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The Last of Us Part I, la recensione per Playstation 5

Sono passati quasi poco più di nove anni da quel 13 giugno 2013 che segnò inevitabilmente l’industria dei videogiochi. The Last of Us è diventato, in poco meno di una decade, uno dei titoli più apprezzati della storia dei videogiochi. Un’opera capace di portare il medium intero ad un livello completamente nuovo. Frutto di un’evoluzione ventennale di una Naughty Dog che non ha mai sbagliato un singolo colpo, lasciando sempre il segno prima con Crash Bandicoot poi con Jak and Daxter, in seguito con Uncharted e, per colmare il processo di maturazione, The Last of Us. Oggi, a due generazioni di distanza, The Last of Us è ancora capace di lasciare il segno. Siamo dunque tornati a rivivere le vicende di Ellie e Joel, questa volta nella versione migliore mai prodotta.

The Last of Us: oggi come ieri

The Last of Us Part I Ellie

Diventare uno dei migliori videogiochi di tutti i tempi non è qualcosa che accade dall’oggi al domani. The Last of Us, come accennato in apertura, è frutto del lavoro di una delle case di sviluppo più acclamate di tutti i tempi, forse la migliore di sempre. Naughty Dog rappresenta il pinnacolo dell’industria del videogioco. Tecnicamente impeccabili, sempre rivoluzionari e capaci di creare personaggi iconici ed indimenticabili. Sono stati versati fiumi di inchiostro virtuale sulle prodezze di Joel ed Ellie nel corso degli anni e, con l’arrivo di The Last of Us Part II nel 2020, il successo indiscutibile della serie è stato definitivamente cristallizzato nella storia del videogioco. Proprio come accade con titoli altrettanto blasonati come GTA V e The Elder Scrolls V: Skyrim, l’esigenza non soltanto di preservare ma anche di riproporre, aggiornare e migliorare quelli che possono essere considerati veri e propri limiti di un periodo storico, si traduce nell’arrivo di versioni riviste e corrette nel corso degli anni. The Last of Us Part I è arrivato su PS4 ad un anno dall’uscita su PS3 ma evidentemente non era abbastanza. L’impatto del comparto tecnico in un’opera come The Last of Us è fondamentale e se il secondo capitolo della saga è riuscito ad impressionarci in quanto, nonostante fosse uscito su console di ormai vecchia generazione, rappresenta oggi una delle vette tecniche più alte mai raggiunte nella storia dei videogiochi, la voglia di riassaporare un capolavoro come The Last of Us Part I forti delle prodezze tecniche odierne ci porta ad una versione definitiva (fino a prova contraria, ndr) del titolo di Naughty Dog. In questa recensione non andremo ad analizzare i pregi ed i difetti di The Last of Us Part I, conosciamo già tutti quella canzone, non analizzeremo le implicazioni, lo spessore narrativo o la qualità della trama e dei personaggi ma ci concentreremo sul lavoro svolto in ottica di restauro di un’opera non considerabile veramente datata ma comunque antecedente a determinate svolte tecniche critiche hanno permesso al mondo dei videogiochi di spingersi ancora più in là.

Remake o remastered?

The Last of Us Part I Joel Ellie

Perdersi nella terminologia lascia davvero il tempo che trova, The Last of Us Part I su Playstation 5 è un vero e proprio gioiello, sebbene non si tratti di una rivisitazione completa dell’opera, il lavoro svolto da Naughty Dog per migliorare la già eccellente esperienza del titolo originale è stato davvero impressionante. Non si tratta di un “semplice” reshade modernizzato ma di un’opera di ristrutturazione capillare di assets, animazioni, effetti e luci. The Last of Us Part I nella sua versione Playstation 5 mira a raggiungere gli stessi risultati ottenuti con il secondo capitolo ma non possiamo comunque parlare di remake. Il titolo è stato si ristrutturato ma non ricostruito dalle basi, è infatti possibile notare qualche artefatto grafico meno dettagliato ma si tratta comunque di minuzie che non scalfiscono l’indubbia qualità del lavoro svolto da Naughty Dog. Durante il periodo pre-release, sono stati pubblicati diversi video comparativi che mostrano la qualità dei miglioramenti apportati a The Last of Us Part I su Playstation 5 ed è proprio intorno a questi miglioramenti che va a ruotare l’intero senso dell’opera. The Last of Us Part I è di fatto il miglior modo per godersi un capolavoro epocale e se in altri medium nove anni non costituiscono un grande divario generazionale, nel mondo dei videogiochi, una decade può fare la differenza nel modo stesso di concepire e vivere un’intera opera.

La parola d’ordine è come sempre “Qualità” e giocare a The Last of Us Part I su Playstation 5 equivale a mettere le mani su un nuovo gioco next-gen. Il confronto tra la versione originale e quella su Playstation 5 mette in evidenza l’abisso qualitativo che separa ben tre generazioni di consoles, da Playstation 3 a Playstation 5, il capolavoro di Naughty Dog continua ad essere vibrante. The Last of Us Part I è solido, pulito e senza sbavature, l’esecuzione perfetta di un capolavoro che riesce a trascendere le generazioni continuando ad affermarsi, anche dopo nove lunghi anni, come uno dei videogiochi più belli di tutti i tempi. I tempi sono cambiati dal 2013 ad oggi e non soltanto in termini di resa grafica ma anche di esperienza videludica nel suo complesso, The Last of Us Part I su Playstation 5 riesce invece a farsi giocare come se fosse uscito per la prima volta, tutto è dove dovrebbe essere, eppure ogni tanto manca qualcosa. Il titolo si propone infatti con una veste grafica completamente rinnovata, una vera meraviglia per gli occhi, la quale non fa altro che mettere in evidenza delle minuzie che in altri contesti sarebbero state completamente ignorate ma che fanno la vera differenza tra remake e remastered, cos’è dunque The Last of Us Part I su Playstation 5? Un remake o una remastered? In realtà nessuna delle due, si tratta di un’opera di ristrutturazione troppo meticolosa per essere ridotta ad una “semplice” rimasterizzazione ma allo stesso tempo non vi è una de-strutturazione tale da far pensare ad un titolo sviluppato da zero. Volendo essere precisi, The Last of Us Part I è un remake dal punto di vista grafico, è stato infatti utilizzato il motore grafico di Naughty Dog più recente per sintetizzare l’opera tuttavia, analizzando l’opera in termini di gameplay, è impossibile non notare determinati limiti soprattutto in contrapposizione con il più recente The Last of Us Part II . The Last of Us Part I su Playstation 5 non è altro che una massiccia opera di ammodernamento frutto di un lavoro certosino che ha finalmente permesso a Naughty Dog di proporre il suo lavoro più acclamato così come era stato concepito nel 2013 ma che per limitazioni tecniche è stato “ridimensionato” al capolavoro che abbiamo conosciuto inizialmente su Playstation 3, ci sono voluti ben nove anni.

Non soltanto grafica

The Last of Us Part I

Uno degli errori più comuni che si possono commettere avvicinandosi a The Last of Us Part I è quello di totalizzare la propria attenzione sui cambiamenti grafici. Questi ultimi, che andremo ad analizzare nel dettaglio più avanti, rappresentano sicuramente la parte più importante dell’intera opera e probabilmente anche la parte più impegnativa in termini di sviluppo e adattamento, tuttavia, ciò che romba sotto il cofano di The Last of Us Part I non è soltanto una montagna di textures ad altissima definizione ma anche un’opera di ristrutturazione del gameplay e delle animazioni. The Last of Us Part I è molto più “giocabile” dell’opera originale, l’input dei comandi, i movimenti e le animazioni risultano essere più fluide e meno legnose non soltanto grazie ai 60 FPS della modalità prestazioni ma anche ad una ristrutturazione dell’impalcatura ludica del titolo che si presenta oggi come reattivo, solido e consistente laddove nel 2013 poteva mostrare qualche incertezza ed una generale “lentezza”.

Playstation 5 non vuol dire tuttavia soltanto grafica di nuova generazione, vuol dire anche tempi di caricamento più veloci, quasi inesistenti a dire il vero e vuol dire DualSense. The Last of Us Part I va dunque ad accodarsi a tutte le altre esclusive Playstation 5, implementando un’ottima integrazione con il feedback aptico di nuova generazione del DualSense. I grilletti adattivi di DualSense esprimono al meglio la resistenza delle armi durante le fasi di mira o sparo e la tensione della corda dell’arco viene resa in maniera ancora più realistica da un’implementazione dedicata. Potremo inoltre scegliere diversi gradi di vibrazione in base alle azioni compiute, dal combattimento corpo a corpo al feedback dei colpi ricevuti dai nemici e addirittura alle condizioni climatiche. The Last of Us Part I riesce dunque a rinnovarsi anche e soprattutto sul fronte dei controlli e del feeling pad alla mano portandosi al passo con i tempi ed implementando quante più opzioni di personalizzazione possibili per il DualSense.

Anche dal punto di vista delle animazioni, The Last of Us Part I riesce a rimodernarsi in maniera impeccabile, i movimenti di Joel sono più naturali e variegati e vanno ad incastrarsi meglio con gli ambienti di gioco, tra i pochissimi nei della produzione di Naughty Dog, ci saremmo aspettati la possibilità di distenderci e strisciare come già possibile in The Last of Us Part II, il set di movimenti, nonostante le animazioni risultino essere più convincenti, non è cambiato di una virgola rispetto alla versione originale. Ad accompagnare il progresso tecnologico, The Last of Us Part I su Playstation 5 arriva con alcune features molto interessanti e completamente inedite. Si tratta di alcune meccaniche di gameplay molto richieste dai giocatori come una modalità che contempla la perma-death scalata anche per singolo capitolo e la modalità speedrun, sbloccabile dopo aver completato la campagna principale per la prima volta. La modalità speedrun terrà traccia dei tempi per ogni singolo capitolo, aiutando quei giocatori più incalliti che vogliono cimentarsi in una partita dove la parola d’ordine è: velocità. Un timer implementato direttamente in-game terrà traccia dei vari tempi, mettendo in pausa il cronometro durante le varie scene di intermezzo. Tra le novità troviamo anche l’integrazione dei banchi da lavoro già presenti in The Last Of Us Part II che ci permetteranno di potenziare il nostro arsenale, nuovi oggetti cosmetici da sbloccare man mano che si progredisce nella campagna principale ed una nuova modalità fotografica che ci permetterà di immortalare al meglio i momenti migliori della nostra avventura.

No one left behind

A cura di Alberto Rossi

The Last of Us Part I

Naughty Dog ha prestato un’attenzione encomiabile per quanto riguarda le funzioni di accessibilità di The Last of Us Part I, inserendo nel gioco non soltanto tutte le opzioni presenti in The Last of Us Part II, ma anche alcune completamente inedite e meritevoli di attenzioni. Infatti, grazie agli indiscutibili sforzi del team di sviluppo americano, il remake del primo capitolo delle avventure di Joel ed Ellie è interamente giocabile da quasi tutti i videogiocatori sparsi per il mondo, essendo estremamente godibile anche per tutti quegli utenti che soffrono di problemi di vista, di udito oppure di natura motoria. Tra le aggiunte nuove di zecca e meritevoli di attenzioni, non possiamo che citare la descrizione audio dei filmati, resa possibile grazie alla collaborazione diretta con Descriptive Video Works, o ancora la possibilità di riprodurre i dialoghi del gioco direttamente attraverso il controller DualSense di PS5. Difatti, grazie al feedback aptico del nuovo controller della console di Sony, i giocatori con problemi uditivi possono percepire il modo in cui vengono pronunciate le battute direttamente attraverso gli input inviati dal DualSense di PlayStation 5. Oltre a queste novità di spessore, praticamente inedite per l’industria dei videogiochi, Naughty Dog ha inserito in The Last of Us Parte I tre comode impostazioni predefinite che permettono agli utenti di poter configurare in modo molto semplice tutte le opzioni che riguardano l’accessibilità visiva, uditiva e motoria. Proprio come in The Last of Us Part II, anche in questo caso è possibile personalizzare il tutto in base alle proprie esigenze, modificando le dimensioni ed il colore dei sottotitoli, attivando il movimento e la navigazione assistita, rendendo invisibile il proprio personaggio oppure ancora disattivando totalmente gli enigmi presenti nel corso dell’esperienza di gioco.

Le funzioni di accessibilità di questa The Last of Us Part I consentono inoltre di poter rimappare completamente, in base alle proprie esigenze, tutti i comandi presenti sul DualSense, potendo scegliere se effettuare le azioni in gioco attraverso le pressioni ripetute dei tasti oppure tramite una singola pressione prolungata. Inoltre, il gioco consente di attivare alcuni aiuti che possono rivelarsi a dir poco preziosi per una specifica fetta di giocatori: l’ossigeno infinito, la protezione dalle cadute, la raccolta automatica degli oggetti presenti a terra oppure ancora l’utilizzo della mira automatica, così da rendere gli scontri con i nemici decisamente più agevoli e meno frustranti. Il team di sviluppo di Naughty Dog ha inserito anche la funzione d’ingrandimento schermo, che consente di zoomare su ogni parte dell’immagine utilizzando direttamente il touch pad del controller DualSense Playstation 5, oltre a consentire di poter regolare l’Intelligenza Artificiale sia dei nemici che degli alleati in base alle proprie necessità. Insomma, sì, come avete potuto capire da queste questi pochi esempi che vi abbiamo segnalato in questo paragrafo Naughty Dog ha lavorato duramente per rendere The Last of Us Parte I il più accessibile possibile, attraverso oltre sessanta funzioni di accessibilità che puntano a non lasciare indietro nessuno, indipendentemente dai propri handicap.

Il fascino dell’apocalisse

The Last of Us Part I

Affrontando a viso aperto il comparto tecnico di The Last of Us Part I su Playstation 5, diventa quasi disarmante constatare la mole di lavoro posta sul titolo da parte di Naughty Dog. Per rendersi conto di quanto The Last of US Part I sia migliorato nella sua nuova versione su Playstation 5 non basta semplicemente guardare uno dei numerosi video comparativi già presenti online, è necessario infatti vivere il videogioco, tastare con mano la qualità di quanto realizzato da Naughty Dog. Da questo punto di vista, The Last of Us Part I vale ogni centesimo sebbene quei giocatori che hanno già completato il gioco su Playstation 3 e Playstation 4 abbiano sicuramente meno motivi per tornarci ancora una volta, il titolo non si presenta infatti insieme alle varie rimasterizzazioni presenti e vive nel mercato videoludico ma arriva su Playstation 5 come un nuovo titolo al pari di un Demon’s Souls di BluePoint. In effetti la mole di lavoro di ristrutturazione investito in The Last of Us Part I su Playstation 5 è paragonabile a quello fatto da BluePoint con Demon’s Souls sebbene il soulslike di From Software sia targato 2007 e non 2013 versando inoltre, nella sua versione originale, in uno stato tecnico infinitamente più arretrato rispetto al The Last of Us proposto nel 2013. La scelta di portare The Last of Us Part I prima su Playstation 5 e poi su PC, con questi risultati, si traduce comunque in un vantaggio per tutti quei giocatori che vogliono assaporare per la prima volta il capolavoro di Naughty Dog oppure vogliono rispolverare per l’ennesima volta questa incredibile avventura. The Last of Us Part I propone infatti due modalità grafiche distinte, la prima è la modalità qualità che punta ad una risoluzione di 4K cercando di mantenere il frame-rate stabile sui 30-40FPS, la seconda è la modalità prestazioni che abbassa la risoluzione fino a 1080p mantenendo invece i 60FPS. Non vi sono particolari differenze in termini di resa grafica come effetti o dettagli tra le due modalità, è soltanto una questione rapporto tra risoluzione e frame-rate. The Last of Us Part I si avvicina ancora di più agli standard PC proponendo alcune opzioni grafiche anche nella versione Playstation 5, sarà infatti possibile rimuovere il motion blur, la grana pellicola e ridurre i movimenti della telecamera.

In conclusione, The Last of Us Part I su Playstation 5 è un’ottima cassa di risonanza per il capolavoro targato Naughty Dog, il lavoro svolto dallo sviluppatore americano è ancora una volta magistrale, la cura per questa opera non si ferma alle textures o alla risoluzione ma risuona in ogni fibra del suo gameplay andando a toccare effetti, gestione delle luci, impostazioni grafiche, e controlli facendo inoltre un’incredibile attenzione sulle opzioni di accessibilità. Proprio come la sua versione originale, The Last of Us Part I su Playstation 5 è quasi perfetto e comprende anche il DLC prequel Left Behind. Probabilmente la ciclicità ed il ritmo dell’avventura di Joel ed Ellie possono essere oggi un po’ pesanti da digerire per via dell’evoluzione in materia di level design e avremmo gradito qualche novità, qualche piccola chicca in questa nuova versione così come un’impalcatura ludica più vicina a The Last of Us Part II in termini di movimenti ed intelligenza artificiale ma, come già spiegato nel corpo della recensione, non stiamo parlando di un vero e proprio remake quanto più di un restauro e The Last of Us Part I ne esce in maniera sgargiante.

Si ringrazia l’incrollabile Alberto Rossi per il suo inestimabile contributo in materia di accessibilità.

 

Versione testata: PlayStation 5
Versioni disponibili: PlayStation 5 e PC (Prossimamente)

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Alessandro Di Liberto

Alessandro Di Liberto

Cresciuto a pane, Pink Floyd e videogames, Alessandro è il tipo di videogiocatore che riuscirebbe a far spuntare notifiche di obiettivi e trofei anche su un Sega Master System. Non esiste nel continente persona più adatta a rivelarvi tutti i segreti dei vostri titoli preferiti. Assicuratevi solo di portare con voi dei calendari di ricambio nel caso in cui gli chiediate di provare giochi che presentano instabilità nel multiplayer, bug e glitch.

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