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The Last Oricru, la recensione del nuovo soulslike Prime Matter

Dopo le recenti, positive opinioni su Dolmen, sviluppato dalla collaborazione tra Massive Work Studios e Koch Media, l’etichetta di titoli AA ci propone The Last Oricru, sviluppato da GoldenKnights e pubblicato da Prime Matter, un gioco incentrato sulla narrazione e sulle scelte del giocatore che vorrebbe rievocare i fasti targati Bioware. Se non siete pronti per un nuovo titolo souls-like cambiate pagina in fretta: il perchè lo scoprirete in questa recensione.

Una storia avvincente

The Last Oricru ci invita nel mondo fantascientifico medievale di Wardenia, dove interpretiamo il ruolo di Silver, un umano piuttosto simpatico ma inevitabilmente bloccato su un pianeta alieno con usanze molto lontane da quelle terrestri. The Last Oricru è una storia di guerra e inganno, in cui Wardenia è la landa coinvolta in una caotica guerra civile tra fazioni, tra cui troviamo Ratkin (uomini ratto) e Naboru. Il povero Silver indossa una cintura che lo riporta in vita all’istante anche dopo la morte, una benedizione ed una condanna allo stesso tempo in quanto il suo essere “immortale” viene usato a favore delle più disparate cause. Fortunatamente l’IA della nave che ha trasportato gli umani su Wardenia, Aida, è in costante contatto con il protagonista ed altri sopravvissuti durante la permanenza. Aida dà a Silver l’incarico di recuperare un dispositivo noto come la Culla per sfuggire a Wardenia per sempre.

Un buon lavoro di narrativa e gameplay

The-Last-Oricru-storia
The Last Oricru, presentato qualche mese fa al PAZ East 2022 (ve ne avevamo già parlato qui ), è un gioco di decisioni prima che un souls-like con una forte componente GDR. Una parte integrante di The Last Oricru è la narrativa ramificata, quella proposta da titoli come Dragon Age e Mass Effect e riportata altrove con più o meno successo – dove solitamente ogni decisione del giocatore viene percepita come buona o cattiva e molto raramente esistono sfumature di grigio nel mezzo. Fortunatamente l’emblematica situazione di Silver su Wardenia contribuisce a lanciare fuori dalla finestra ogni “chiara” scelta, producendo solo conseguenze che hanno un forte impatto sulla storia e sulla sua posizione con le fazioni, ma che non sono mai chiaramente identificabili come benevole o malvage. Silver può decidere di schierarsi con i topi e portare avanti la loro rivoluzione, oppure di combattere al fianco dei Naboru per proteggere le loro tradizioni e visioni del mondo conservatrici, o ancora di fare il doppiogiochista traendo profitto dalla situazione: si può fare del proprio meglio per mantenere i rapporti cordiali con le diverse fazioni ed alla fine anche la scelta minore contribuisce a ribaltare completamente la situazione. E poiché il gioco elimina completamente i salvataggi manuali, non si può semplicemente ricaricare per vedere un ramo narrativo diverso. Questo può infastidire chi non è pratico di giochi di stampo narrativo (Detroit: Become Human, Heavy Rain e simili) ma contribuisce all’immersione nel gioco. Alla fine si impara a convivere con le conseguenze delle proprie azioni e con la barra che determina in quali rapporti siamo con gli altri abitanti del pianeta.
The Last Oricru utilizza un familiare sistema di combattimento di stampo souls-like. I tipici attacchi leggeri e pesanti sono presenti assieme al sistema di parry, il tutto determinato da una tipica barra della resistenza abbastanza generosa. Inoltre, ci sono abilità e magia che i giocatori possono usare col giusto equipaggiamento.
Incluso nella storia c’è il tipico meccanismo della morte e del ritorno dalla morte, un dono dell’immortalità concesso da una particolare cintura che tutti gli umani su Wardenia indossano. Il mondo di gioco è composto da zone interconnesse, con un’aspetto ed un tema unici nel suo genere. Le aree lontane di solito sono visibili all’orizzonte, in modo del tutto simile a Dark Souls. Tuttavia manca una vera e propria mappa ed è facile perdersi prima di arrivare al Terminale di ogni zona, importantissimo snodo per il giocatore composto da una grande stanza molto più vivace del classico e modesto accampamento vicino al fuoco. I terminali funzionano in modo simile ai falò, permettendo di recuperare salute, mana e stampare oro, sostanzialmente trasformando l’essenza raccolta in giro come in moneta sonante da usare per l’equipaggiamento. Il terminale riporta in vita tutti i nemici della zona ed è il punto focale da cui ripartire una volta morti o da cui avviare la cooperativa locale od online (ne parleremo nell’apposito paragrafo). A differenza dei falò di Dark Souls, i terminali non salvano i progressi e forniscono registri audio del capitano della nave umana, andando ad alimentare la lore del gioco in maniera diretta.
Come avrete ben inteso, The Last Oricru utilizza l’essenza come valuta dell’esperienza, in maniera simile alle anime o alle rune. Naturalmente, una volta morti, è possibile recuperare l’essenza perduta tornando nell’esatto punto del proprio decesso. L’essenza è necessaria per potenziare le diverse statistiche del personaggio; tuttavia la resistenza non può essere potenziata salendo di livello, ma solo attraverso bonus forniti dal giusto equipaggiamento.
Il sistema di combattimento è costruito attorno alle tre statistiche principali: Forza, Intelligenza e Destrezza. Ogni arma ha requisiti diversi che possono essere rapidamente cambiati tramite un particolare oggetto chiamato anello. Gli anelli non danno aggiornamenti permanenti, ma cambiano temporaneamente i bonus alle caratteristiche, trasferendo punti da una parte all’altra a seconda della volontà del giocatore – a prescindere dal livello e dai requisiti.
Anche se è presente una barra di mana, non ci sono pozioni in questo gioco. Per ripristinarlo è necessario interagire con il terminale, od usare un prosciugatore di mana chiamato anche mana drainer – un piccolo pugnale che nei combattimenti ravvicinati è in grado di drenare il mana dai nemici.
Silver può aggiungere al proprio equipaggiamento un elevato numero di armi diverse, le quali spaziano dalle classiche lame leggere agli spadoni pesanti, senza dimenticare gli scudi, gli scettri e le sfere magiche che, quando attivate, infondono il potere di un determinato elemento allo strumento brandito.

The Last Oricru, modalità multigiocatore

La cooperativa di The Last Oricru è una parte importante del gioco e ci sono, ad esempio, alcuni “incantesimi” costruiti esclusivamente per quella funzione. La modalità cooperativa è progettata in modo tale che il giocatore principale sia colui fa avanzare la storia. Il secondo giocatore è un ologramma che non interviene durante i filmati e non può parlare con gli NPC, ma può combattere, depredare (l’inventario è condiviso) ed esplorare il mondo.
Ogni volta che il secondo giocatore si unisce alla sessione riceverà la stessa quantità di punti esperienza che ha il giocatore principale, potendo ridistribuirli a suo piacimento. Questa funzione rende molto facile accedere al gioco rendendolo alla portata di chiunque, specie di chi non giocherebbe da solo. La cooperativa locale è accessibile in ogni momento ed è in split-screen, mentre la cooperativa online per motivi di sincronizzazione può essere avviata solo da terminali ma permette ad ogni partecipante di avere un proprio schermo.
Ci sono armi in The Last Oricru che permettono di eseguire un devastante attacco attuabile solo in cooperativa, chiamato “catena“, in cui i due giocatori sono effettivamente collegati da una catena che danneggia tutti quelli che rimangono intrappolati nel mezzo. Per usarlo però bisogna sempre tenere in visuale il secondo giocatore e muoversi assieme a lui, pena lo spezzarsi della catena. In alternativa si possono amplificare alcuni incantesimi castandoli sullo scudo dell’altro giocatore, che li rifletterà ai nemici potenziati.

Comparto tecnico da rivedere

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Sviluppato insieme a Unreal Engine, The Last Oricru appare appena decente sul lato grafico, o per meglio dire decente quanto un gioco con una decina di anni sulla groppa.
I modelli dei personaggi non sono particolarmente elaborati risultando a tratti troppo poligonali; le texture sono approssimative – specialmente guardando capelli e peli che sembrano incollati sul viso dei personaggi. Le animazioni sono appena sufficienti e neanche a livello di combattimenti si spendono in acrobazia, risultando sempre ingombranti e legnose. I movimenti di Silver appaiono ingessati, imprecisi ed avvengono sempre con un blando ritardo; i gravosi cali di frame rate anche nelle situazioni più tranquille non aiutano il contesto generale, dove la difficoltà non è sempre omogenea ed i nemici sono mal distribuiti. Nelle prime aree di Wardenia si aggirano infatti nemici incredibilmente deboli e dall’equipaggiamento scarsissimo o sorprendentemente coriacei. A seconda della fazione supportata, questo influisce non poco sul tasso di sfida, restituendo alle volte un’esperienza ludica tutt’altro che impegnativa e soddisfacente.
Il comparto sonoro di The Last Oricru è all’altezza, ma niente di spettacolare. I dialoghi sono recitati in maniera convincente e c’è molta ironia sottointesa nella sceneggiatura, specie nelle parti iniziali in cui lo spiccato sarcasmo di Silver impedisce di prendere qualsiasi cosa sul serio. Purtroppo, si verificano regolarmente alcuni problemi audio evidenti, come mancanze di effetti sonori (oggetti che si schiantano e simili). La colonna sonora del gioco invece è stata composta totalmente con tracce orchestrali che supportano il gioco senza risultare ingombranti. Il gioco è in inglese con sottotitoli ed interfaccia in italiano, dalla durata complessiva di una decina di ore. Potendo contare su una trama dalle diverse ramificazioni, The Last Oricru si fa rigiocare volentieri (lo potete trovare sui vari store e su Steam) se si tralasciano i difetti a livello grafico e ci si arma di beata pazienza.

Versione testata: PC
Piattaforme: PC , PlayStation 5 e Xbox Series X|S

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Erika Berselli

Erika Berselli

Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.

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