L’arrivo di The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition su Nintendo Switch 2 è sulla carta quella classica promessa carica di memoria e aspettative. Skyrim non è soltanto un videogioco, ma un luogo sedimentato nell’immaginario collettivo, un open world che ha definito un’epoca e che continua a riaffiorare, generazione dopo generazione, come un punto di riferimento difficile da ignorare. Il passaggio su un hardware ibrido più moderno avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per una rilettura tecnica finalmente all’altezza, una sorta di riscatto definitivo dopo anni di compromessi: il risultato, tuttavia, restituisce un’esperienza contraddittoria e tecnicamente non accettabile, sospesa tra la forza intramontabile di un mondo divenuto cult e una realizzazione che fatica a giustificare la propria esistenza su una nuova piattaforma.
Tornare a Skyrim è sempre bello…

Tamriel conserva intatta la propria capacità di evocare un senso di vastità autentica: le montagne innevate, i villaggi battuti dal vento, le rovine sepolte sotto secoli di oblio. Tutto continua a funzionare come un catalizzatore narrativo silenzioso, dove Skyrim resta un mondo che non ha bisogno di essere spinto a raccontarsi: basta seguirne i sentieri, deviare da una missione principale, per imbattersi in frammenti di storie che si incastrano in modo quasi naturale. Questa forza strutturale non è stata scalfita dal tempo, e rappresenta ancora oggi il vero motivo per cui l’esperienza riesce a mantenere una presa emotiva così marcata.
Sul piano visivo, tuttavia, il primo impatto è meno convincente di quanto ci si potrebbe attendere. L’aumento della risoluzione e una maggiore pulizia dell’immagine sono percepibili, così come una gestione dell’illuminazione leggermente più solida rispetto al passato. Eppure, questi miglioramenti restano superficiali, incapaci di trasformarsi in un vero salto qualitativo. Le texture mostrano ancora limiti evidenti, i modelli poligonali denunciano l’età del progetto e la coerenza visiva complessiva viene spesso compromessa da una resa dinamica che fatica a sostenere l’ambizione del mondo rappresentato. Il risultato è un colpo d’occhio che alterna scorci suggestivi a momenti di evidente stanchezza tecnica.
Il nodo gordiano dell’esperienza giace nella gestione delle prestazioni: Skyrim Anniversary Edition su Switch 2 rimane ancorato a un frame rate di trenta fotogrammi al secondo – e, duole dirlo, nemmeno troppo stabili. Una scelta che, in una console di nuova generazione e abbastanza fresca di annuncio, pesa come un macigno. Non si tratta soltanto di una questione numerica, ma di percezione del tempo e dello spazio: i movimenti risultano meno reattivi di quanto l’hardware permetterebbe, la telecamera accompagna l’azione con una certa inerzia e il mondo, anziché scorrere con naturalezza, sembra talvolta opporre una resistenza invisibile. In un open world che fa dell’esplorazione il proprio cuore pulsante, questa sensazione di attrito mina la spontaneità dell’esperienza.
Un porting più problematico del previsto

A rendere la situazione ai limiti del drammatico ci pensa una latenza dei comandi che emerge con chiarezza anche in fasi di gioco non necessariamente concitate. Il ritardo tra input e risposta a schermo si manifesta con sufficiente frequenza da diventare un elemento strutturale dell’esperienza: e nei combattimenti, soprattutto quelli contro nemici più rapidi o imprevedibili, questa mancanza di immediatezza introduce una distanza fastidiosa tra intenzione e risultato. Il giocatore è costretto ad adattarsi, a rallentare, a prevedere anziché reagire, snaturando in parte il ritmo dell’azione.
Le migliorie promesse sul fronte dei caricamenti risultano effettivamente presenti, con tempi di attesa ridotti rispetto alle versioni precedenti. Tuttavia, si tratta di un beneficio il cui effetto sull’esperienza complessiva è a dir poco marginale. La rapidità nel passaggio tra le aree non compensa in alcun modo una fluidità generale che rimane decisamente al di sotto delle aspettative, né maschera la sensazione che il motore di gioco stia lavorando costantemente al limite di un equilibrio precario. Anche il nuovo control schema, pensato per offrire maggiore precisione, finisce per apparire un’aggiunta marginale ai limiti dell’inutile in un contesto che avrebbe richiesto interventi ben più profondi.
Dal punto di vista dei contenuti, Skyrim Anniversary Edition rimane una proposta monumentale. La presenza delle espansioni e dei contenuti aggiuntivi garantisce una longevità impressionante, capace ancora oggi di assorbire centinaia di ore. La libertà di costruire il proprio personaggio, di scegliere come affrontare missioni e conflitti, di perdersi in attività secondarie apparentemente minori continua a rappresentare uno degli apici del genere. Tuttavia, questa abbondanza rischia di diventare quasi un’arma a doppio taglio, perché mette ancora più in evidenza i limiti tecnici che accompagnano ogni fase dell’avventura.
Il sentimento che accompagna l’intera esperienza è quello di un’occasione solo parzialmente colta. Skyrim rimane Skyrim, con tutto il peso culturale e ludico che questo comporta, ma la versione per Switch 2 non riesce a staccarsi dall’idea di un porting conservativo, privo di quella visione necessaria a giustificarne la rilevanza su una nuova generazione di hardware. L’impressione è quella di trovarsi di fronte a una celebrazione formale più che a una reale rinascita tecnica, un’operazione che si affida quasi esclusivamente al valore intrinseco dell’opera originale.

In Conclusione
The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition, in questa nuova veste per Switch 2, continua in parte a funzionare grazie alla forza del proprio mondo e alla profondità della sua struttura, ma delude insindacabilmente sul piano tecnologico. I miglioramenti visivi e i caricamenti più rapidi non bastano a compensare un frame rate bloccato, una reattività insufficiente e una sensazione generale di rigidità che pesa sull’immersione. È un ritorno che sa di abitudine più che di necessità, capace a malapena di affascinare – figuriamoci di sorprendere – e che lascia l’amaro in bocca a chi sperava in una versione finalmente all’altezza del mito che porta con sé.
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Voto Game-eXperience
