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Tanuki Justice | Recensione

Di certo molti tra voi provengono dalla mia stessa epoca videoludica. Un passato da molti ricordato, da altri utilizzato come fonte di ispirazione, da altri ancora nostalgicamente usato come metro di paragone per le release odierne.  Un errore in gran parte commesso da chi conosce poco del mercato attuale: realizzare videogiochi adesso è qualcosa di completamente diverso rispetto a soltanto 10 anni fa. Facilitazioni di vario genere, connessioni, smart working e soprattutto tools adatti hanno permesso ad un gran numero di sviluppatori di realizzare i loro sogni, le loro visioni, i loro progetti ficcati nel cassetto anni fa e mai toccati per mancanza di mezzi o possibilità. E’ il caso dello sviluppatore indipendente Wonderboy Bobi, già autore di Aggelos, altro titolo assai ispirato proprio alla saga targata Escape/SEGA da cui prende il nome. Se Aggelos restava saldamente ancorato ai binari di un classico Wonder Boy in Monster Land, con Tanuki Justice lo sviluppatore si è voluto cimentare in qualcosa di decisamente più frenetico ed arcade.

せいぎ! (JUSTICE!)

Come si crea la trama di un buon titolo arcade? E’ molto semplice: basta andare dritti al punto senza perdersi in troppi preamboli. Il che è esattamente ciò che Tanuki Justice fa: mondo in pericolo, un cattivone da eliminare, due eroi procioni ninja (!!) pronti a combattere. Non occorre altro per rendere apprezzabile un setting semplice ed efficace come il Giappone feudale rivisitato in chiave furry. Il gioco è de facto un run-and-gun o, se preferite, un Ninja Gaiden/Shinobi nelle sue prime incarnazioni e dal ritmo assai più frenetico. Lo sviluppatore non fa mistero del suo apprezzamento per lo stile grafico/sonoro di chiara derivazione SEGA 8-16 bit. Un orecchio attento riconoscerà chiaramente le tipiche sonorità del chip audio Master System, così come l’utilizzo di una particolare palette cromatica che richiama proprio i titoli più antichi della serie Wonder Boy.

Tanuki Justice

Parlando di gameplay, Tanuki Justice risulta ben concepito e ben realizzato. I due personaggi giocabili (co-op locale è sempre manna per gli amici in visita) dispongono di meccaniche semplici ed intuitive: doppio salto, shuriken scagliati in 8 direzioni, special distruttiva una volta caricata la barra a sufficienza. Non c’è altro e non deve esserci altro: le meccaniche di gameplay funzionano bene e si rivelano sorprendentemente divertenti. Quando ci si approccia a creare un titolo di questo genere è fondamentale un’ottima conoscenza del level design e del bilanciamento oculato della difficoltà. Su questo lato Tanuki Justice mostra un po’ il fianco, anche se fortunatamente non in modo costante e soprattutto in modo non eccessivamente penalizzante. Il level design è semplice, ben concepito: non “osa” in nessun modo particolare, ma segue costantemente strade rodate dai grandi classici del genere. Se questa caratteristica, da un lato, potrebbe indicare un difetto (come una mancanza di fantasia o di “effort” da parte del developer) dall’altro tiene il gioco su un binario ben definito e contribuisce ad incrementare il feeling nostalgico.

IL NINJA DI DIO

Purtroppo Tanuki Justice non porta con sé solo un bagaglio di cose buone, ma anche qualche difetto. Tutta la struttura del gioco è estremamente derivativa. Va bene seguire strade sicure e di efficacia comprovata, ma un pizzico di inventiva qui e là non guasta mai. Qualche piccola aggiunta al gameplay (livelli più numerosi, biforcazioni, una world map con qualche zona segreta) avrebbe giovato enormemente al prodotto finale. La difficoltà generale è settata su livelli abbastanza alti: anche a livello Normal ci aspetta una sfida abbastanza ardua, con l’asticella che si alza considerevolmente ai livelli di difficoltà successivi. Per quanto personalmente io possa apprezzare la sfida impegnativa, mettere un muro già così difficoltoso da scalare a livello Normal potrebbe scoraggiare giocatori meno esperti.

Tanuki Justice

Il titolo targato Wonderboy Bobi è curioso da esaminare, poiché molti dei suoi pregi rappresentano al tempo stesso anche i suoi difetti più eclatanti. Anche a livello grafico/sonoro è possibile ritrovare questa curiosa discrepanza: da un lato abbiamo sprites semplici con animazioni essenziali, palette di colori limitata ed utilizzata per imitare lo stile della console SEGA Master System. Dall’altro lato però le stesse scelte tendono a rivelarsi leggermente monotone man mano che si prosegue nella breve, brevissima avventura. Il comparto sonoro è probabilmente la parte più debole della produzione, con temi musicali semplici ma decisamente poco incisivi ed effetti sonori essenziali. Tanuki Justice si conferma come un titolo certamente meritevole di essere provato, un gioco classico senza troppe pretese e con qualche difetto, ma comunque un arcade divertente che punta a fare una sola cosa: divertire. E ci riesce, al netto di alcuni piccoli problemi.