuamente la formula del titolo. Diversamente dalla prima versione rilasciata, è da notare anche l’aggiunta di un tasto che permette di saltare gli enigmi che possono risultare più ostici al giocatore, che da una parte abbassa il livello di sfida ma dall’altra aggiunge una certa flessibilità al gioco, che come già detto privilegia la componente narrativa.
Risultano leggermente meno solidi i quick-time event che costellano The Uncertain, a volte piuttosto macchinosi e che richiedono tempi di reazione un po’ troppo rapidi. Le brevi parti stealth, guidate, risultano invece solo un contorno simpatico, ma nulla più.
Parlando dei salvataggi, i check point del gioco risultano piuttosto affidabili. Tuttavia, il fatto che siano gestiti in automatico senza possibilità di operare manualmente rende possibili eventuali problemi, come la corruzione dei dati – specie se si commette l’errore di uscire durante l’apparizione dell’icona di salvataggio o in caso di improvviso blackout. Un’altra percepibile pecca sono i continui bug (minori, ma veramente numerosi) che permeano il titolo, pur non compromettendone la giocabilità.
Per una volta preferirei dilungarmi anche sulla storia, la cui premessa sembra apparentemente banale ma che risulta realistica e coi piedi per terra. Se la parte tecnica di The Uncertain: Light At The End risulta un po’ raffazionata, c’è da ammettere che personaggi per una volta sono semplicemente persone: normali, privi di lauree in ingegneria o abilità degne di un atleta, magari noiosi e scontrosi in un primo momento, ma credibili. Vedere come si comportano e riscontrare che effettivamente potremmo essere noi – adesso, o in un eventuale futuro nemmeno troppo lontano – rende terribilmente vicine le vicende. La paura di allontanarsi e di rischiare la vita propria e dei propri cari, ma anche la voglia di affrontare la situazione intravedendo la luce alla fine del tunnel – sono tutti sentimenti che oramai ritroviamo nella nostra vita di ogni giorno e che ci sembrano meno infattibili che in passato.

Carino, ma ancora da migliorare

Le fasi stealth ed i quick time event che permeano il gioco sono piuttosto semplici.

Il comparto tecnico di The Uncertain: Light At The End se la cava in determinati frangenti, risultando piuttosto carente in altri. Se gli ambienti risultano evocativi e ben pensati, sfortunatamente i modelli dei personaggi non godono dello stesso trattamento, risultando piuttosto brutti. Peggiore tra tutti proprio il modello della protagonista, che sa di anonimo. Le animazioni se la cavano con alti e bassi: si vede l’estremo sforzo nell’animare anche i movimenti più piccoli – come il personaggio che prende una busta di the per poi immergerla nella tazza e rimescolarla col cucchiaino, una bella fatica – che però sono purtroppo costellati da mani che non si chiudono correttamente e altri errori che a lungo andare pesano. Le animazioni facciali non funzionano affatto; in compenso quelle corporee risultano piuttosto fluide e ben fatte. A parte continue compenetrazioni e piccoli bug, The Uncertain: Light At The End presenta anche diversi problemi tecnici, come disallineamenti e sincronizzazioni labiali mancanti in alcune scene. Alcune volte le scene in gioco sembrano tagliate, altre volte è il frame rate ad essere irregolare e a subire colpi nelle aree più aperte.
Concentrandoci sul sonoro, è da notare che l’audio si abbassa senza particolari regolazioni a monte durante i dialoghi dei personaggi, un particolare che è stato molto apprezzato. La colonna sonora presente è ben fatta e riesce a garantire l’atmosfera giusta nelle diverse occasioni, senza mai disturbare il giocatore. Discreto invece il doppiaggio in inglese, che nonostante sia vivace ed interessante non è sempre nitido e filtrato. Emily risulta piuttosto simpatica ed il resto del cast se la cava bene, anche nelle situazioni più spiacevoli o concitate. Rispetto all’uscita, sono stati anche sistemati i sottotitoli che il più delle volte si presentavano in russo e che finalmente sono stati tradotti correttamente, permettendoci un’esperienza completamente in italiano.
The Uncertain: Light At The End dura circa cinque ore in totale e mette tanta carne al fuoco, fornendo di sicuro un risultato migliore del primo capitolo che si muoveva a passo di lumaca. Come indica il titolo, questo episodio potrebbe tranquillamente essere uno stand-alone, che comunque si ricollega alla trama generale. E’ presente una lieve componente di rigiocalibità in quanto, come accennao in precedenza, la storia può prendere percorsi alternativi in base alle nostre azioni e presenta alcuni interessanti easter egg che fanno riferimento ad altri giochi e film (e che sbloccheranno i minigiochi da giocare con lo smart watch di Emily).

Versione testata: PC
Piattaforme: PC (via Steam)