Il colosso cinese di e-commerce Temu è di nuovo finito nell’occhio del ciclone in Europa, e l’accusa è molto pesante. Andiamo a scoprire qual è la causa delle nuove polemiche.
Gli acquisti online sono ormai una consuetudine per milioni, se non miliardi di persone sparse per il mondo intero, ed esistono tante piattaforme tramite le quali si può acquistare, così da poter ottenere ciò che si desidera. Temu è una delle pi+ note in assoluto e fa parte della cinese PDD Holdings, che è proprietario di Pinduoduo. Temu mette in contatto diretto i consumatori con produttori ed anche con i venditori, offrendo tantissimi prodotti.
Essa consegna in ogni angolo del mondo, ed uno dei suoi più grandi vantaggi è la vendita di prodotti a costo ridottissimo, che consente di acquistare materiale conveniente spendendo realmente poco. C’è anche il modello di vendita local-to-local, che permette pagamenti diretti tra venditori ed acquirenti negli stessi paesi, come Italia, USA, Spagna e Germania. Ancora una.volta, Temu è però finita sotto accusa da parte dell’Europa, e sta accadendo qualcosa di potenzialmente molto pericoloso per il futuro della piattaforma di e-commerce. Andiamo a scoprire qual è il problema.
Temu, l’accusa è di aver violato il Digital Service Art
Secondo quanto reso noto in questi giorni, Temu è finita sotto accusa da parte della Commissione Europea per una probabile violazione della Digital Service Act, abbreviata in DSA. Infatti, è stata accusata, nel mese di agosto, di aver venduto prodotti potenzialmente pericolosi, ed un’analisi interessante in tal senso è stata svolta sul sito web “Tomshw.it“, che ha parlato dei suddetti prodotti e della Digital Service Act. Quest’ultima è una legge europea che rende noti alcuni obblighi legali che riguardano le piattaforme di e-commerce, con l’obiettivo di proteggere i clienti dall’acquisto di contenuti dannosi o illegali.

Temu è già stata indagata tempo fa, ed è accusata di aver violato l’Articolo numero 34 del DSA. Infatti, secondo ciò che ha comunicato la UE, il gigante cinese non avrebbe valutato in maniera idonea la pericolosità di alcuni prodotti in vendita, oltre che aver violato anche l’Articolo 33, non avendo preso dei provvedimenti adeguati per evitare che venissero venduti dei prodotti pericolosi e non conformi alle normative europee.
Tra i prodotti a rischio ci sarebbero alcuni cosmetici, giochi per bambini, caschi da moto, uno sfollagente, degli scaldini elettrici, delle videocamere wireless, ma anche citofoni smart e molto altro. Tutto ciò non è risultato in linea con le normative.
